La Cop24 Unfccc e i migranti climatici, prima del summit Onu sulle migrazioni a Marrakech (VIDEO)

Nel mondo ci sono 164 milioni di lavoratori migranti. E ci servono

[7 dicembre 2018]

A soli due giorni dall’inizio del  summit del 10 e 11 dicembre che a  Marrakech, in Marocco, adotterà il Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration (Gcm), il primo accordo Onu su un approccio comune alla migrazione internazionale, alla 24esima conferenza delle parti dell’United Nations framework convention on climate change (Cop24 Unfccc) saranno presentate le raccomandazioni della Task Force on Displacement  che puntano ad aiutare i Paesi a far fronte agli profughi degli impatti dei cambiamenti climatici come siccità prolungate, ondate di caldo, innalzamento del livello del mare che rendono – e renderanno sempre di più –  intere regioni inabitabili.

In tutto il mondo, oltre 258 milioni di migranti vivono al di fuori del loro Paese di origine e il cambiamento climatico li farà aumenterà questo numero. La segretaria esecutiva dell’Unfccc, Patricia Espinosa, ha ricordato che «Gli effetti degli impatti dei cambiamenti climatici in una parte del mondo non si sentono solo lì. Quell’impatto si increspa verso l’esterno e si sente in continenti lontani. Siamo tutti collegati». E una di queste “increspature” sono i migranti climatici.

Presto la comunità internazionale dovrà decidere come affrontare gli impatti climatici sulla mobilità umana e questo sua volta influenzerà se e come potranno essere evitate gigantesche migrazioni, oppure come possono essere ridotte o gestite mentre il cambiamento climatico diventa sempre più evidente.

Le raccomandazioni della Task Force on Displacement, che fa parte del comitato esecutivo del Warsaw International Mechanism on loss and damage dell’Unfccc, si concentrano sugli approcci integrati per prevenire, minimizzare e affrontare le migrazioni legate agli effetti negativi dei cambiamenti climatici e sono rivolte ai Paesi, ai negoziatori climatici internazionali e al sistema delle Nazioni Unite e chiedono pianificazione, consultazione e coordinamento.

Prima di tutto,  le raccomandazioni della Task Force invitano i Paesi ad approvare leggi e strategie nazionali che rafforzino le misure di preparazione, pianificazione e contenimento per trovare soluzioni sicure per i profughi.

Le raccomandazioni della Task Force invitano anche l’Unfccc  a facilitare valutazioni del rischio connesse ai cambiamenti climatici e a sviluppare migliori standard per la raccolta di dati e l’analisi della mobilità umana interna e transfrontaliera.

Le raccomandazioni sulle migrazioni climatiche invitano le agenzie dell’Onu e le parti dell’Unfccc a rafforzare la cooperazione tra i Paesi, con misure per comprendere il rischio, accedere ai sostegni finanziari e tecnici,  fornire assistenza e protezione delle comunità interessate nell’ambito delle leggi nazionali e dei quadri internazionali esistenti. Le agenzie Onu sono invitate a impegnarsi con gli organismi internazionali della politica climatica come l’Executive Committee of the Warsaw International Mechanism e ad aiutare i Paesi a far fronte alle sfide e alle opportunità della mobilità umana legate ai cambiamenti climatici.

Inoltre, le raccomandazioni della Task Force invitano il segretario generale dell’Onu a occuparsi della mobilità umana in tutto il sistema delle Nazioni Unite e nei lavori del futuro high-level panel on internally displaced persons,

La Task Force ha esaminato le politiche e le pratiche a livello subnazionale, nazionale, regionale e internazionale e ha identificato le iniziative già in corso e quali politiche e quadri istituzionali potrebbero essere necessari in futuro per evitare, ridurre al minimo e affrontare le migrazioni da cambiamenti climatici.

La Task Force vuole migliorare la capacità dei governi e delle organizzazioni regionali e internazionali ad affrontare le cause climatiche e gli impatti di profughi e a promuovere politiche coerenti, incoraggiando gruppi di lavoro di altre commissioni nell’ambito dell’Unfccc a prendere in considerazione la migrazione.

