La Commissione nel nuovo pacchetto clima-energia si dimentica della geotermia

Ancora una volta ignorato il potenziale di riscaldamento geotermico, secondo quanto afferma l’EGEC

[24 gennaio 2014]

La Commissione europea ha presentato mercoledì 22 gennaio il Libro Bianco sul clima e l’energia al 2030: una serie di misure per la definizione del prossimo pacchetto clima-energia, che andrà a sostituire l’attuale che fissa obiettivi al 2020.

Il pacchetto prevede un obiettivo vincolante per ridurre le emissioni di gas serra del 40 % rispetto ai livelli del 1990 e un obiettivo a livello comunitario per le energie rinnovabili del 27% (non vincolante però per gli Stati membri).

Il Parlamento europeo aveva chiesto un taglio del 40% delle emissioni di CO2 (unico obiettivo confermato dalla Commissione), un 30% di aumento di energia da fonti rinnovabili e un miglioramento del 40% dell’efficienza energetica (mentre rimane l’indicazione del presidente della Commissione Manuel Jose Barroso, da confermare in autunno, del 25%).

Il pacchetto si accompagna all’impegno di completare al più presto il mercato unico dell’energia per consentire risparmi da qui al 2030 per 40-70 miliardi di euro.

Nelle valutazioni che hanno portato alla definizione di questi target, la Commissione ha ignorato però sia l’efficienza energetica sia il  potenziale rappresentato dal riscaldamento geotermico.

Lo ricorda in una nota l’European Geothermal Energy Council (EGEC) che sottolinea che ”sebbene il settore del riscaldamento e raffreddamento rappresenti circa il 45 % del consumo finale di energia in Europa, la Commissione ha ancora una volta del tutto ignorato il potenziale del riscaldamento e raffreddamento geotermico e delle altre tecnologie di questo settore legato alle fonti rinnovabili,  nella sua valutazione di impatto”.

Tra le preoccupazioni di EGEC, vi è anche il fatto che non è chiaro il significato legale del termine «target vincolante a livello europeo e non vincolante a livello nazionale».

«La proposta della Commissione – spiega EGEC- si scontra con le richieste  dell’industria, un numero significativo di Stati membri, il Parlamento europeo e gli organismi civili per un target vincolante e ambizioso per le energie rinnovabili. In effetti, un 27 % è un livello inferiore a quello che si otterrebbe in un scenario immutato, in base alle  Energy Trends della Unione Europea al 2050”.  E “non è chiaro  come un simile obiettivo UE potrebbe essere attuato senza che vi siano vincoli per gli Stati membri , in particolare nei settori non soggetti al mercato dell’Emission Trade (ETS) come  ad esempio negli edifici».

Le proposte della Commissione lasciano perplessa anche l’European Renewable Energy Council, EREC, un’organizzazione che raccoglie le maggiori imprese europee nel settore delle energie rinnovabili, comprese quelle del settore geotermico.

«Dopo un acceso dibattito interno sull’opportunità di proporre un piano molto ambizioso o solo ambizioso, la Commissione ha scelto la seconda opzione», ha detto ilo Presidente di EREC, Rainer Hinrichs Rahlwes. «Appena cinque anni fa – ha continuato Rahlwes- la Commissione ha inviato il segnale  che l’energia rinnovabile doveva essere il futuro per l’Europa, ora sta invece cambiando rotta».