Nel 2016 (dove si fermano i dati ufficiali) rispetto al 1990 sono calate invece del 17,5%

Ispra, nell’ultimo anno le emissioni italiane di gas serra sono aumentate di 383mila tonnellate

Sono in costante crescita dal 2014, e arrivano per l’81,1% dal settore energetico

[16 maggio 2018]

L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha presentato ieri il nuovo Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera dei gas serra con un monito da non dimenticare: «Il cambiamento climatico è già in atto ed è destinato a continuare. Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito a mutamenti profondi e rapidi del sistema clima, determinati dall’uomo, principalmente tramite la crescente emissione di gas serra in atmosfera». Da qui la necessità di monitorare l’andamento di queste emissioni, e di rispondere a una domanda precisa: a che punto è l’Italia?

Per rispondere l’Ispra ha pubblicato l’Inventario 2018, con dati che arrivano fino al 2016: l’Italian greenhouse gas inventory 1990-2016 è un ponderoso documento di oltre 500 pagine, curiosamente disponibile soltanto in lingua inglese, che i ricercatori Ispra sono però riusciti a racchiudere in un’unica tabella (quella che riportiamo qui di fianco, ndr). Al suo interno viene riassunto l’intero ammontare dei gas serra italiani, includendo anche l’apporto del settore Lulufc (Land use, Land use change and forestry), ovvero le emissioni e/o assorbimenti attribuibili alle foreste e all’utilizzo del suolo nazionale.

Tutti assieme questi dati mostrano che le emissioni totali di gas serra italiane nel 2016 sono sì «diminuite del 17,5% rispetto al 1990», ma in realtà sono tornate ad aumentare ogni anno a partire dal 2014, assieme ai primi scampoli di ripresa economica dopo la grande recessione del 2008.

Come mostra la tabella Ispra infatti, le emissioni totali di gas serra italiane (tenendo conto anche dell’andamento nel settore Lulufc) ammontano a 391,852 gigatonnellate di CO2eq nel 2014, cresciute a quota 397,552 CO2eq nel 2015 per assestarsi infine a 397,935 CO2eq nel 2016.

In altre parole, nel 2016 le emissioni climalteranti italiane hanno continuato a crescere rispetto al 2015, per un ammontare pari a 383mila tonnellate di CO2eq. (escludendo il settore Lulufc sarebbero invece calate di circa 5 milioni di tonnellate di CO2eq).

Da dove arrivano queste emissioni? La relazione di Riccardo De Lauretis presentata a Roma assieme all’Inventario mostra che il gas serra più importante è la CO2, che rappresenta l’81,9% delle emissioni totali espresse in CO2eq., seguita da CH4 (10%), N2O (4,2%), HFC ( 3,4%), PFC (0,4%), SF6 (0,1%) e NF3 (meno dello 0.01%). Nel 2016 la quota maggiore delle emissioni totali di gas serra va attribuita al settore energetico (81,1%), seguito dal settore dei processi industriali (7,5%), dell’agricoltura (7,1%) e dei rifiuti (4,3%); in riferimento a quest’ultimo elemento, De Lauretis osserva che «nonostante il continuo aumento nella produzione dei rifiuti , l’ammontare diretto in discarica è diminuito grazie alle politiche sui rifiuti messe in atto negli ultimi anni, con aumento dei rifiuti inceneriti, compost e i trattamenti meccanici e biologici e all’espandersi della raccolta differenziata. Inoltre, l’aumento di metano recuperato ha portato ad un ulteriore riduzione delle emissioni». Più in generale, dal 1990 al 2016 il «livello della decrescita delle emissioni di gas serra è pari al 18,4% per il settore energetico, al 20,7% per i processi industriali e al 13,4% per l’agricoltura, mentre per il settore rifiuti le emissioni sono aumentate del 5,6%».

E per quanto riguarda il passato a noi più vicino, ovvero il 2017? All’interno del comunicato stampa lanciato dall’Ispra contestualmente all’Inventario si riporta che «in Italia, per il 2017, le prime stime delle emissioni mostrano una diminuzione pari allo 0,3%, a fronte di un incremento del Pil pari a 1,5%». Una stima che tuttavia appare molto distante da quella presentata da Eurostat solo pochi giorni fa, il 4 maggio: secondo le stime dell’Ufficio statistico europeo le emissioni di CO2 italiane legate al settore energetico sono cresciute nel 2017 del 3,2% rispetto al 2016, quasi il doppio della media europea (+1,8%). Considerato che la CO2 rappresenta l’81,9% delle emissioni di gas serra nazionali, e che il settore energetico assomma l’81,1% di tutte le emissioni climalteranti italiane, quella tra le stime Ispra e le stime Eurostat appare come una distanza molto ampia: sarà utile tornare a dargli un’occhiata quando le stime diventeranno dati assodati, in un senso o nell’altro.

Aggiornamento – 17 maggio 2018

In seguito a un chiarimento richiesto dalla redazione di greenreport.it sui dati presentati nell’Inventario e nel relativo comunicato stampa, l’ufficio stampa Ispra precisa quanto segue: 

La stima del 2017, come specificato ieri durante la conferenza stampa, si riferisce a tutti i gas serra ed è stata calcolata prevalentemente sulla base degli indicatori dei consumi energetici per tutti i settori riportati dal MISE per i combustibili petroliferi e per carbone e derivati del carbone, da SNAM per il gas naturale, e verificati con i dati di consumo e di emissione degli impianti inclusi nel ETS. Per il 2017 inoltre sono utilizzate le nostre stime preliminari per le emissioni dei gas fluorurati, per il settore agricoltura e foreste. Inoltre per le emissioni dal settore industriale sono stati utilizzati i dati consuntivi di produzione dell’acciaio e del cemento e gli indici di produzione industriale dell’ISTAT.

Per quanto riguarda Eurostat non abbiamo trovato dettagli sulla metodologia utilizzata ma tutti i dati a nostra disposizione smentiscono la possibilità che la CO2 da energia possa essere aumentata del 3.2%; infatti le emissioni dai principali impianti di produzione di energia e industriali (che rientrano nell’ETS) sono rimaste costanti tra il 2016 e il 2017; i consumi di gasolio, benzina e GPL per i trasporti sono sensibilmente diminuiti; per quanto riguarda il settore civile ad un incremento dei consumi di gas per riscaldamento, confermato anche dalle temperature medie invernali più rigide rispetto all’anno precedente, corrisponde un forte decremento dei consumi di gasolio che compensa parzialmente tali emissioni. Comunque entro il 31 luglio avremo una stima più aggiornata del 2017 e verificheremo ulteriormente le nostre stime.

Le emissioni nazionali considerando anche i LULUCF sono sostanzialmente rimaste costanti nel 2016 rispetto all’anno precedente a causa di un incremento delle emissioni dagli incendi come riscontrabile sul documento citato.

“Sostanzialmente costanti” significa in questo caso 383mila tonnellate in più, come del resto si evince dagli stessi dati presentati nell’Inventario, e la precisazione dell’Ispra sulla dinamica Lulucf aiuta a capire il perché di questo incremento.

Riguardo alla distanza tra le stime 2017 prodotte da Eurostat e quelle presentate da Ispra in conferenza stampa non possiamo che prenderne atto, sperando che col tempo a essere confermata sia la diminuzione nelle emissioni italiane di gas climalteranti individuata dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, e non l’aumento prospettato dall’Ufficio statistico europeo.

Ringraziamo l’Ispra per il confronto, e per il suo ruolo di fondamentale presidio dell’informazione ambientale nel Paese. 

L. A.