Commissioni che comprendono: ’Adaptation Committee, Least Developed Country Expert Group, Standing Committee on Finance, Paris Committee on Capacity Building, Climate Technology Centre and Network, Technology Executive Committee, and the Nairobi work programme on impacts, vulnerability and adaptation to climate change.

La Task Force mira a rafforzare la raccolta sistematica di dati e il monitoraggio degli impatti legati ai profughi climatici  per valutare i rischi nelle pianificazioni, lavorando allo stesso tempo per un impegno attuabile e costruttivo per una cooperazione rafforzata.

Intanto l’International organization for migration (Iom) ha  presentato  la seconda edizione del rapporto “Estimations mondiales concernant les travailleuses et les travailleurs migrants” dal quale emerge che «La maggioranza dei lavoratori migranti nel mondo – 96 milioni – sono uomini, mentre 68 milioni sono donne». Così gli uomini dal 2013 al 2017 sono passati dal 56 al 58% dei migranti.

Manuela Tomei, direttrice del Dipartimento condizioni di lavoro e uguaglianza dell’Iom, sottolinea che «Se nel corso degli ultimi 20 anni sempre più donne sono migrate in maniera autonoma alla ricerca di un posto di lavoro, le discriminazioni con le quali devono spesso confrontarsi a causa del loro sesso o della loro nazionalità riducono le loro prospettive di lavoro nei Paesi di destinazione in rapporto a quelle dei loro omologhi maschili»,

Circa l’87% dei lavoratori migranti sono adulti in età di lavoro, tra i 25 e i 64 anni, e il rapporto Iom fa notare che «Questo lascia supporre che alcuni dei Paesi di origine perdano la categoria più produttiva della loro manodopera, il che potrebbe avere un impatto negativo sulla crescita economica«.

Il rapporto dimostra ancora una volta il mito che lavoratori migranti ci servono e che non puntano a invadere i Paesi ricchi: «Sui 164 milioni di lavoratori migranti nel mondo, 111,2 milioni (67,9%) vivono in Paesi ad alto reddito, 30,5 milioni  (18,6%) nei Paesi a reddito medio-alto, 16,6 milioni 10,1%) nei Paesi a reddito medio-basso e 5,6 milioni (3,4%) nei Paesi a basso reddito. I lavoratori migranti formano il 18,5% della manodopera nei Paesi a reddito elevato, ma solo dall’1,4 al 2,2% nei paesi a basso reddito. Dal 2013 al 2017, la concentration dei lavoratori migranti nei Paesi ad alto reddito è calata dal 74,7% al 67,9%, mentre è aumentato il loro peso nei Paesi a reddito medio-alto. Questo può verosimilmente essere attribuito allo sviluppo economico di quest’ultimi».

Circa il 61% dei lavoratori migranti vivono in 3 sub-regioni: 23,0% in Nord America; 23,9% nell’Europa del Nord, del Sud e dell’ovest; il 13,9% nel Paesi arabi. Le altre regioni del mondo che accolgono più del 5% dei lavoratori migranti sono: l’Europa orientale, l’Afrique subsahariana, ’Asie di sud-est e il Pacifico e l’Asa

L’Imo evidenzia che «Le migrazioni internazionali di manodopera sono una priorità politica crescente e conviene rispondere equamente agli interessi dei Paesi di origine e dei Paesi di destinazione, così come agli interessi dei lavoratori migranti. Per essere efficaci e rispettose delle norme internazionali del lavoro, queste politiche devono basarsi su dati fattuali solidi, comprese quelle riguardanti il numero dei lavoratori migranti internazionali coinvolti, le loro caratteristiche e le loro modalità di lavoro»

Rafael Diez de Medina, direttore del Dipartimento statistica dell’Imo, conclude: «E’ precisamente a causa di questa esigenza che la 20esima  Conferenza internazionale degli statistici del lavoro ha recentemente adottato delle direttive specifiche sul modo di misurare meglio le migrazioni internazionali e la manodopera a livello mondiale. Siamo convinti che grazie a questo i Paesi produrranno dei dati migliori e che disporremo di stime mondiali più precise».

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  • Louise Arbour, UN Special Representative for International Migration