Il M5S chiama in causa Letta e rilancia: 100% di energia rinnovabile nel 2050

Il nuovo pacchetto clima-energia 2030 dell’Ue non convince gli ambientalisti

Legambiente: «I target necessari sono -55% di emissioni, - 40% di consumo energetico, +45% di energia rinnovabile»

[22 gennaio 2014]

Nonostante la commissaria Ue all’Azione climatica Connie Hedegaard canti vittoria per l’adozione del Libro bianco sul clima e l’energia al 2030, Monica Frassoni, presidente della European Alliance to Save Energy dice che «è una giornata triste per l’Europa. E’ fallito miseramente il tentativo del Presidente Barroso di lasciare un’eredità verde alla fine dei suoi due mandati. Al momento abbiamo un paradigma energetico che sperpera miliardi di euro fuori dall’Europa invece di investirli nel risparmio energetico e offrire posti di lavoro non delocalizzabili a cittadini europei. Il Libro Bianco presentato oggi poteva essere un’opportunità per riparare questa situazione creando un quadro legislativo per l’energia e l’ambiente che punti sui settori più promettenti. Al contrario, la Commissione ha ceduto alle insistenti lobby dei grandi distributori energetici e dell’industria energivora: il risultato è un disastro sia per l’ambiente sia per la competitività europea».

Il giudizio non è positivo nemmeno per Harry Verhaar, manager per gli affari pubblici e governativi globali di Philips, che ha dichiarato: «La proposta odierna delude ogni aspettativa delle aziende europee di avere un quadro legislativo solido per gli investimenti e l’innovazione in Europa. La mancanza di un obiettivo vincolante per l’efficienza energetica è particolarmente deludente e spero che venga riconsiderato nei prossimi mesi, in occasione della revisione della Direttiva sull’Efficienza Energetica. La classe politica europea deve capire che l’Europa non primeggerà mai per il basso costo dell’energia, ma deve essere leader nel campo del risparmio energetico. L’efficienza energetica è cruciale per aumentare la competitività dell’Europa e renderla indipendente dalle importazioni di energia, ciò stimolando l’innovazione dei prodotti e dei servizi con i quali siamo competitivi sul mercato globale».

L’associazione nazionale energia del vento, l’Anev, prende invece atto dei  target vincolanti di riduzione del 40% della CO2 e del 27% delle rinnovabili a livello europeo per il 2030 e «accoglie positivamente questo traguardo, seppur poco ambizioso e intermedio rispetto a quanto auspicato. Ci si aspettava almeno un 55% come target di riduzione, la riforma del sistema dell’Emission Trading, il 45% di Fer (fonti di energie rinnovabili, ndr) in più e l’inserimento di vincoli per le Rinnovabili nei singoli Stati membri». Anev ricorda quanto affermato da presidente della Commissione Ue Barroso su economia low carbon e sul 27% di energie rinnovabili come un importante segnale di stabilità per gli investitori che «Stimola l’occupazione verde e rende più sicure le nostre forniture energetiche» e dice di aspettarsi che «Il Governo si impegni finalmente a rimuovere gli ostacoli, posti al settore rinnovabili e all’eolico in particolare, che con gli ultimi provvedimenti stanno aumentando e che vincolano lo sviluppo delle rinnovabili più efficienti, strumento indispensabile per raggiungere gli obiettivi posti dalla Commissione Europea. L’eolico rappresenta oggi un settore con oltre 30.000 addetti, in grado di creare tecnologia ed esportarla, all’avanguardia in servizi e componentistica per l’eolico a livello europeo e capace soprattutto di creare energia pulita. Tutto questo rischia di essere compromesso da provvedimenti poco lungimiranti, penalizzanti per le aziende del settore che, già in declino, rischiano il fallimento. Si tenga conto degli obiettivi imposti dalla Commissione europea e si promuovano con i dovuti strumenti settori promettenti ed efficienti come quello eolico».

