Il paradosso del cambiamento climatico: secondo gennaio più caldo e record del ghiaccio marino

Ma i negazionisti climatici subiscono un altro duro colpo

[20 febbraio 2015]

Il rapporto State of the Climate: Global Analysis for January 2015 appena pubblicato dal National Climatic Data Center della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) Usa dice che nel gennaio 2015 la temperatura globale media sulla superficie delle terre emerse e degli oceani è stata di 0,77° C al di sopra della media del XX secolo di 12,0° C, la seconda più alta dopo il gennaio 2007 da quando sono iniziate le registrazioni dei dati nel 1.800. Nel gennaio 2007 le temperature medie globali furono 0,86° C sopra la media.

La temperatura media sulle terre emerse è stata di ben 1,43° C superiore alla media, anche in questo caso inferiore solo al 2007, l’emisfero nord ha registrato il terzo gennaio più caldo, mentre l’emisfero meridionale ha avuto il suo 19esimo gennaio più caldo per le temperature a terra in 136 anni di dati.

Nel mondo sono state osservate temperature più calde della media in gran parte dell’Europa, nel centro dell’Asia orientale, nelle aree occidentali del Nord America e nel sud del Nord America e fino all’America Centrale ed al Sud America nord-orientale.

Secondo il rapporto Noaa, in alcune aree nel sud della Siberia e dell’Estremo Oriente della Russia  ci sono state temperature medie mensili di 5° C  in più del periodo di riferimento 1981-2010. Mentre temperature più fresche della media si sono registrate nell’Australia settentrionale, nel Canada orientale e piccole regioni del dell’America del Nord meridionale. Un’area del Northern Territory in Australia a gennaio è stata molto al di sotto della media mensile ed è stato l’unico territorio a presentare questa anomalia così marcata.

La Global Analysis for January 2015  segnala le situazioni più eclatanti: In Cina il gennaio 2015 è stato il più caldo dal 1961, quando la Repubblica popolare ha iniziato a registrare i dati delle temperature, ben 1,,9° C sopra la media 1981-2010. L’Austria ha avuto il suo 17esimo gennaio più caldo in  248 anni di dati, con 2,7° C (al di sopra della media 1981-2010, l’est del Paese alpino ha raggiunto fino a + 3,8° C  sopra la media. In Norvegia la temperatura media è stata di 2,6° C sopra la media 1961-1990 ed alcune regioni orientali hanno registrato temperature di 5 – 7° C  superiori alla media. In Europa solo in Spagna gennaio è stato più fresco della media con una temperatura di 0,4° C al d sotto di quelle del periodo 1981-2010.

Per quanto riguarda gli oceani, i dati Noaa dimostrano che l’anomalia della temperatura media a livello globale a gennaio è stata di + 0,53° C, il terzo dato più alto mai registrato in 136 anni di raccolta dati. Nel 1998, nel mezzo di un forte El Niño, gennaio aveva avuto una temperatura dell’oceano globale record a + 0,56° C, mentre il 2010, sempre con El Niño in piena attività, risulta ancora il secondo gennaio più caldo.

Il rapporto Noaa fa notare che «Nel mese di gennaio 2015, per il 33esimo mese consecutivo, persistevano condizioni di ENSO (El Niño-Southern Oscillation, ndr) neutro nella parte orientale e centrale equatoriale dell’Oceano Pacifico». Secondo il Climate Prediction Center Noaa, «Agli inizi del febbraio 2015 vi è una probabilità circa il 50 – 60% di un debole El Niño nel tardo inverno primavera dell’emisfero settentrionale, con condizioni neutre leggermente favorite in seguito».

Nel gennaio 2015, sono stati osservati record di caldo in parte del Golfo di Alaska, del Pacifico orientale al largo della costa degli Stati Uniti, in regioni del Pacifico equatoriale occidentale e nelle acque del Pacifico ad est dell’Australia, in ampie zone dell’Atlantico occidentale e in alcune isolate regioni dell’Atlantico orientale vicino alla costa africana sud-occidentale, più caldi della media anche i mari a nord-est dell’Islanda e soprattutto del nord Europa.  Invece alcune aree  del sud-est del Pacifico, l’Oceano Meridionale  vicino alla punta del Sud America e parte dell’Oceano Atlantico tra il Canada e l’Europa sono stati molto più fresco della media, portando al record di superficie di mare coperto di ghiaccio invernale nell’Artico.

Però il rapporto Noaa evidenzia che, mettendo insieme le temperature del mare a livello del mare a gennaio, dato che molte aree erano molto più calde rispetto alla media, c’è stato il record delle temperature superficiali del mare per l’emisfero settentrionale, superando di 0,06 ° C  i precedenti record del 1998, 2007, e 2010.

Ma allora perché se gli oceani del mondo, e in particolare quelli dell’emisfero nord, si scaldano come non mai, a gennaio c’è stato il record della superficie di Oceano Polare Artico  occupata dal ghiaccio, ben 890.000 miglia quadrate e il 44,6% al di sopra della media 1981-2010? Perché l’estensione dei ghiacci marini artici ha superato il precedente record del  2008 di + 220.000 miglia quadrate? Eppure secondo i dati Noaa analizzati dal Rutgers Global Snow Lab,  il manto nevoso nell’emisfero settentrionale a gennaio si estendeva su 170.000 miglia quadrate, al di sotto della media 1981-2010 e al 22esimo posto per estensione di manto nevoso nell’emisfero settentrionale in 49 anni.

I negazionisti climatici farebbero male a cantar vittoria, perché i dati dimostrano che hanno torto marcio

Come aveva già detto lo scorso ottobre Claire Parkinson, una scienziata del Goddard Space Flight Center della Nasa, quando il ghiaccio marino antartico stabilì il suo primo record, il ragionamento è controintuitivo e bisogna guardare il quadro di insieme: «Il pianeta nel suo complesso sta facendo quello che ci si aspettava in termini di riscaldamento Il ghiaccio marino nel suo complesso è in calo come previsto, ma proprio come con il riscaldamento globale, non ogni località il ghiaccio marino avrà un trend al ribasso nell’estensione del ghiaccio».

Se si fa un passo indietro e si guarda al pianeta nel suo insieme, anche il rapporto Noaa sulle temperature di gennaio 2015 mostra che l’Artico sta rapidamente perdendo la sua copertura di ghiaccio marino e che, mentre Artide ed Antartide, Polo Nord e Polo Sud, hanno apparentemente traiettorie diverse, la perdita complessiva di ghiaccio marino è maggiore del guadagno temporaneo.

Il bollente gennaio del 2015 è una cattiva notizia per gli orsi polari e probabilmente anche per gli esseri umani.