Smentiti ancora una volta i negazionisti climatici

Clima, il riscaldamento globale in pausa? L’errore non c’è

La Terra continuerà a riscaldarsi, con conseguenze che possiamo solo cominciare a capire

[3 febbraio 2015]

Gli ecoscettici che mettono in dubbio il fatto che il clima stia cambiando sotto la spinta dell’uomo hanno un altro motivo per mettersi il cuore in pace: lo studio “Forcing, feedback and internal variability in global temperature trends”, pubblicato su Nature, da Jochem Marotzke, direttore del Max-Planck-Institut für Meteorologie di Amburgo, e da Piers M. Forster, della School of Earth and Environment dell’università di Leeds, afferma che «è vero che c’è stata una pausa di riscaldamento e che la superficie della Terra si è riscaldata molto meno rapidamente dall’inizio del millennio di quanto tutti i relativi modelli climatici i avevano previsto. Tuttavia, il divario tra il riscaldamento calcolato e misurato non è causato  di errori di sistema  dei modelli, come gli scettici avevano sospettato, ma perché ci sono sempre fluttuazioni casuali del clima della Terra».

Marotzke e Piers, attraverso una analisi statistica completa che utilizza un approccio di regressione multipla, dimostrano chiaramente che «i modelli in genere non sopravvalutano i cambiamenti climatici indotti dall’uomo. E’ quindi altamente probabile che il riscaldamento globale raggiunga proporzioni critiche per la fine del secolo, se la comunità globale non farà finalmente i conti con questo problema».

Al Max-Planck-Institut für Meteorologie  spiegano che «il clima è soggetto al caso e al caos, il che rende la vita difficile ai ricercatori climatici. Non c’è da stupirsi che questi due fattori climatici imprevedibili siano alle radici di un mistero che ha sconcertato gli scienziati dall’inizio del XXI secolo. Da allora, la temperatura della superficie terrestre è aumentata solo di circa 0,06 gradi Celsius, molto meno di quanto era stato previsto da tutte le 114 simulazioni prese in considerazione nel rapporto sul clima dell’Ipcc».

Marotzke e Forster spiegano la  pausa del riscaldamento in termini di fluttuazioni casuali derivanti da processi caotici nel sistema climatico. Per i due ricercatori e i loro colleghi di tutto il mondo la cosa ancora più importante è che non hanno trovato alcun errori concettuali nei modelli: «In particolare, i modelli in genere non reagiscono troppo sensibilmente agli aumenti di anidride carbonica atmosferica».

Marotzke evidenzia che «l’affermazione che i modelli climatici sovrastimino sistematicamente il riscaldamento globale causato dalle crescenti concentrazioni di gas serra è sbagliato. I climate skeptics fanno spesso propria questa affermazione, citando come prova la pausa di riscaldamento. Eppure non si può negare che 9 dei 10 anni più caldi da quando sono iniziate le osservazioni climatiche sistematiche si sono verificati nel nuovo millennio, e che il riscaldamento globale ha rallentato a un livello molto alto. Gli scettici ignorano anche il fatto che le temperature oceaniche continuano a crescere più rapidamente di quanto molti modelli hanno previsto».

Per spiegare questa discrepanza sconcertante tra le simulazioni e le osservazioni, i due ricercatori hanno proceduto in due fasi. Prima  hanno confrontato i trend della temperatura simulati e osservati per periodi di 15 anni a partire dall’inizio del XX secolo. Per ogni anno tra il 1900 e il 2012 hanno considerato l’andamento della temperatura che ciascuno dei 114 modelli disponibili aveva previsto per i successivi 15 anni. Poi honno confrontato i risultati con le misurazioni di quanto in realtà sia aumentata o diminuita la temperature. Il team anglo-tedesco spega ancora: «Simulando la temperatura media globale ed altre variabili climatiche del passato e confrontando i risultati con le osservazioni, climatologi sono in grado di verificare l’affidabilità dei loro modelli. Se le simulazioni si dimostrano più o meno precise al riguardo, possono anche fornire previsioni utili per il futuro. I 114 modelli di calcolo hanno resistito al confronto. In particolare, nell’insieme, riflettono la realtà abbastanza bene».

