I casi di Nord Adriatico, Taranto, Cagliari e Oristano

Innalzamento del mare: le mappe dell’Italia che finirà sott’acqua nel 2100

Inondati 5.500 kmq di coste italiane. Ma si costruiscono infrastrutture che andranno sott’acqua

[18 gennaio 2017]

Un team di ricercatori italiani di Enea – Sspt, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, università di Bologna, Conisma  e del Lesia Observatoire de Paris, hanno pubblicato su Quaternary Science Reviews lo studioSea-level rise and potential drowning of the Italian coastal plains: Flooding risk scenarios for 2100”  che  mostra gli scenari dell’innalzamento del mare  nel 2100 in  4 aree della penisola italiana: Nord Adriatico, il golfo di Taranto, il golfo di Oristano e quello di Cagliari.

I ricercatori  del team guidato da Fabrizio Antonioli dell’Enea Sspt  spiegano che  Le nostre stime sono basate sul Rahmstorf (2007) e sui rapporti Ipcc- Ar5 del  2013 per gli scenari RCP-8.5 ( www.ipcc.ch ) del cambiamento climatico, rivisto con i dati ei movimenti verticali terrestri (isostasia e tettonica)».

Lo studio si è concentrato sul cedimento costa nord adriatica (compresa la laguna di Venezia), su due aree tettonicamente stabili delle pianure costiere della Sardegna  (Oristano e Cagliari) e sulla pianura edificata di Taranto, in Puglia.  I ricercatori sottolineano che «Le mappe degli scenari di allagamento mostrano Digital Terrain Models in alta risoluzione per lo più basati su dati Lidar. Il relativo aumento del livello del mare previsto entro il 2100 cambierà radicalmente l’attuale morfologia, inondando potenzialmente fino a circa 5.500 km2 di pianure costiere».

Il mare si mangerà il territorio e questo avrà un impatto sull’ambiente e le infrastrutture locali, per questo lo stus dio suggerisce ai pianificatori e ai decisori locali di «prendere in considerazione questi scenari per una gestione costiera consapevole. Il nostro metodo messo a punto per le coste italiane può essere applicato in tutto il mondo in altre zone costiere che ci si aspetta saranno colpite dall’ingressione marina a causa del cambiamento climatico globale».

Anche riducendo le emissioni di gas serra, ampi tratti delle nostre coste saranno sommerse entro la fine del secolo, calcola uno studio. Chiedendo di correre ai ripari.

Lo studio è stato rilanciato anche da National Geographic  Italia e Eleonora Degano ricorda che «Il livello del mare non è immutabile ma cambia nel tempo, influenzato dai movimenti tettonici, dalle caratteristiche del territorio e soprattutto dai cambiamenti climatici: a causa del riscaldamento globale molte aree costiere sono oggi a rischio allagamento e sempre più persone rischiano di dover lasciare la propria casa, diventando a tutti gli effetti migranti climatici. Negli Stati Uniti sono circa 25 milioni gli abitanti che vivono in territori vulnerabili alle inondazioni, mentre in Europa un terzo della popolazione abita entro 50 chilometri dalla costa».

Antonioli, research director al Laboratorio modellistica climatica e Impatti dell’Enea, spiega a National Geographic  Italia che in Italia  «Alcune aree sono già oggi a zero o sottozero (rispetto al livello del mare, ndr)  e la costa si abbassa, si alza o si sposta per vari motivi. Da qui a qualche decennio l’innalzamento ci sarà e su questo non c’è nulla da fare, ma costruendo dighe, idrovore e prendendo provvedimenti adatti sarebbe possibile evitare gli allagamenti. Rispetto alle pubblicazioni passate ci sono due grandi novità: le ultime previsioni sull’Italia si basavano sul report Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) del 2007, mentre stavolta abbiamo usato le proiezioni del 2013 per creare quattro mappe in altissima definizione, con tre linee che indicano tre diversi modelli sull’aumento del livello del mare».

Dalle mappe realizzate dateam risulta che  nell’area  del Nord Adriatico, poco sotto Venezia, l’ingressione del mare supererà i 30 km e che la costa tra Trieste e Venezia è tra le più vulnerabili. «A  Venezia ci sono abbassamenti tettonici che arrivano quasi a raddoppiare l’effetto dello scioglimento dei ghiacci  – spiega ancora Antonioli alla Degano – La costa è piatta, come quella di Oristano, quindi ci troviamo di fronte a una pianura con sedimenti fini e non rocciosi, dove non ci sono dune a fare da riparo naturale all’ingressione marina. Ci sono poi zone di totale antropizzazione, anch’esse prive di difese di fronte al mare che sale».

Le comunità costiere sembrano invece impreparate e inconsapevoli di un rischio che è alle porte e che sicuramente cambierà il paesaggio, la vita e le abitudini dei nostri nipoti, visto che si parla di eventi che si verificheranno entro 80 anni.  Invece si continuano a costruire infrastrutture destinate a finire sott’acqua, mente non si fa praticamente niente perché l’innalzamento del mare inghiotta interi territori.

Ne è ben consapevole Antonioli, che aggiunge su National Geographic: «Ma la mia speranza è che con l’ultimo lavoro passi finalmente il messaggio, perché è a questo che serve fare studi di previsione. E che perlomeno si scelga di non costruire ferrovie o strade in zone che nel giro di qualche decennio non saranno più così come le vediamo ora».

Il rapporto Ipcc del 2013  prevede  entro il 2100, a seconda della concentrazione di gas serra presente in ‘atmosfera, un innalzamento del mare a livello globale che varia da 53 centimetri a  97 cm. Anche riducendo le emissioni come previsto dall’Accordo di Parigi, il livello globale di mari e oceani dovrebbe salire tra i 28 e i 60 cm, ma con impatti molto diversi secondo la conformazione delle aree costiere e le diverse regioni del nostro pianeta.

«Per ogni territorio bisogna includere nelle previsioni anche altri elementi, come i fenomeni tettonici, e questo livello di precisione si inizia a vedere solo ora  – conclude Antonioli – Noi abbiamo cercato di essere il più rigorosi possibile: grazie ai voli satellitari abbiamo acquisito mappe con definizione inferiore al metro, in grado di intercettare differenze di quota molto dettagliate. Analizzarle non è stato semplice ma integrandole con dati tettonici, quindi informazioni sulla geofisica del pianeta, ci hanno permesso di identificare sito per sito il livello del mare atteso sulle coste italiane».