Il piano energetico del Giappone per dimenticare Fukushima… e ritornare al nucleare

Via libera anche alla ricerca di idrati di metano in mare

[27 febbraio 2014]

L’ex primo ministro del Giappone  Naoto Kan ha criticato la bozza di piano energetico generale presentata dal governo del Partito Liberal-democratico e del New Komeito, che  propone di aumentare l’utilizzo di energia nucleare. Parlando ad una riunione del sottocomitato della Camera  bassa,  Kan ha detto che il documento punta a far credere che si voglia ridurre la dipendenza del Giappone dall’energia nucleare, ma invece il governo del premier Shinzo Abe punta a fare l’esatto contrario.

Il ministro dell’industria Toshimitsu Motegi  ha ribattuto che «Il progetto è equilibrato e pratico». Ma Kan ha avuto gioco facile nel sottolineare che «Il sostegno al riciclaggio del combustibile nucleare nel progetto dimostra che il governo non ha imparato nulla dall’incidente della centrale nucleare di Fukushima Daiichi».

Dopo la riunione, Kan ha ricordato ai giornalisti che la sua amministrazione guidata dal  Partito Democratico (Dpj) aveva abbandonato la politica energetica filo-nucleare d e di avere il rimorso di «Non aver dubitato  della sicurezza degli impianti nucleari fino a quando non è avvenuto l’incidente di Fukushima» Poi ha accusato il governo di centro-destra di Abe di  «Voler provare a portare indietro l’orologio della politica energetica nucleare a rima del marzo 2011».

E’ difficile dar torto a Kan: il 25 febbraio il governo giapponese ha presentato la relazione finale sull’energia  nella quale si afferma che i reattori nucleari che soddisfano gli standard di sicurezza stabiliti dall’autorità di regolamentazione nucleare dovrebbero riprendere subito l’attività .

EnergyMarketPrice analizza le proposte del governo Abe e spiega che «Il piano energetico del Paese per i prossimi 20 anni sottolinea l importanza dell’energia nucleare come fonte di base, accanto al carbone , all’idroelettrico e alle altre rinnovabili».  Inoltre, a  medio e lungo termine, il piano non prevede degli obiettivi per il mix energetico giapponese.

Secondo il piano, evidenzia EnergyMarketPrice, «Il Giappone non dovrebbe dipendere cosi tanto dal Gnl  che è troppo costoso, quindi il paese dovrebbe diversificare le fonti energetiche per poter ridurre i costi ». Il Gas naturale liquefatto e il gas di petrolio liquefatto (Gpl)  sono considerati dal Piano come «Un carico intermedio per aumentare l’energia da fonti del carico di base».

Il Giappone è il più grande importatore di Gnl del mondo e lo paga a prezzi molto alti, «Soprattutto perché – spiega  EnergyMarketPrice  – le sue acquisizioni di Gnl dipendono principalmente dai prezzi del petrolio greggio». Inoltre, il piano vuole porre fine ai limiti di destinazione dei contratti Gnl, basandosi sui prezzi Free on board (Fob) ed avendo come obiettivo quello di una maggiore flessibilità per agevolare la cooperazione tra gli acquirenti di Gnl in Giappone e quelli all’estero.

C’è anche un’altra cosa che farà preoccupare gli ambientalisti : il piano di Abe favorisce l’esplorazione degli idrati di metano al largo delle coste del Giappone, una ricerca che presenta altissimi rischi per le possibili emissioni di sostanza fortemente climalteranti.