Ancora più critica la posizione della più grande associazione ambientalista italiana. Per Legambiente «il libro bianco Clima-Energia 2030 adottato oggi dalla Commissione europea rappresenta una preoccupante e pericolosa retromarcia rispetto agli impegni assunti finora dall’Europa per contenere il riscaldamento globale sotto i 2°C. Gli obiettivi comunitari al 2030 proposti oggi – 40% di riduzione delle emissioni di CO2 e l’aumento non vincolante per gli Stati membri al 27% di rinnovabili – purtroppo non consentono all’Europa di mettere in campo una forte e coerente azione climatica in grado di invertire la rotta». Il presidente del Cigno Verde, Vittorio Cogliati Dezza, spiega: «Per contenere il surriscaldamento sotto i 2°C ed evitare la catastrofe climatica, l’Unione europea deve impegnarsi a ridurre almeno del 55% le emissioni interne entro il 2030 e contemporaneamente impegnarsi a raggiungere il 45% di energia rinnovabile e tagliare il consumo di energia del 40% per portare avanti una reale transizione verso un sistema energetico a zero emissioni di carbonio. Sono obiettivi che il nostro governo deve sostenere con forza per giocare da protagonista l’importante ruolo che è chiamato a svolgere nei prossimi mesi, a partire dal Consiglio Europeo del prossimo 21 marzo, e soprattutto con il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea».

Legambiente solleva un problema che ben conoscono anche i lettori di greenreport.it: gli obiettivi climatici ed energetici dell’Ue, pur ambiziosi, non sono in linea con la traiettoria di riduzione delle emissioni di gas-serra di almeno il 95% al 2050 (e nemmeno con l’80% approvato dal G20), in grado di contribuire a contenere il global warming  sotto i 2°C. «Abbiamo tutti gli strumenti e ancora tempo per farlo – dicono gli ambientalisti – , mentre ci stiamo avventurando verso un surriscaldamento del pianeta di oltre 4°C con scenari apocalittici. Serve un’inversione di rotta come evidenzia il nuovo rapporto dell’Ipcc. Gli scienziati del panel intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici avvertono che non è più possibile continuare su questa strada». Per Legambiente «Servono obiettivi legalmente vincolanti sia per la riduzione delle emissioni di gas serra, che per le rinnovabili e l’efficienza energeticaIl solo obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni di gas serra non è sufficiente a stimolare i necessari investimenti per le rinnovabili e l’efficienza energetica. Per raggiungere gli obiettivi climatici europei è indispensabile una forte trasformazione del sistema energetico con una significativa riduzione dell’uso di energia e una forte espansione delle fonti rinnovabili. Questi tre obiettivi centrali della politica energetica europea sono complementari e non possono essere sottoposti a compromessi politici di basso profilo che ne limitino l’efficacia».

Come evidenzia il rapporto sulla competitività dell’economia europea presentato oggi dalla Commissione Ue insieme al libro bianco Clima-Energia 2030, il processo verso un’economia Ue  low carbon può creare nuove opportunità economiche ed occupazionali e di pulite, «una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire – conclude Cogliati Dezza – e rispetto alla quale la posizione assunta dal Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, che insieme ai suoi colleghi tedesco, inglese e francese ha chiesto formalmente che l’Unione europea di fissare al 40% il taglio delle emissioni di gas climalteranti entro il 2030, ci pare un importante e positivo passo avanti. Mentre ci auguriamo che il ministro per lo sviluppo economico Flavio Zanonato riveda, in base a quanto accade realmente, il suo punto di vista rispetto alla perdita di competitività delle imprese che egli attribuisce agli obiettivi sulle rinnovabili e sulla riduzione di CO2».

