Il danno stimato per le attività agricole è di circa 150 milioni di euro

La crisi idrica in Toscana non accenna a fermarsi

Rossi: «I cambiamenti climatici hanno determinato l’alternarsi di periodi di siccità a periodi con bombe d’acqua, e con questo dobbiamo fare i conti»

[12 luglio 2017]

Il mare ne lambisce le coste, ma c’è sempre meno acqua per dissetare la Toscana. Soprattutto quella che si affaccia sul Mediterraneo: la crisi idrica, sul cui stato oggi l’assessore all’Ambiente Federica Fratoni ha relazionato in Consiglio regionale, non molla la presa. Il 2017 è stato finora molto avido di pioggia – gli apporti pluviometrici risultano scarsi anche rispetto ad altri anni particolarmente siccitosi (2003, 2007 e 2012), soprattutto per i bacini meridionali e per la fascia costiera –, e quando è scrosciata non sono mancate le bombe d’acqua. Ad aggravare la siccità, ha ricordato l’assessore, contribuiscono le alte temperature, tanto che «nel giugno scorso la Regione ha chiesto lo stato di emergenza nazionale e attivato le procedure per la predisposizione del piano straordinario di emergenza».

Per quanto riguarda in particolare la situazione idro-potabile, la siccità ha determinato criticità soprattutto nella zona costiera che, con la «crisi idrica più marcata che si è registrata all’Elba già dai primi mesi del 2017», e dove è al via la realizzazione di nuovi pozzi. Rimane chiaro però come la parte più rilevante della partita si giochi sulla lotta agli sprechi e attorno a un uso più efficiente della risorsa idrica in particolar modo in agricoltura, che è al contempo il settore più colpito dalla siccità e quello che assorbe più acqua per le proprie attività.

Per quanto riguarda l’agricoltura «la situazione in atto da tutto il 2017 ha determinato – ha spiegato Fratoni v un impatto sulla vegetazione che ha coinvolto in particolare il sud della Toscana e la fascia costiera. È stato registrato un calo generalizzato della produzione dei cereali (in media del 20%, con punte del 60% a Grosseto e Siena). Più pesante la situazione delle foraggere, con produzione dimezzata al primo taglio e pessime previsioni per il secondo. Questo costringe gli allevatori di bovini ad acquistare il foraggio mentre il settore ovino registra una riduzione della produzione del latte. Forte criticità, inoltre, per l’apicoltura con un calo delle produzioni di miele del 60% e preoccupazione per l’olivo, per cui si prevede una riduzione della produzione del 50%. Sofferenze gravi anche per le colture cerealicole industriali e per quelle orto-frutticole». Complessivamente, il danno stimato per le attività agricole è di circa 150 milioni di euro.

Secondo Tommaso Fattori (Sì-Toscana a Sinistra) «la carenza di risorsa idrica sta diventando strutturale, e per questo occorrono risposte altrettanto strutturali e strutturate», anche se non tutti paiono valutare come cronica l’emergenza siccità che si ripresenta con sempre maggior frequenza in Toscana. Secondo Stefano Baccelli (PD) «non ci sono dati da cui si può desumere che la Toscana sia vittima di una siccità crescente, ma solo di crisi periodiche».

Di diverso avviso il presidente della Regione Enrico Rossi, intervenuto in Consiglio: «Il tema delle crisi idriche deve stare in cima alle preoccupazioni del sistema toscano – ha detto il presidente –, perché i cambiamenti climatici hanno determinato l’alternarsi di periodi di siccità a periodi con bombe d’acqua, e con questo dobbiamo fare i conti». La Regione, informa il presidente, è in procinto di a Roma l’elenco delle opere prioritarie per garantire l’approvvigionamento idrico; nel frattempo, Rossi ha ricordato che «la Toscana ha 4mila invasi privati. Dobbiamo trovare il modo di chiedere la riattivazione di quelli utili».

L. A.