Per Marotzke, «nel complesso, le tendenze simulate vanno d’accordo con le osservazioni. Le previsioni più pessimistiche e più ottimistiche del riscaldamento nei 15 anni successivi per ogni dato anno di solito differivano di circa 0,3 gradi Celsius. Tuttavia, la maggior parte dei modelli prevede un aumento di temperatura circa a metà strada tra i due estremi. Le tendenze osservate sono a volte al limite superiore, a volte al limite inferiore, e spesso in mezzo, in modo che, nel loro insieme, le simulazioni appaiono plausibili. In particolare, rispetto alle simulazioni, gli andamenti osservati non vengono distorti in alcun modo distinguibile. Se così fosse, si potrebbe suggerire un errore sistematico nei modelli».

Ora i due scienziati stanno ora analizzando il motivo per cui le simulazioni sono arrivati ​​a risultati diversi e dicono che «questa analisi può anche spiegare perché le varie previsioni per gli ultimi 15 anni si discostano dalla tendenza reale osservata. Per spiegarlo entrano in questione le fluttuazioni casuali e tre ragioni fisiche: i calcoli di modello sono basati su diverse quantità di energia radiante dal sole che incidono sulla superficie terrestre e vengono immagazzinate come risultato dell’effetto serra, ad esempio a causa di biossido di carbonio nell’atmosfera. Tuttavia, le loro previsioni rispondono anche con differenti gradi di sensibilità alle variazioni in questa energia radiante, per esempio se il contenuto di anidride carbonica dell’atmosfera raddoppia. In altre parole, i modelli assumono diverse proporzioni di energia della superficie calda della Terra e della quota che prima o poi irradia nello spazio. Infine, tutti i modelli climatici assumono diverse quantità di energia immagazzinata sulla Terra che vengono trasferiti alle profondità oceaniche, che agiscono come un enorme dissipatore».

Utilizzando un metodo statistico, Marotzke e Forster hanno analizzato i contributi dei singoli fattori e hanno scoperto che nessuna delle ragioni fisiche dimostra la distribuzione delle previsioni e la deviazione dalle misurazioni. Ma la variazione casuale spiega molto bene queste discrepanze. In particolare, l’analisi smentisce l’affermazione che i modelli reagiscono in maniera troppo sensibile agli aumenti di CO2 in atmosferica: «Se l’eccessiva sensibilità dei modelli avesse portato i modelli a calcolare un trend delle temperature eccessivo negli ultimi 15 anni, i modelli che assumono una sensibilità elevata dovebbero calcolare una trend delle temperature maggiore rispetto agli altri – dice Forster – Ma non è così, nonostante il fatto che alcuni modelli siano basati su un grado di sensibilità tre volte maggiore rispetto ad altri». Marotzke conclude: «La differenza di sensibilità spiega veramente nulla. Ci ho creduto solo dopo aver esaminato molto attentamente i dati su cui si basano i nostri grafici».

Fino ad ora, anche i climatologi pensavano  che i loro modelli simulassero diversi aumenti di temperatura perché rispondono con diversi gradi di sensibilità a una maggiori quantità di energia solare nell’atmosfera. «Quindi la comunità dei climatologi saluterà questa scoperta con sollievo, ma forse anche con qualche delusione – dicono al Max-Planck-Institut für Meteorologie – Ora è chiaro che non è possibile fare previsioni con  modelli più accurati modificati da loro: la casualità non risponde alle modifiche. A parte il loro ruolo di scienziati, i ricercatori hanno un altro motivo per salutare lo studio con sentimenti contrastanti: nn è stato suonato nessun rompete le righe. Le previsioni dei climatologi sono abbastanza corrette. Questo significa che, se continuiamo come finora, la Terra continuerà a riscaldarsi, con conseguenze, in particolare per i Paesi in via di sviluppo, che possiamo solo cominciare a capire».