Il Rhode Island fa causa a 21 compagnie di combustibili fossili per gli impatti dei cambiamenti climatici

Il più piccolo Stato Usa contro le gigantesche multinazionali che sono i più grandi inquinatori del mondo

[3 luglio 2018]

Il Procuratore Generale del Rhode Island, Peter Kilmartin, ha annunciato l’avvio di una causa contro 21 delle maggiori compagnie di combustibili fossili per il loro contributo al cambiamento climatico. La causa punta a far sì che colossi petroliferi come ExxonMobil, Chevron, BP e Shell vengano ritenuti responsabili per aver di contribuito consapevolmente al cambiamento climatico e ai suoi impatti catastrofici sul  minuscolo e ricco Stato Usa che di affaccia sull’Atlantico

Il Rhode Island è il primo Stato Usa ad avviare una causa climatica di questo genere e  Kilmartin, durante una conferenza stampa tenutasi di fronte al mare a Narraganset, ha spiegato: «Abbiamo troppo da perdere, che si tratti di terra, di ambiente o dollari delle tasse statali». Il Procuratore Generale ha sottolineato che con un aumento del livello del mare e le onde delle tempeste sempre più forti, Narraganset  e gli altri centri costieri del Rhode Island  verranno «inondati, distrutti, praticamente spazzati via».

Il Rhode Island è piccolo (3.140 km2, poco più del Molise) ma ha più di 400 miglia di costa e una forte industria marina e della pesca che, insieme al turismo costiero, è vitale per l’economia dello Stato. La ricchezza della popolazione è quindi «Fortemente vulnerabile agli effetti dannosi dei cambiamenti climatici, come l’innalzamento del livello del mare»,  ha detto il Procuratore Generale. Per esempio, dopo le piogge record del 2010 che hanno causato devastanti alluvioni nello Stato, due anni dopo il Rhode Island è stato duramente colpito dalla super tempesta Sandy.

Presentando la causa alla Corte Suprema del Rhode Island, lo Stato va a unirsi alla schiera di città e contee di California, New York e Colorado che hanno già chiesto i danni alle multinazionali petrolifere e anche il Rhode Island sostiene che le compagnie petrolifere hanno causato un danno pubblico creando e contribuendo al cambiamento climatico. Kilmartin  ha sottolineato: «Non sono riuscite a mettere in guardia adeguatamente i clienti, i consumatori, i legislatori e l’opinione pubblica in generale sui rischi noti e prevedibili». La causa mira a far pagare alle compagnie di combustibili fossili gli impatti dei cambiamenti climatici sullo Stato perché «Le compagnie sapevano da quasi mezzo secolo che la produzione e l’uso illimitati dei loro combustibili fossili creano un inquinamento da gas serra che riscalda il pianeta e cambia il nostro clima – si legge nella causa  – Sapevano da decenni che quegli impatti potevano essere catastrofici e che esisteva solo una stretta finestra per agire prima che le conseguenze fossero irreversibili». M. nonostante lo sapessero bene, le compagnie petrolifere si sono «impegnate in uno sforzo coordinato e multi-fronte per nascondere e negare la loro conoscenza di tali minacce, screditare il crescente corpo di prove scientifiche disponibili pubblicamente e creare persistentemente dubbi».

Per esempio, la più grande multinazionale dei combustibili fossili, ExxonMobil, ad esempio, sapeva fin dalla fine degli anni ’70 che bruciare i combustibili fossili avrebbe causato l’innalzamento delle emissioni di gas serra e l’aumento delle temperature. La Shell lo sapeva già negli anni ’80. «Eppure –  ha detto Kilmartin .  queste stesse compagnie hanno preso provvedimenti per proteggere i loro beni dall’innalzamento del livello del mare».

La causa di Rhode Island arriva però appena una settimana dopo che un giudice della California ha respinto  due cause intentate dalle città di  Oakland e San Francisco che avevano chiesto un risarcimento per contribuire a pagare gli impatti climatici attuali e futuri. Come spiega ThinkProgress, «Il giudice ha stabilito che il tribunale non era il luogo in cui risolvere il problema: una battuta d’arresto che chiaramente non ha impedito al Rhode Island di portare avanti una causa analoga».

Kilmartin non è uno che si scoraggia: «So che ci sono alcuni che metteranno in discussione la capacità del vecchio Rhode Island di prendere su questi colossi internazionali. Per molto tempo c’è stato un equivoco sul fatto che le Big Oil fosse troppo grandi per essere attaccate. Ma eccoci qui, lo Stato più piccolo … che denuncia i più grandi e più potenti inquinanti aziendali. Perché è la cosa giusta da fare. La retorica politica e la partigianeria non cambieranno la scienza. Non è una questione politica. Appartiene ai tribunali dove possono essere presentati fatti e prove».

Il senatore democratico del Rhode Island Sheldon Whitehouse, che era  presente alla conferenza stampa, ha sottolineato che «Andare in tribunale è in effetti il ​​modo migliore per affrontare questo problema perché le compagnie petrolifere hanno “bloccato” il congresso con la loro influenza politica». Come ex Procuratore generale dello stato (dal 1999 al 2003), Whitehouse ha seguito un caso di danneggiamento degli interessi pubblici contro l’industria delle vernici di piombo. Ed è stato durante quel periodo che altri hanno citato in giudizio le Big Tobacco per aver mentito sull’impatto sulla salute delle sigarette.

«Gli stessi che ci criticano in passato avevano messo in dubbio la strategia di portare le Big Tobacco in tribunale – conclude Kilmartin – Dicevano l’industria avrebbe schiacciato gli Stati e non sarebbe mai stata ritenuta responsabile dei danni che causava. Allora i critici avevano torto e anche questa volta si sbagliano».