Il monsone indiano devasta due Stati, e la scienza dice che sarà sempre peggio

Le conseguenze dei cambiamenti climatici si fanno sempre più drammatiche

[21 giugno 2013]

In India il monsone ha già lasciato la sua impronta. Le eccezionali piogge monsoniche che stanno colpendo il Paese hanno già fatto almeno 150 morti negli Stati dell’Uttarakhand e dell’Himachal Pradesh, ma il bilancio finale potrebbe essere terrificante: si parla di migliaia di dispersi. Ajay Chadha,  a capo dell’’Indo-Tibetan Border Police (Itbp) ha detto a The Indu  che ci sono «Migliaia di persone ancora isolate nello Stato montuoso dell’Uttarakhand,  le squadre di soccorso stanno concentrandosi sull’evacuazione delle persone isolate nelle giungle tra Kedarnath e Gaurikund e altre piattaforme  per gli elicotteri sono in costruzione».

L’Itb e  la National Disaster Response Force indiana hanno dato il via ad una colossale operazione di soccorso e stanno cercando di creare un piccolo eliporto a Rambada, vicino Kedarnath, per consentire agli elicotteri di atterrare e di evacuare le persone rimaste bloccate nei villaggi delle foreste. Altre squadre stanno cercando di ricostruire le strade spazzate via dai fiumi. L’esercito indiano sta cercando di creare un grande eliporto a Gaurikund, in grado di consentire l’atterraggio dei grandi elicotteri MI-17.

Secondo i funzionari indiani almeno 60.000 persone sono isolate nella sola regione di Uttaranchal, che è stata colpita da piogge torrenziali, inondazioni improvvise e bombe d’acqua.

A quanto pare quella che sembra una situazione eccezionale potrebbe diventare la normalità, almeno a leggere lo studio “Enhanced future variability during India’s rainy season” pubblicato proprio in questi giorni su Geophysical Research Letters.

Un team di ricercatori tedeschi del Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung, e dell’Istituto di fisica dell’università di  Potsdam, dice che «Giorno per giorno, le precipitazioni giornale  potrebbero diventare molto più variabile a causa di cambiamenti climatici, mettendo potenzialmente a rischio  milioni di contadini poveri e la produttività agricola del paese. Il monsone indiano è un sistema complesso che è destinato a cambiare in futuro con il global warming».

Le drammatiche inondazioni che stanno colpendo l’India dimostrano che è la natura stessa del tempo meteorologico, aiutato dallo sviluppo antropico ed infrastrutturale, a cambiare e i ricercatori tedeschi e i politici indiani si chiedono se è possibile affrontare questi cambiamenti dopo aver pesantemente modificato il contesto naturale in cui avvengono.

Il  Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung (Pik) spiega: «Le precipitazioni estreme, ad esempio, causano il rischio di inondazioni e il fallimento del raccolto. Le simulazioni al computer con una serie completa di 20 modelli climatici sull’odierno stato dell’arte, dimostrano costantemente che la variabilità giornaliera del monsone indiano potrebbe aumentare». E’ esattamente quel che sta accadendo da giorni nell’Uttarakhand e nell’Himachal Pradesh.

Anders Levermann, uno degli autori dello studio e co-presidente del settore di ricerca soluzioni sostenibili del Pik, evidenzia che «L’aumento della variabilità, si traduce in termini tecnici  in impatti potenzialmente gravi sulle persone che non possono permettersi altre perdite. Il fatto che tutti questi diversi modelli siano d’accordo è un messaggio chiaro che devono essere realizzate misure di adattamento». E’ proprio quello che non è stato fatto, come denunciano gli ambientalisti e molti giornali indiani.

Anche se le precipitazioni medie stagionali restano invariate, l’impatto del monsone potrebbe essere molto più devastante. Levermann sottolinea: «Concentrarsi sulla media non è sempre utile. Se le precipitazioni avvengono velocemente e sono seguite da un periodo di siccità, questo può essere devastante, anche se la media è normale. Ciò richiede il giusto tipo di misure di adattamento che rispecchino questa variabilità,  quali polizze di assicurazione intelligenti, per esempio».

La forte variazione delle precipitazioni tra il 13 e il  50% avviene all’interno di uno scenario nel quale i gas serra continuano ad aumentare incessantemente, ma i ricercatori avvertono che, anche se si riuscisse a mantenere il global warming entro un aumento di 2 gradi centigradi, «Ciò comporta il rischio di un’ulteriore variabilità giorno per giorno tra l’8 e il 24% al di sopra del livello pre-industriale». E  Levermann ribadisce: «Quindi limitare il global warming la chiave per ridurre la variabilità giornaliera del monsone, l’adattamento non può sostituirlo, ma piuttosto è complementare».

I ricercatori si sono concentrati sui 10 modelli più realistici, con un approccio prudenziale «In quanto questi dieci modelli producono tassi generalmente più bassi di cambiamento. Gli altri 10  modelli hanno mostrato tassi più alti di cambiamento». Arathy Menon, il principale autore dello studio, spiega: «Non si tratta di percentuali esatte. E’ un chiaro trend che trasmette un messaggio». Gli scienziati tedeschi hanno utilizzato l’ultimo insieme di modelli climatici, preparato per il quinto Assessement report dell’International panel on climate change (Ipcc) e tutti mostrano una maggiore variabilità del monsone.

Tenendo conto di tutti i 20 modelli, lo spread dei risultati diminuisce quando gli scienziati hanno esaminato i cambiamenti delle precipitazioni per ogni grado di global warming: «Il risultato coerente è che per ogni grado Celsius di riscaldamento sono da attendersi dal  4 al 12% di cambiamento nella variabilità delle precipitazioni monsoniche quotidiane in India. Per Menon, «Questo è un indicatore affidabile. Circa l’80% delle precipitazioni annuali in India si verificano durante la stagione dei monsoni da giugno a settembre. I fattori che possono perturbare la regolarità delle precipitazioni includono la capacità di trattenere più umidità dell’aria più calda, ma anche fenomeni più complessi come il raffreddamento dell’ atmosfera superiore che cambia la pressione e dunque i modelli della pioggia». E’ quello che stanno sperimentando sulla loro pelle gli sfortunati montanari indiani.