In tutto il mondo sempre più record di caldo-umido potenzialmente mortali

Le previsioni precedenti erano sbagliate: se continuiamo così, molte aree diventeranno invivibili per gli esseri umani molto prima di quanto si credesse

[12 Maggio 2020]

E’ noto che il caldo-umido per gli esseri umani è più difficile da gestire di quello  “secco” e recenti studi prevedono che, entro un secolo, in grandi aree tropicali e subtropicali l’umanità potrebbe trovarsi a vivere a tassi di caldo e umidità prolungati mai sperimentati prima. Condizioni climatiche che devasterebbero le economie e, forse, potrebbero addirittura superare i limiti fisiologici della sopravvivenza umana.

Secondo il nuovo studio “The emergence of heat and humidity too severe for human tolerance” pubblicato su Science Advances da Colin Raymond de Radley Horton del Jet Propulsion Laboratory/California Institute of Technology e della Columbia University e da Tom Matthews della  Loughborough University, quelle proiezioni sono sbagliate, ma per eccesso di ottimismo: «Tali condizioni stanno già apparendo».

Infatti, lo studio identifica migliaia di record, rari o senza precedenti,  di caldo e umidità estremi in Asia, Africa, Australia, Sud America e Nord America. Nel Golfo Persico, i ricercatori hanno individuato più di una dozzina di brevi punte che hanno superato il limite teorico di sopravvivenza umana. Gli autori dello studio avvertono che «Finora, questi hotspot  sono rimasti confinati in aree localizzate e sono durati poche ore, ma stanno aumentando in frequenza e intensità».

Raymond ricorda che «Gli studi precedenti avevano previsto che questo sarebbe accaduto diversi decenni dopo rispetto a oggi, ma questo dimostra che sta avvenendo in questo momento. Le volte in cui questi eventi si verificheranno e quanto dureranno e aumenteranno e le aree che influenzano, cresceranno in correlazione diretta con il riscaldamento globale».

Analizzando i dati raccolti dalle stazioni meteorologiche dal 1979 al 2017, gli autori dello studio hanno scoperto che nel periodo di studio Le combinazioni estreme di calore/umidità sono raddoppiate. Picchi ripetuti di caldo umido si sono verificati in gran parte dell’India, Bangladesh e Pakistan; Australia nord-occidentale e lungo le coste del Mar Rosso e del Golfo della California in Messico. Temperature elevatissime e potenzialmente mortali si sono verificate 14 volte nelle città saudita di Dhahran/Damman,, nella capitale del Qatar Doha, a Ras Al Khaimah negli Emirati Arabi Uniti, dove, messe insieme, vivono oltre 3 milioni di persone. Diverse aree dell’Asia sudorientale, della Cina meridionale, dell’Africa subtropicale e dei Caraibi sono state colpite da ondate di caldo-umido insostenibili.

Negli Usa questi fenomeni hanno colpito dozzine di volte gli Stati  sud-orientali, in particolare la costa del Golfo nel Texas orientale, Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida Panhandle. I posti più colpiti sono stati New Orleans e Biloxi nel Mississippi ma condizioni simili si sono verificate anche nell’Arkansas e lungo la pianura costiera sud-orientale.

I ricercatori non sono sorpresi del fatto che le ondate di caldo-umido colpiscano soprattutto le coste lungo mari chiusi, golfi e stretti, dove l’evaporazione dell’acqua di mare fornisce abbondante umidità che viene aspirata dall’aria calda. In alcune zone interne, i venti monsonici carichi di umidità o le ampie aree irrigue sembrano svolgere lo stesso ruolo.

Precedenti studi climatici non sono riusciti a riconoscere la maggior parte dei picchi passati perché i climatologi di solito guardano le medie di caldo e umidità misurate su grandi aree e per diverse ore alla volta. Raymond e i suoi colleghi hanno invece approfondito direttamente i dati orari di 7.877 singole stazioni meteorologiche, il che ha permesso di individuare i picchi di caldo più brevi che interessano aree più piccole.

Alla Columbia University spiegano che «L’umidità peggiora gli effetti del calore perché gli esseri umani raffreddano i loro corpi sudando; l’acqua espulsa attraverso la pelle rimuove il calore corporeo in eccesso e, quando evapora, porta via il calore. Il processo funziona bene nei deserti, ma meno bene nelle regioni umide, dove l’aria è già troppo carica di umidità per poter sudare molto di più. L’evaporazione del sudore rallenta. Nei casi più estremi, potrebbe arrestarsi». Così, a meno di non poter disporre di una scasa con l’aria condizionata, il corpo umano si riscalda oltre la sua limitata soglia di sopravvivenza e gli organi iniziano a cedere. A queste temperature e livelli di umidità «Anche una persona forte e fisicamente in forma che riposa all’ombra senza vestiti e l’accesso illimitato all’acqua potabile morirebbe in poche ore», dicono i ricercatori.

