Il riscaldamento globale aumenterà gli incendi boschivi devastanti nell’Europa mediterranea

Gli effetti del cambiamento climatico potrebbero superare gli sforzi di prevenzione degli incendi

[3 ottobre 2018]

Lo studio “Exacerbated fires in Mediterranean Europe due to anthropogenic warming projected with non-stationary climate-fire models”, pubblicato su  Nature Communications da un team di ricercatori diretto dall’ Universitat de Barcelona e al quale ha partecipato anche Antonello provenzale, dell’Istituto di geoscienze e georisorse del CNR di Pisa, dimostra che  «Il riscaldamento antropogenico aumenterá l’estensione dell’area bruciata dagli incendi nell’Europa mediterranea» e che questo potrebbe essere ridotto se il riscaldamento globale verrà limitato a 1,5º C. Ma i ricercatori avvertono che «Quanto più alto sarà il livello di riscaldamento, maggiore sarà il rischio».

Il principale autore dello studio, Marco Turco del Dipartimento di fisica applicata e del Grup d’Anàlisi de Situacions Meteorològiques Adverses dell’Universitat de Barcelona, spiega che «Per arrivare a questa conclusione, abbiamo messo insieme proiezioni climatiche regionali con modelli empirici che collegano l’area bruciata durante l’estate con fattori climatici chiave. Questi risultati rafforzano la dichiarazione dell’Accordo di Parigi (2015), che afferma che limitare l’aumento della temperatura a 1,5º C potrebbe ridurre in maniera significativa i rischi e gli impatti del cambiamento climatico».

Nel 2017 e 2018 le stagioni degli incendi sono state particolarmente devastanti in alcune regioni europee, con grandi incendi boschivi in Grecia, Portogallo e Svezia che sono stati collegati alla siccità e a intense ondate di caldo. Incendi che hanno fatto danni economici ed ecologici e morti,
Per prevedere quali saranno le aree bruciate nell’Europa mediterranea, Turco e il suo team hanno utilizzato un insieme di modelli climatici regionali e hanno tenuto conto di come cambierà la relazione tra vegetazione e fuoco nei diversi scenari dovuti a fattori diversi, come ad esempio la siccità.  I ricercatori stimano che «Con un riscaldamento globale di 1,5° C, l’area bruciata potrebbe ancora crescere del 40% rispetto alle stime che non considerano il riscaldamento futuro (specialmente nella penisola iberica). Se il riscaldamento sarà di 3° C, questo aumento sarebbe del 100%».

Turco conclude; «Questi risultati, combinati con l’aumento dell’esposizione social e ai grandi incendi durante gli ultimi anni, suggerisce che è necessario rivedere le attuali strategie di gestione. Gli effetti del cambiamento climatico potrebbero superare gli sforzi di prevenzione degli incendi,  quindi, in un futuro prossimo, per gestire questo problema saranno necessarie più risorse. In questo senso, per identificare le azioni chiave è essenziale lo sviluppo di modelli clima-incendio. In concreto, combinate con le previsioni climatiche stagionali, offrono un’opportunità poco esplorata per prevedere, e quindi ridurre, l’impatto degli incendi in condizioni climatiche avverse».