Anche secondo l’esponente di Green Italia Francesco Ferrante «delude il libro bianco Clima-Energia 2030 adottato oggi dalla Commissione europea. Tajani svolge evidentemente un ruolo di retroguardia.  L’obiettivo del 27% di energia da produrre con fonti rinnovabili  fissato solo per l’Europa nel suo complesso ma non vincolante per i singoli paesi membri è una scelta sbagliata  e chiaramente dettata dalla volontà di qualche stato di rallentare sulla strada che porta agli obiettivi prefissati. E a metter mano al freno ha concorso anche il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani, che mai ha dimostrato di volere per l’Europa una politica di convinto sostegno alle energie rinnovabili. Questa è un’ Europa che gioca in retroguardia, e che sul piano internazionale si condanna a giocare un ruolo non da protagonista.Occorre una posizione meno prudente e maggiormente unitaria, sulla scorta di quanto ha fatto il ministro dell’Ambiente italiano Orlando insieme ai suoi colleghi tedesco, inglese e francese, con la  richiesta formale  affinchè l’Unione europea fissi non solo al 40% il taglio delle emissioni di gas climalteranti entro il 2030 ma anche obiettivi vincolanti su rinnovabili e efficienza. Nella consapevolezza che anche  all’interno del Governo le posizioni divergono non poco sull’argomento, con il fronte di chi rema contro e sensibile ai richiami di Confindustria capeggiato dal Ministro dello Sviluppo economico Zanonato, ci auguriamo che il Ministro Orlando convinca l’esecutivo  governo a sposare la sua posizione, perchè l’Italia si batta in sede di Consiglio europeo, il quale dovrà esprimersi su questa deludente proposta della commissione».

Partendo da questo quadro della situazione alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle al Senato italiano rilanciano presentando un’interpellanza urgente al premier Enrico Letta  nella quale si prende spunto  dagli obiettivi vincolanti al 2030 per incrementare l’efficienza energetica, lo sviluppo delle fonti rinnovabile e la riduzione delle emissioni dell’Ue per ricordagli le divisione interne tra i ministeri dello Sviluppo e dell’Ambiente. I firmatari chiedono a Letta di «chiarire con urgenza l’indirizzo del Governo su questo argomento, esprimendo una posizione in ambito europeo che non favorisca i soliti noti ma una Svolta verso la transizione energetica, anche in vista della presidenza italiana nel semestre europeo. Diversamente, anche all’indirizzo della Commissione europea appena indicato da Barroso, il Governo Italiano deve spingere, schierarsi in maniera chiara al fine di cogliere i benefici che la sfida del cambiamento climatico e la transizione energetica ci pone. Ormai le rinnovabili in Italia rappresentano il 38,5% della produzione nazionale di energia elettrica. Una quantità che contribuisce significativamente alla riduzione della dipendenza energetica, superiore all’80% con un costo di 60miliardi di euro, e ai costi di approvvigionamento sulla bilancia dei pagamenti, che incidono direttamente sulla bolletta dei cittadini italiani. Se il Governo non tiene conto di questi aspetti, vorrà dire che non vuole interessarsi delle oltre 102.000  imprese dei settori coinvolti nella filiera delle rinnovabili, e delle oltre 350.000 aziende che investono in risparmio energetico ed energia pulita. Risultati che potrebbero essere rafforzati secondo il report prodotto dalla stessa Commissione europea e pubblicato dal “Guardian”, secondo cui un obiettivo vincolante sulle rinnovabili al 2030 produrrebbe oltre mezzo milione di posti di lavoro in più rispetto allo scenario che si verificherebbe qualora la Ue si accontentasse di un obiettivo unico per la riduzione delle emissioni».

Inoltre, chiudono gli esponenti pentastellati, «è fondamentale che nella discussione vengano tenuti in forte considerazioni anche gli argomenti fino ad ora trascurati. Non possiamo parlare di clima ed energia se non teniamo conto dei costi sull’esternalità che i processi produttivi di energia determinano sull’ambiente e sulla salute. Non è più tollerabile che chi crea profitto inquinando non paghi le conseguenze dei danni che si manifestano sulla collettività. Al fine di sostenere questi argomenti nella discussione sul clima, sulla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini il  M5S è impegnato nel lavoro quotidiano per raggiungere un obiettivo molto più ambizioso di quello europeo: il 100% di energia rinnovabile al 2050. Crediamo che una coscienza ecologica sia necessaria per garantire un futuro alle prossime generazioni che rischiano di ricevere un pianeta compromesso e inquinato dalle lobbies delle fossili».