I meteorologi misurano l’effetto calore/umidità con la cosiddetta scala del “bulbo umido”, Studi precedenti suggeriscono che anche le persone più forti e meglio adattate non possono svolgere normali attività all’aperto quando il bulbo umido raggiunge i 32 gradi centigradi. I 35 gradi prolungati del bulbo di calore- raggiunto nelle città del Golfo Persico – è considerato il limite teorico di sopravvivenza.

Oltre i 30 gradi gli effetti del caldo umido sugli esseri umani sono forti e lo studio ha rivelato che dal 1979 le temperature del bulbo umido che si avvicinano o superano i 30° C sono raddoppiate e che quelle di 31° C, che prima si verificavano raramente, sono arrivate a circa 1.000. Mentre ci sono stati 80 record di 33° C, prIma ritenuti quasi inesistenti.

L’ondata di caldo che ha colpito gli Usa nel luglio 2019 ha raggiunto il massimo circa 30° C bulbo umido, con il record toccato a Baltimora, ma negli Usa l’ondata di caldo di agosto è stata simile, entrambe  hanno paralizzato l’attività lavorativa e ucciso diverse persone che stavano facendo attività all’aperto. Una dozzina di vittime in tutto, niente rispetto a quanta gente uccidono in realtà le malattie legate al caldo negli Usa, in Europa e un po’ in tutto il mondo: più di qualsiasi altro rischio legato al tempo, comprese le ondate di freddo, gli uragani o le inondazioni. InsideClimate News nel 2019 ha pubblicato un’inchiesta dalla quale emerge che dal 2008 al 2018 i casi di colpo di calore o esaurimento da caldo tra le truppe Usa sono cresciuti del 60%, con 17 soldati morti, quasi tutti nell’umido sud-est Usa. Le ondate di caldo umido in Russia e in Europa, dove molte meno persone hanno l’aria condizionata che negli Usa, hanno ucciso decine di migliaia di persone.

Secondo Horton, che nel 2017 aveva pubblicato uno studio nel quale prevedeva che queste condizioni si sarebbero verificate solo alla fine del secolo, ora dice che  «Potremmo essere più vicini a un vero punto di non ritorno di quanto pensiamo».

Mentre l’aria condizionata può attutire gli effetti negli Usa, nell’UE e per i ricchi petrolieri del Golfo, la situazione potrebbe diventare drammativa nel Peasi in via di sviluppo. Prima del nuovo studio, uno dei record di caldo/umidità si era verificato nella città iraniana di Bandar Mahshahr, che il 31 luglio 2015 aveva quasi raggiunto una temperatura di bulbo umido di 35° C. Ufficiamente non ci sono state vittime e i residenti hanno riferito di aver resistito perchè dispongono di veicoli ed edifici climatizzati e fanno spesso la doccia. Ma Horton fa notare che così  «Se le persone sono sempre più costrette in casa per periodi più lunghi, l’agricoltura, il commercio e altre attività potrebbero potenzialmente fermarsi, anche nelle nazioni ricche, una lezione già appresa con il  crollo delle economie di fronte al nuovo coronavirus. In ogni caso, molte persone nei paesi più poveri più a rischio non hanno l’elettricità, figuriamoci l’aria condizionata. Lì, molti si affidano all’agricoltura di sussistenza che richiede quotidianamente un lavoro pesante all’aperto. Questi fatti potrebbero rendere alcune delle zone più colpite fondamentalmente inabitabili».

Kristina Dahl, una climatologa dell’nion of Concerned Scientists che nel 2019 ha guidato il team di ricerca che ha pubblicato su Environmental Research Communications lo studio “Increased frequency of and population exposure to extreme heat index days in the United States during the 21st century” ha detto che il nuovo studio «Dimostra quanto siano vicine ai limiti le comunità di tutto il mondo. Alcune località potrebbero già vedere condizioni peggiori di quanto lo studio suggerisca, perché le stazioni meteorologiche non necessariamente raccolgono dati negli hot spots dei quartieri densamente popolati della città costruiti con cemento e pavimentazione che intrappolano il calore». Lo studio “Work adaptations insufficient to address growing heat risk for U.S. agricultural workers” pubblicato ad aprile su Environmental Research Letters da un team di ricercatori guidato dalla Stanford University dimostra che negli Usa, dal 1979 al 2013, il lavoratore agricolo medio ha già sperimentato condizioni pericolosamente elevate di caldo per 21 giorni nella stagone del raccolto tra maggio e agosto e che «senza riduzioni delle emissioni o misure di adattamento, tale esposizione raddoppierà; nel sud-est, queste condizioni dureranno per l’intera stagione del raccolto».

Steven Sherwood, un climatologo australiano dell’università del New South Wales conclude: «Queste misurazioni implicano che alcune aree della Terra sono molto più vicine del previsto a raggiungere un cado intollerabile prolungato. In precedenza si credeva che avessimo un margine di sicurezza molto più ampio».