Ispra, il mare è tornato a mangiarsi Venezia

Dopo vent’anni di relativa stabilità, la «velocità di innalzamento del livello medio del mare è tornata ad assumere valori preoccupanti»

[18 dicembre 2017]

Sulla base dei dati mareografici provenienti dalla rete strumentale di Ispra e da quella del Cnr-Ismar di Trieste, integrati dalle recenti elaborazioni dei dati geodetici propri e del CPSM di Venezia, il rapporto L’innalzamento del livello medio del mare a Venezia: eustatismo e subsidenza redatto dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale giunge a conclusioni preoccupanti: dal 1994 al 2016 si è verificato un innalzamento pari a 5,6 mm l’anno del livello del mare nella Laguna, dopo venti anni di relativa stabilità.

Come spiegano dall’Ispra, a Venezia sono due i fattori in gioco: eustatismo (innalzamento del livello del mare) e subsidenza (progressivo abbassamento del piano di campagna), e negli ultimi anni sono tornati a farsi pesantemente sentire: «I due fenomeni hanno fatto registrare un innalzamento del livello del mare pari a 5,6 mm/a nell’arco di oltre venti anni. La letteratura scientifica ha preso come riferimento il 1994 poiché, a partire dall’anno precedente, si è osservato un mutamento sostanziale nella variabilità dei dati, tornando al tasso di crescita che si registrò nel secondo dopoguerra fino alla soglia degli anni Settanta. Difatti i due periodi 1947-1969 e 1994-2016 sono praticamente sovrapponibili: rispettivamente di 5, 60 mm/a e e 5.61 mm/a, ad indicare che nell’ultimo ventennio la velocità di innalzamento del l.m.m. relativo a Venezia è tornata nuovamente ad assumere valori preoccupanti».

Come spiegano dall’Ispra, fino al 1970 tra le principali cause del fenomeno vi era l’estrazione idrica dal sottosuolo ad uso industriale, mentre negli ultimi vent’anni l’innalzamento del mare a Venezia dipende dalla somma di numerosi motivi: «Da un lato le variazioni climatiche in corso a livello globale stanno producendo, tra gli altri effetti, un progressivo e continuo innalzamento del livello marino; dall’altro, i più ampi movimenti crostali e la conformazione prevalente di suolo e sottosuolo del territorio sono tali da comportare localmente cedimenti di quota più o meno differenziati, in buona parte dovuti alla compattazione di strati sia superficiali che profondi, sia per cause naturali che antropiche (es. estrazione di gas e/o acqua»).

Fenomeni che non sono affatto a “costo zero”, anche volendo rimuovere quelli relativi all’ipotesi inaccettabile – ma sempre più concreta – di veder inabissare un gioiello di caratura mondiale come Venezia. «In questo contesto territoriale – concludono infatti dall’Ispra – il rischio inondazione-allagamento risulta elevato e direttamente proporzionale ai crescenti costi per il mantenimento delle opere di difesa, per il ripascimento degli arenili erosi e per il risanamento dai danni a strutture ed attività delle popolazioni residenti (es. acque alte a Venezia e nei centri lagunari minori). Questi rischi, provenienti da mare e da terra, ricorrono abitualmente in occasione di eventi meteorologici estremi e sono destinati a ripetersi con sempre maggiore frequenza».