Il Trono di Spade e il cambiamento climatico: Donald Trump è Re Joffrey

George RR Martin «Il cambiamento climatico dovrebbe essere la priorità numero uno per ogni politico»

[22 ottobre 2018]

George R.R. Martin, l’autore della saga di “Game of Throne” che in Italia è diventata la serie televisiva di successo “Il Trono di Spade”, ha confermato in un’intervista al New York Times che il mondo descritto nei suoi libri ha molto a che vedere con i pericoli che pongono all’umanità i cambiamenti climatici dei giorni nostri.

Fin dall’uscita della celeberrima serie televisiva, fan ed esperti hanno sostenuto che la saga epica-fantasy è una metafora o una parabola oscura e sanguinaria sul cambiamento climatico che sta cambiando il mondo e che ci  mette in pericolo tutti, mentre il mondo è in altre faccende affaccendato e si dirige verso il precipizio. Persino la Reuters, già nell’aprile 2015, si chiedeva se  “Game of Throne”  aiutasse il dibattito globale sui cambiamenti climatici. Ma Martin ha parlato raramente di questo e mai direttamente: in un’intervista ad Al Jazeera del 2013 spiegò che la storia ci insegna  che «Da sempre a gente è così consumata dalle sue meschine lotte per il potere … sono ciechi verso le minacce molto più grandi e pericolose« e poi, per fare un esempio, aggiunse: «Il cambiamento climatico (…) è qualcosa che può spazzare via la razza umana. Quindi, con questo lavoro volevo fare un’analogia, non specificamente per la faccenda moderna ma come una cosa generale».

Ma con l’intervista concessa ai giornalisti del New York Times, Martin si dilunga dettagliatamente (e politicamente)  sul fatto e dichiara esplicitamente che Il Trono di Spade è «una metafora perfetta per comprendere il cambiamento climatico».

Maureen Dowd , editorialista del New York Times gli chiede: «Chi ti ricorda di più Trump? Dan Weiss [uno dei creatori e scrittori di “Game of Thrones”] mi ha detto che il personaggio che gli ricorda di più Trump è Hodor perché ripete continuamente il suo nome».

Martin risponde: «Beh, è ​​divertente. Ma penso che anche durante la campagna elettorale ho detto che Trump ricordava soprattutto Joffrey. Hanno lo stesso livello di maturità emotiva. E a Joffrey piace ricordare a tutti che è il re. E pensa che gli dia il potere di fare qualsiasi cosa. E non siamo una monarchia assoluta, come lo è Westeros. Siamo una repubblica costituzionale. Eppure, Trump non sembra sapere cosa significhi. Pensa che la presidenza gli dia il potere di fare qualsiasi cosa. E quindi, sì, Joffrey è Trump».

Joffrey Baratheon, lo spietato e immorale re adolescente, che finisce molto male, è forse il personaggio più odiato dell’intera saga, piena di personaggi folli, immorali e spietati

Farhad Manjoo, columnist del New York Times che si occupa di Business fa a Martin la domanda che tutti si aspettavano: «Manjoo: «Molti osservatori hanno sottolineato che “Game of Thrones” fornisce una perfetta metafora per comprendere il cambiamento climatico. Cosa ne pensi di questa interpretazione?»

E questa volta Martin non si sottrae: «È un po ‘ironico perché ho iniziato a scrivere “Game of Thrones” nel lontano 1991, molto prima che qualcuno parlasse di cambiamenti climatici. Ma  – in senso molto ampio – lì c’è un certo parallelo. E le persone a Westeros stanno combattendo le loro battaglie individuali per il potere, per lo status e per la ricchezza. E queste le distolgono così tanto da ignorare la minaccia de “l’inverno sta arrivando”, che ha il potenziale per distruggerli tutti e distruggere il loro mondo. E penso che lì ci sia un grande parallelo co quel che vediamo fare qui a questo pianeta, dove stiamo combattendo le nostre stesse battaglie. Stiamo combattendo per questioni, questioni importanti, intendiamoci: politica estera, politica interna, diritti civili, responsabilità sociale, giustizia sociale. Tutte queste cose sono importanti. Ma mentre ci stiamo facendo a pezzi e spendendo così tanta energia su questo, esiste questa minaccia del cambiamento climatico, che, a mio parere, è stata definitivamente dimostrata dalla maggior parte dei dati e dal 99,9% della comunità scientifica. E ha davvero il potenziale per distruggere il nostro mondo. E lo stiamo ignorando mentre ci preoccupiamo delle prossime elezioni e dei problemi di cui le persone sono preoccupate, come il lavoro. Il lavoro è una questione molto importante, ovviamente. Tutte queste cose sono questioni importanti. Ma nessuna  di loro è importante come se saremo morti e le nostre città saranno sott’acqua. Quindi, davvero, il cambiamento climatico dovrebbe essere la priorità numero uno per tutti i politici che sono in grado di guardare oltre le prossime elezioni. Ma sfortunatamente, ce ne sono solo una manciata. Spendiamo 10 volte più energia a pensare e dibattere sui media discutendo se i giocatori  della N.F.L. (National Football League, ndr) dovrebbero stare in piedi durante l’inno nazionale che di questa minaccia che distruggerà il nostro mondo».

E, a proposito di politica e a pochi giorni dalle elezioni di mid term che potrebbero segnare una sconfitta per Trump, Jonathan Galinsky, newsroom strategy director, chiede «Cosa potrebbero imparare i nostri leader politici di oggi da Westeros?»

E Martin conclude: «Penso che ce ne siano molte: molte cose che accadono nel mondo di Seven Kingdoms e di Westeros potrebbero servire da lezioni a qualsiasi sovrano, passato o presente. Certamente, ad un certo punto, la sola vera e semplice affermazione è che il re parli di giustizia. O altrimenti cosa è un re? Noi non abbiamo re. Abbiamo presidenti e membri del Congresso e tutto il resto. Ma si tratta ancora della stessa cosa. Si tratta di servire le persone e di lasciare il Paese in condizioni migliori quando si termina l’incarico  rispetto di quando ci si è insediati. Questo dovrebbe essere il principio fondamentale di chiunque decida di candidarsi o di svolgere qualsiasi tipo di servizio pubblico. Stai migliorando le cose? Sei lì per servire le persone, non per servire te stesso, non per servire i tuoi finanziatori».

E, fa capire Martin, Donald Trump e il suo staff di negazionisti climatici e di liberisti/sovranisti somigliano molto ai re folli e guerrieri del Trono di Spade mentre accusano di «avere un programma politico» gli scienziati dell’Ipcc che lanciano l’allarme sul pericolo di catastrofe imminente, come i Guardiani della notte della Barriera che difendono i Sette Regni da una minaccia che potrebbe annichilirli, mentre re ed eserciti continuano a scannarsi per un potere che potrebbe svanire come la nebbia dispersa dal vento.