La Giornata mondiale dell’ambiente alle spalle del G7

L’appello delle associazioni ambientaliste alla vigilia del vertice in Germania

[5 giugno 2015]

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Per la 43esima volta viene celebrata la Giornata mondiale dell’ambiente, un appuntamento divenuto ormai poco più che stanca tradizione in ricordo della Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente umano. Da quel celebre evento del 1972 a oggi molto è cambiato, ma per il pianeta e il nostro sostenibile sviluppo all’interno dei suoi limiti non sono arrivate tante buone notizie. A oggi, purtroppo, mancano dunque i presupposti per pensare che questa nuova Giornata mondiale dell’ambiente possa scandire un moto di rinnovamento. Ciò non toglie che l’ottimismo della volontà rimanga un’arma irrinunciabile: quello verso lo sviluppo sostenibile è un processo concretamente attuabile solo a livello globale, e l’augurio è che la Giornata mondiale dell’ambiente rimanga impressa ai leader mondiali che presto si riuniranno al vertice del G7 a Elmau, in Germania.

Alla vigilia del vertice, le associazioni ambientaliste dei 7 Paesi membri si sono riunite in un appello per chiedere ai propri leader di «inviare un forte segnale politico a sostegno di una più decisa azione dei governi nel contrasto dei cambiamenti climatici in corso. I governi del G7 – rappresentando i maggiori Paesi industrializzati del pianeta – hanno la responsabilità di assumersi impegni più ambiziosi nella lotta ai cambiamenti climatici, attraverso una rapida decarbonizzazione delle loro economie e il sostegno finanziario ai paesi più poveri. Impegni ambiziosi da parte del G7 sono fondamentali per rendere possibile il raggiungimento di un nuovo accordo globale sul clima il prossimo dicembre a Parigi».

Secondo le associazioni ambientaliste dei Paesi del G7, «per evitare scenari climatici ingestibili, come la scienza ha dimostrato, le emissioni derivanti dai combustibili fossili devono essere gradualmente eliminate a favore di un’economia globale alimentata da fonti rinnovabili. Questa nuova realtà è ormai riconosciuta da un crescente numero di attori economici e industriali a livello mondiale. E’ giunto pertanto il momento che il G7 acceleri questo processo concordando di guidare l’eliminazione globale delle emissioni da fonti fossili entro il 2050».

Nell’appello al G7 si sottolinea che «il processo di decarbonizzazione inizia nel proprio Paese affrontando la fonte fossile più inquinante: il carbone. Una chiara e forte smentita alle recenti dichiarazioni di diverse imprese del settore delle fonti fossili, secondo cui l’aumento delle emissioni favorisce la riduzione della povertà, è venuta dal rapporto dell’Africa Progress Panel pubblicato oggi. Il rapporto dimostra che le centrali a carbone non sono una soluzione per lo sviluppo dell’Africa. Chiediamo ai leader del G7 di abbandonare il ricorso al carbone nei propri Paesi e di eliminare il sostegno ai progetti di centrali a carbone nei Paesi in via di sviluppo».

Per l’Italia Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, sottolinea come anche al nostro Paese sia richiesto di fare la propria parte: «Matteo Renzi deve immediatamente fermare i progetti di trivellazione nell’Adriatico e nel Canale di Sicilia. Nello stesso tempo, il governo italiano deve finalmente adottare un ambizioso piano d’azione nazionale sul clima che abbia l’efficienza energetica e le rinnovabili come pilastri fondamentali».

Intervenendo all’Expo di Milano in occasione della Giornata mondiale del clima, il governo – nella persona del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti – ha preferito concentrare l’attenzione sull’economia circolare, un elemento (anche) nella lotta al cambiamento climatico di grande importanza, anche se troppo spesso dimenticato. La sostenibilità, ha sottolineato Galetti, «è una scelta strategica nell’economia, quell’economia circolare in cui nulla diventa scarto, tutto si recupera e si reimmette nel processo produttivo, innescando crescita, nuova occupazione duratura, innescando nuove professionalità e nuove imprenditorialità che saldano evoluzione tecnologica e tutela ambientale e diventano terreno privilegiato del lavoro delle giovani generazioni».

Un messaggio del tutto condivisibile, ma che – purtroppo – dista ancora anni luce dalla pratica legislativa e di governo italiana, come dimostrano innumerevoli atti: dallo Sblocca Italia fino all’imperturbabile caos in cui è stata gettata la classificazione dei rifiuti pericolosi, passando dal decreto sugli incentivi alle fonti rinnovabili non fotovoltaiche, solo per citare gli ultimi casi. Tra il dire e il fare, rimane ancora un mare di buone intenzioni da concretizzare, possibilmente all’interno di una politica industriale coerente con quanto sostenuto a parole.