La Corrente del Golfo non sta collassando, ma farà aumentare più rapidamente le temperature globali

Un ciclo naturale di lungo periodo che deve fare i conti con il riscaldamento globale antropico

[20 luglio 2018]

La Corrente del Golfo, nel 2004 è stata la protagonista del film catastrofico/climatico “The Day After Tomorrow”, nel quale New York si congela a causa di un blocco improvviso proprio della gigantesca Atlantic Meridional Overturning Circulation (Amoc). Mentre molti aspetti del film non sono realistici, gli oceanografi sono preoccupati per la stabilità a lungo termine della Corrente del Golfo e studi precedenti avevano dimostrato  che nell’ultimo decennio ha subito un drastico rallentamento.

Ora il nuovo studio “Global surface warming enhanced by weak Atlantic overturning circulation”, pubblicato su Nature da Xianyao Chen dell’Ocean University of China e Ka-Kit Tung  dell’università di Washington – Seattle, rivela che il rallentamento non è causato dal riscaldamento globale, ma fa parte di un regolare ciclo che dura decenni, la cattiva notizia è influenzerà  – al rialzo – le temperature nei prossimi decenni.

Tung spiega che «Gli scienziati climatici  si aspettavano che, a lungo termine, l’ Atlantic Meridional Overturning Circulation si ribaltasse a causa del riscaldamento globale, ma abbiamo misurazioni dirette della sua forza solo dall’aprile 2004. E il declino misurato da allora è 10 volte più grande del previsto. Molti si sono concentrati sul fatto che sta diminuendo molto rapidamente e che, se il trend continua, oltrepasserà il punto critico, portando a una catastrofe come un’era glaciale. Abbiamo scoperto che niente di tutto ciò avverrà nel prossimo futuro. La risposta rapida potrebbe invece far parte di un ciclo naturale e ci sono segni che il declino stia già finendo».

All’università di Washington fanno notare che questi risultati hanno conseguenze per quanto riguarda il riscaldamento della superficie: «La velocità della corrente determina la quantità di calore superficiale che viene trasferita nell’oceano più profondo e una circolazione più rapida invierebbe più calore nell’Atlantico profondo. Se la corrente rallenta, allora immagazzinerà meno calore, e la Terra probabilmente vedrà  la temperatura dell’aria aumentare più rapidamente rispetto al tasso registrato dal 2000».

Se si guardano i grafici relativi all’Amoc e ai cambiamenti globali della temperatura superficiale media dal 1950, si vedono due periodi di cambiamento più lento e un periodo di riscaldamento rapido dal 1975 al 2000.  Tung aggiunge: «I modelli climatici globali possono progettare cosa accadrà a lungo termine se l’anidride carbonica aumenta di una certa quantità, ma al momento non hanno la capacità di prevedere il riscaldamento della superficie nei prossimi decenni, che richiede una conoscenza di quanto il calore in eccesso intrappolato dai gas serra viene assorbito dagli oceani».

L’ Atlantic Meridional Overturning Circulation, è un nastro trasportatore che porta l’acqua superficiale verso il nord nell’Atlantico; da lì, l’acqua salata più pesante affonda e ritorna in profondità a partire dal Labrador e dai mari nordici, vicino al Polo Nord, fino a sud fino all’Oceano Antartico. La maggior parte di noi è interessata a ciò che succede in superficie: la Corrente del Golfo e le altre correnti atlantiche trasportano l’acqua più calda a nord, portando temperature miti nell’Europa occidentale. Ma il nuovo studio sostiene che, dal punto di vista climatico, la cosa più importante è ciò che avviene dopo; . nel Nord Atlantico, l’acqua più salata proveniente dai tropici affonda per 1.500 metri e facendolo trasporta il caldo il basso, lontano dalla superficie. I cambiamenti nella forza dell’Amoc influiscono sulla quantità di caldo che rilascia nella nostra atmosfera.

Il nuovo studio ha utilizzato un insieme di dati provenienti dalle boe Argo, misurazioni della temperatura dell’acqua eseguita da navi, dati sulle maree, immagini satellitari sul livello della superficie del mare che possono mostrare rigonfiamenti di acqua calda e lo stesso recente high-tech tracking of the AMOC  che  suggerire che la sua potenza oscilla all’interno di un ciclo che si auto-rafforza in circa 60 – 70 anni.

All’università di Washington spiegano ancora: «Quando la corrente è più veloce, una maggiore quantità di acqua tropicale calda e salata viaggia verso il Nord Atlantico. Negli anni questo causa una maggiore fusione dei ghiacciai, e alla fine l’acqua dolce rende l’acqua superficiale più leggera e meno incline ad affondare, rallentando la corrente. Quando l’Amoc è in una fase lenta, il Nord Atlantico diventa più freddo, la fusione del ghiaccio rallenta e alla fine la fonte di fusione di acqua dolce si secca e l’acqua più salata più pesante può precipitare di nuovo, il che accelera l’intera circolazione».

Il nuovo studio sostiene che «Questa corrente non sta collassando, ma sta solo passando dalla sua fase veloce alla sua fase più lenta  e che questo ha implicazioni per il riscaldamento in superficie».

Dal 1975 al 1998, l’Amoc è stato in una fase lenta proprio mentre i gas serra si accumulavano nell’atmosfera e la Terra sperimentava un distinto riscaldamento sulla superficie. Da circa 2000 fino ad oggi, l’Amoc è nella sua fase più veloce e l’aumento del caldo che si inabissa nel Nord Atlantico ha fatto “sparire” l’eccesso di caldo dalla superficie terrestre e lo ha stoccato in profondità nell’oceano.

Tung  evidenzia che «Abbiamo più o meno un ciclo di osservazioni in profondità, quindi non sappiamo se è periodico, ma sulla base dei fenomeni di superficie pensiamo sia molto probabile che sia periodico».

Questo nuovo lavoro supporta  il precedente studio “Varying planetary heat sink led to global-warming slowdown and acceleration” che gli stessi autori hanno pubblicato nel 2014 su Science e che dimostra che dal 2000, quando le osservazioni hanno iniziato a mostrare un rallentamento del riscaldamento superficiale, il caldo in realtà si è accumulato nelle profondità dell’Oceano Atlantico. Il nuovo studio dimostra che proprio nello stesso periodo in cui lil capovolgimento della circolazione atlantica era nella sua fase rapida.

Tung. Conclude: «Recenti misurazioni della densità nel mare del Labrador suggeriscono che il ciclo sta iniziando a cambiare, Ciò significa che nei prossimi anni l’Amoc non invierà più in profondità nel Nord Atlantico il calore in eccesso intrappolato dai gas serra. La buona notizia è che gli indicatori mostrano che questo rallentamento della circolazione in atto sull’Atlantico sta finendo e quindi non dovremmo allarmarci perché questa corrente cesserà presto. La cattiva notizia è che nei prossimi decenni le temperature superficiali rischiano di aumentare più rapidamente».