La Grande Barriera Corallina è morta e resuscitata 5 volte in oltre 30.000 anni

Il più grande sistema di barriera corallina del mondo ha subito cinque eventi mortali, ma potrebbe non sopravvivere al sesto

[30 maggio 2018]

Secondo lo studio “Response of the Great Barrier Reef to sea-level and environmental changes over the past 30,000 years” pubblicato su  Nature Geoscience ,da un team internazionale  di ricercatori  guidato da Jody Webster , del Geocoastal research group della School of geosciences dell’università di Sidney,  la  Grande Barriera Corallina australiana «E’ resiliente ai principali cambiamenti ambientali, ma è estremamente sensibile all’aumento di input di sedimenti e alla scarsa qualità dell’acqua». Infatti,  negli ultimi 30.000 anni il più grande sistema di barriera corallina del mondo ha subito 5 eventi mortali, in gran parte causati da cambiamenti nel livello del mare e dai relativi cambiamenti ambientali.

Lo studio è il primo del suo genere a ricostruire l’evoluzione della barriera corallina negli ultimi 30 millenni in risposta a importanti e bruschi cambiamenti ambientali e gli scienziati spiegano che «Nel corso dei millenni, la barriera corallina si è adattata ai cambiamenti improvvisi dell’ambiente migrando attraverso il fondo del mare mentre gli oceani salivano e scendevano».

Webster  sottolinea che «Rimane aperta la questione se la sua capacità di recupero sarà sufficiente per sopravvivere all’attuale declino mondiale delle barriere coralline. Il nostro studio dimostra che la barriera corallina è stata in grado di riprendersi dagli eventi mortali passati durante l’ultima glaciazione e la de glaciazione. Tuttavia, abbiamo scoperto che è anche altamente sensibile all’aumento di input di sedimenti, motivo di preoccupazione dato le attuali pratiche di uso del suolo».

Lo studio, durato 10 anni e finanziato con oltre 10 milioni di dollari dai Paesi che sostengono International Ocean Drilling Program  e dall’ARC Discover and LEIF grants. ha utilizzato dati provenienti da informazioni geomorfiche, sedimentologiche, biologiche e di datazione dai coralli fossili delle barriere coralline raccolti in 16 siti a Cairns e Mackay e riguarda il periodo precedente al “Last Glacial Maximum”, circa 20.000 anni fa, quando i livelli del mare erano 118 metri sotto i livelli attuali.

I ricercatori dell’università di Sidney e i loro colleghi delle università di  Wollongong, Granada, Nagoya, LSCE Laboratory,  Australian National University e Università della  California -, Santa Cruz,  spiegano ancora che «Con il crollo dei livelli del mare nei millenni precedenti, si sono verificati due eventi di mortalità diffusa ( circa 30.000  e 22.000 anni fa) causati dall’esposizione della barriera corallina all’aria, nota come esposizione subaerea. Durante questo periodo, la barriera si  era spostata  verso il mare per cercare di tenere il passo con i livelli del mare in calo. Durante il periodo della deglaciazione dopo l’Ultimo massimo glaciale, ci furono altri due eventi di mortalità della barriera, circa 17.000 e 13.000 anni fa, causati dal rapido innalzamento del livello del mare. Questi furono  accompagnati dallo spostamento della barriera verso terra, cercando di tenere il passo con l’innalzamento dei mari».

L’analisi dei campioni delle carote di fondale marino e dei dati sul flusso dei sedimenti dimostra che questi eventi mortali  della barriera corallina dovuti all’innalzamento del livello del mare erano probabilmente legati a  forti aumenti dei sedimenti che finivano in mare. L’ultimo evento di mortalità di massa della Barriera Corallina Australiana risale a circa 10.000 anni fa, a prima della comparsa della barriera corallina moderna circa 9000 anni fa, e non fu associato a nessun brusco innalzamento del livello del mare o “impulso di acqua da fusione” durante la deglaciazione. Sembrerebbe invece essere legato a un massiccio aumento dei sedimenti e ad una riduzione della qualità dell’acqua, insieme ad un generale aumento del livello del mare.

Gli autori dello studio ipotizzano che «La barriera corallina sia stata in grado di ristabilirsi nel tempo grazie alla continuità degli habitat corallini con i coralli e le alghe coralline e alla capacità della barriera di migrare lateralmente tra gli 0,2 e gli 1,5 metri all’anno».

Ma Webster mette in guardia: «E’ improbabile che questo tasso sarebbe sufficiente per sopravvivere agli attuali aumenti della temperatura superficiale del mare, ai bruschi cali di copertura dei coralli, allo sbiancamento dei coralli anno dopo anno o alla diminuzione della qualità delle acque e all’aumento dell’afflusso di sedimenti dopo l’insediamento degli europei. Nutro serie preoccupazioni sulla capacità della barriera corallina nella sua forma attuale di sopravvivere al ritmo del cambiamento causato dai molti stress attuali e da quelli previsti nel prossimo futuro. Studi precedenti hanno stabilito un innalzamento della temperatura superficiale del mare di un paio di gradi su una scala temporale di 10.000 anni. Tuttavia, le attuali previsioni di variazione della temperatura della superficie del mare sono di circa 0,7 gradi in un secolo. Il nostro studio dimostra che oltre a rispondere ai cambiamenti a livello del mare, in passato la barriera corallina è stata particolarmente sensibile ai flussi di sedimenti e questo significa che, nell’epoca attuale, dobbiamo capire in che modo le pratiche dell’industria primaria stanno influenzando il contributo dei sedimenti e la qualità dell’acqua nella barriera corallina».