Il negazionismo climatico è di destra

Nazionalisti di destra e multinazionali fossili uniti nel non considerare importante il cambiamento climatico

[22 agosto 2018]

Un team internazionale di ricercatori guidato dalla svedese Chalmers tekniska högskola (Chalmers University of Technology) ha costituito la prima rete mondiale di ricerca sul negazionismo climatico basandosi sul recente studioCool dudes in Norway: climate change denial among conservative Norwegian men” pubblicato su Environmental Sociology, che dimostra i collegamenti tra conservatorismo, xenofobia e negazionismo climatico: la rete studierà come la crescita del nazionalismo di destra in Europa abbia contribuito a un aumento della negazione del cambiamento climatico.

Gli scienziati evidenziano che «la consapevolezza scientifica dell’effetto serra e dell’influenza umana sul clima esiste da oltre tre decenni. Durante gli anni ’80, ci fu un forte movimento ambientalista e un consenso politico sulla questione, ma negli ultimi anni, il negazionismo climatico-  che nega che i cambiamenti climatici sono dovuti all’influenza antropica sull’ambiente – è aumentato».

Il leader del team internazionale di ricerca, Martin Hultman, che insegna scienze, tecnologia e studi ambientali alla Chalmers. Sottolinea che «su questo tema hanno unito le forze due gruppi potenti: l’industria estrattiva e i nazionalisti di destra, una combinazione che ha portato il dibattito attuale a un livello molto più drammatico di prima, mentre la nostra finestra di opportunità sta chiudendosi.

La ricerca avviata si chiama “Why don’t we take climate change seriously? A study of climate change denial” ed  esaminerà le idee e gli interessi alla base de negazionismo climatico con particolare attenzione al nazionalismo di destra, alle industrie estrattive e ai thin ktank conservatori. »L’obiettivo è quello di aumentare la comprensione del negazionismo climatico e della sua influenza sul processo decisionale politico, ma anche di sensibilizzare l’opinione pubblica, i potenti, gli istituti di ricerca e l’industria», spiagano i ricercatori..

I legami del nazionalismo di destra con il negazionismo climatico sono un argomento relativamente poco on affrontato, ma gli studi  di Hultman  e dei suoi colleghi di ricerca «Mostrano le connessioni tra conservatorismo, xenofobia e negazionismo climatico» in Norvegia e Hultman  ricorda che «Molti dei Partiti nazionalisti di destra in Europa ora negano che il cambiamento climatico sia una delle questioni più importanti. Questi partiti stanno diventando sempre più importanti, lo vediamo in Danimarca e Norvegia, in Gran Bretagna con l’Ukip e con il Front National in Francia, ma anche in Svezia, con i sospetti dei Democratici svedesi verso l’SMHI (Istituto meteorologico e idrologico svedese), l’approvazione dell’Accordo di Parigi e delle leggi sul clima e nella valutazione del negazionista climatico Václav Klaus come un eroe che lotta per la libertà, E il principale esempio è l’amministrazione Trump negli Stati Uniti».

Il nuovo progetto di ricerca  creerà il Centre for Studies of Climate Change Denialism (CEFORCED), una piattaforma collaborativa internazionale unica per la ricerca sul negazionismo climatico che collegherà circa 40 tra i maggiori esperti scientifici del mondo del settore e avvierà confronti internazionali. La piattaforma si basa sulla prima Conference on climate change denial che Hultman e Riley Dunlap dell’Oklahoma State University hanno organizzato nell’ottobre 2016. «Grazie a questa piattaforma internazionale, potremo indagare su come nascono e si diffondono le argomentazioni sul negazionismo climatico e vedere le differenze e le somiglianze nei n diversi contesti culturali», spiega ancora Hultman.

Il progetto si basa soprattutto  una visione ampia e interdisciplinare della negazionismo climatico che mette insieme geopolitica, psicologia ambientale, la storia della tecnologia, sociologia ambientale, ricerca di genere, storia ambientale, politica energetica, umanesimo ambientale e tecnologia e scienza. «Non respingiamo il negazionismo climatico  come qualcosa di limitato, ad esempio, a uomini potenti e anziani con forti legami con l’industria dei combustibili fossili, anche se tali gruppi organizzati svolgono ruoli importanti – dicono i ricercatori – La conoscenza del cambiamento climatico e delle sue cause risale a molto tempo fa, quindi, in primo luogo, dobbiamo anche capire il tipo di reazioni e smentite quotidiane che spiegano perché non prendiamo sul serio l’effetto serra, anche quando ne vediamo le conseguenze davanti ai nostri occhi».

Secondo Hultman, «ci sono forti ragioni per la prevalenza del negazionismo climatico e sul perché può essere così difficile prendere in considerazione le implicazioni della scienza climatica. Circa l’80% di tutta l’energia comprata e venduta nel mondo sono petrolio, carbone o gas: l’economia mondiale sfrutta questo tipo di energia che allo stesso tempo sta distruggendo il nostro habitat, il che rende problematiche le scoperte della scienza climatica, perché significa che molti in Svezia – e in altri Paesi che usano queste risorse per mantenere il loro stile di vita – devono cambiare il loro stile di vita  e molte delle imprese più potenti del mondo dovranno cambiare i loro modelli di business. uno stile di vita più rispettoso del clima coinvolge molto di ciò che molti di noi tengono caro, ad esempio, più tempo per socializzare, più contatto con la natura, una salute migliore e meno stress».