Il mostro in paradiso: il ciclone Pam distrugge Vanuatu e Tuvalu. Colpa del cambiamento climatico

Danni e vittime nei due piccoli Stati insulari del Pacifico. Cominciano ad arrivare i primi aiuti

[15 marzo 2015]

La World Conference on Disaster Risk Reduction dell’Onu è cominciata a Sendai, in Giappone, proprio mentre il ciclone Pam devastava Vanuatu e il Presidente di quel piccolo Stato insulare del Pacifico, Baldwin Lonsdale, si è trovato a non poter ritornare nel suo Paese insieme ai suoi più alti responsabili della gestione delle catastrofi ed ha dichiarato lo stato di emergenza dal Giappone. La delegazione delle Vanuatu aveva lasciato la capitale Port Vila qualche giorno prima convinta che la tempesta, si stesse dirigendo a sud-sud-est delle Isole Salomone, ma quando il presidente di Vanuatu è arrivato a Sendai Pam d si era trasformata in un ciclone di categoria 5 che procedeva in direzione sud-sud-ovest, proprio addosso alle Vanuatu.

Il problema è che, per colpa del cambiamento climatico, i modelli dell’attività ciclonica stanno diventando sempre più imprevedibili: in passato le Vanuatu erano state raramente colpite da cicloni a marzo, ma ngli ultimi anni è stata colpita da cicloni per tre volte di fila proprio a marzo. Intervistato con la voce rotta dal pianto da BBC World TV, Lonsdale era visibilmente terrorizzato da quel che sta subendo il suo piccolo popolo – povero ma felice – di 260.000 persone che vive nelle 65 isole sconvolte dal disastro naturale: « Pam è un ciclone mostruoso, è il peggiore che abbia mai colpito il nostro Paese. Siamo persone flessibili, che lavorano duro, ma questo è un fardello pesante da portare. Si tratta di una grave battuta d’arresto per i nostri piani per lo sviluppo del nostro Paese. Avremo bisogno di assistenza per soddisfare le esigenze umanitarie della popolazione. In centinaia hanno perso le loro case. Strade e ponti sono stati spazzati via. L’aeroporto è danneggiato. Le scuole e le strutture sanitarie dovranno essere ricostruite. Per molti versi, sarà come ricominciare da capo». Lonsdale e le associazioni umanitarie che lavorano a Vanuatu temono che perdite economiche ed umane saranno estremamente pesanti in tutto il Paese: a Port Vila sono danneggiate il 90% delle case, ma nelle altre isole interi villaggi sarebbero stati spazzati via da venti a 350 Km all’ora. La provincia meridionale di Tafea, vicino alla Nuova Caledonia, sarebbe stata devastata. Ma l’uragano ha fatto danni enormi anche negli atolli della minuscola Tuvalu, a 1.550 km a nord-est da Vanuatu e secondo il premier di quest’altro Stato insulare del Pacifico, Enele Sopoaga  quasi la metà degli 11.000 abitanti sarebbe stata danneggiata dal ciclone: «Il 45% della popolazione di Tuvalu, che abita in gran parte nelle isole non centrali, è stata colpita, gravemente colpita. Siamo preoccupati per il post-ciclone in termini di condizioni sanitarie e di approvvigionamento di cibo, medicinali ed acqua».

In questo minuscolo Paese di bassi atolli spersi nell’oceano sono state spazzate via dal mare le case e praticamente tutti i pochi appezzamenti agricoli e le autorità stanno tentando di inviare delle imbarcazioni nelle isole colpite per tentare di valutare i danni.

Pam ha fatto danni anche alle Isole Salomone ed a  Kiribati, ma in maniera minore, mentre nella collettività autonoma francese di oltremare della Nuova Caledonia Pam  non ha fatto danni.

Tornando a Vanuatu, dove secondo la Croce Rossa internazionale «La situazione è apocalittica»,  Shadrack Rubart Welegtabit, direttore del Vanuatu National Disaster Management Office, ha detto che «A causa della pioggia continua in tutto il Paese nei giorni scorsi, c’è un alto rischio di frane, come quella che ha colpito il villaggio di Puarante nel marzo scorso e ha ucciso 7 persone. Due settimane fa abbiamo avuto piogge molto pesanti che hanno causato inondazioni a Port Vila, dove le persone usavano le canoe per andare in giro, dato che le strade erano allagate. Il ciclone Pam avrà un notevole impatto sull’agricoltura e sulla popolazione ce dipende da colture come le noci di cocco e la kava».

L’aeroporto di Port-Vila ha riaperto parzialmente e fra poche ore dovrebbe essere in grado di accogliere volicommerciali, intanto è potuto atterrare un aereo australiano con a bordo generi alimentari e medicinali. Anche un aereo neozelandese ha portato cibo e da Nouméa, la capitale della Nuova Caledonia, sta per decollare un aereo francese carico di soccorsi. Australia, Nuova Zelanda e Francia stanno coordinando i soccorsi internazionali. La Gran Bretagna, ex potenza coloniale di Kiribati e Tuvalu e dell’area colpita da Pam, ha promesso2 milioni di sterline ( 2,8 milioni di euro) di aiuti; l’Unione europea un milione di euro; la Nuova Zelanda 730.000 dollari neozelandesi (695.000 euro), mentre l’Australia ha annunciato uno stanziamento di 5 milioni di dollari australiani (3,6 milioni di euro).

James Bule, ministro per i cambiamenti climatici e le catastrofi naturali di Tuvalu, ha detto alla conferenza Onu di Sendai: «Questo è certamente effetto del cambiamento nei modelli meteorologici degli ultimi anni. Attualmente a  Vanuatu è insolitamente caldo e umido per questo periodo dell’anno. Inoltre stiamo vedendo gli effetti dell’innalzamento del livello del mare, sotto forma di erosione costiera. A  Saratamata, un centro di governo sull’isola Ambae, nella provincia Penama, è stato costretto a spostarsi di 100 metri nell’entroterra per sfuggire all’innalzamento del mare. Inoltre, il paese è soggetto a terremoti e ha cinque vulcani attivi».