L'economia globale migliora, ma restano le ineguaglianze e molti Paesi sono esclusi dalla crescita

Il Pil mondiale aumenta del 3,2% ma le riduzioni delle emissioni di gas serra sono troppo lente

Di questo passo serviranno ancora 55 anni prima che le rinnovabili raggiungano il 50% della potenza installata in totale nel mondo, troppo tardi per rispettare l'Accordo sul clima di Parigi

[21 maggio 2018]

Il nuovo rapporto dell’Onu “World Economic Situation and Prospects 2018 – Update as of mid-2018” di mostra che, mentre le prospettive a breve termine per l’economia mondiale stanno migliorando, con il prodotto lordo mondiale previsto in aumento del 3,2% sia nel 2018 che nel 2019, «la moltiplicazione delle tensioni commerciali, l’incertezza riguardo alla politica monetaria, i livelli di debito più elevati e l’aumento delle tensioni geopolitiche sono in grado di ostacolare i progressi previsti». A questo si aggiunge che «deve essere fatto molto di più per scongiurare una grave recessione economica legata al cambiamento climatico incontrollato».

Presentando il rapporto, il vice segretario generale dell’Onu responsabile per lo sviluppo economico, Elliot Harris, ha detto che «la revisione al rialzo delle previsioni per l’economia mondiale è una notizia positiva che permetterà di fare dei progressi considerevoli per realizzare gli obiettivi dello sviluppo sostenibile. Ma queste prospettive economiche devono tuttavia essere accolte con precauzione. E’ urgente affrontare un certo numero di sfide politiche, in particolare le minacce per il sistema commerciale multilaterale, le forti ineguaglianze e la rinnovata crescita delle emissioni di carbonio». Infatti, lo studio del Department of economic and social affairs dell’Onu segnala  un aumento dell’1,4% delle emissioni di CO2 legate all’energia, «a causa di una combinazione di crescita economica accelerata, combustibili fossili relativamente poco costosi e sforzi per l’efficienza energetica deboli».

Gli autori del rapporto sottolineano che «recenti evidenze mostrano progressi nel disaccoppiamento tra la crescita delle emissioni e la crescita del Pil in alcune economie sviluppate, ma è ancora manifestamente insufficiente. Il tasso dei progressi globali dell’efficienza energetica dal 2015 è rallentato, raggiungendo l’1,7% nel 2017, metà del tasso richiesto per rimanere in linea con l’Accordo di Parigi». Infatti, migliorare l’efficienza energetica e realizzare un passaggio radicale verso mercati mondiali low carbon è parte integrante degli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi, che punta a mantenere l’aumento globale delle temperature al di sotto dei 2 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali e il più vicino possibile ai +1,5 °C.

Gli autori del rapporto affermano che «possono essere adottate diverse misure per riallineare notevolmente il tasso di aumento dell’efficienza energetica con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Tra queste la riforma dei sussidi e delle tasse sui combustibili fossili, l’impiego di tecnologie per le energie rinnovabili e la riduzione del costo della produzione di energia rinnovabile».

Il nuovo aumento di emissioni di gas serra di origine antropica coincidono con il 2016 e il 2017, che sono stati i due anni più caldi mai registrati e il rapporto avverte che «l’aumento della temperatura media globale potrebbe tradursi in una crescita più lenta della produzione pro-capite nei Paesi con una temperatura media elevata, la maggior parte dei quali sono Paesi a basso reddito». I settori più a rischio per le perturbazioni di un clima imprevedibile sono la produzione agricola, la produttività del lavoro, l’industria dipendente dalle condizioni meteorologiche, l’accumulazione di capitale e la salute umana. Al Department of economic and social affairs dell’Onu ricordano che «climi più caldi creano mutevoli cambiamenti delle precipitazioni, innalzamento del livello del mare e una maggiore frequenza di eventi meteorologici  stremi», fenomeni che possono cambiare la fertilità dei terreni agricoli, mettere in pericolo i piccoli Stati insulari in via di sviluppo e minacciare i grandi centri abitati.

Secondo il  rapporto «una riforma della politica sui combustibili fossili potrebbe far aumentare il tasso dell’efficienza energetica. Inoltre, è fondamentale l’utilizzo di nuove tecnologie come l’eolico,  i veicoli elettrici e le batterie per lo stoccaggio di energia».

Nel 2017, le energie rinnovabili rappresentavano il 61% netto della nuova potenza installata, con il solare che da solo copriva il 38%. E i costi in calo per l’energia solare ed eolica hanno sostenuto la redditività economica di diversi progetti di energia rinnovabile. Ma l’United Nations environment programme (Unep) conclude: «Anche con la capacità appena installata, l’energia rinnovabile oggi rappresenta solo il 19% della potenza installata e il 12,1% della produzione di energia elettrica in tutto il mondo. Con l’attuale tasso di cambiamento, il ritmo della transizione energetica impiegherebbe circa 55 anni perché la quota delle energie rinnovabili raggiunga il 50% della potenza installata totale della Terra, troppo tardi per garantire il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi».

Tornando ai dati puramente economici del rapporto, le previsioni di crescita del Pil nel 2018 sono state riviste al rialzo nel 40% dei Paesi del mondo rispetto alla precedente stima pubblicata nel dicembre 2017, ma non tutte le regioni del globo sembrano trarne beneficio, anche a causa di ostacoli strutturali allo sviluppo: il rapporto Onu evidenzia infatti come sia «previsto che quest’anno i risultati declinino in Africa centrale e nell’Africa del sud, e nel 2018 le previsioni sono state riviste leggermente in ribasso per le economie in transizione (a causa delle tensioni geopolitiche crescenti) e per i Paesi meno sviluppati, dove le prospettive di crescita più debole sono il risultato della situazione nello Yemen che si deteriora».

Il rapporto sottolinea infine che «la ripresa della crescita economica offre ai responsabili politici un campo di azione più ampio per togliere alcuni ostacoli profondi che impediscono un progresso rapido verso gli Obiettivi dello sviluppo sostenibile. Questo campo di azioni comprende delle misure e delle politiche possono accelerare i processi di diversificazione economica, affrontare le forti ineguaglianze e/o le ineguaglianze crescenti, sostenere gli investimenti nelle infrastrutture di base e rafforzare le istituzioni e la governante per costruire un ambiente economico più trasparente e dinamico. Agire in questi settori potrebbe anche contribuire a rafforzare la resilienza di fronte ai futuri shock climatici».