La Hawaii diventeranno 100% rinnovabili entro il 2040?

[13 marzo 2015]

Le commissioni del Senato e della Camera della Hawaii hanno approvato all’unanimità due progetti di legge che chiedono di aumentare il Renewable Portfolio Standard (RPS) dello Stato insulare Usa dall’attuale obiettivo del 70% entro il 2030 ad un obiettivo finale del 100% ntro il 2040. Le Hawaii si son date il RPS nel  2001 ed attualmente poco più del 21% della loro energia proviene da fonti rinnovabili, con un aumento del 12% in 6 anni».

Il senatore Mike Gabbard, che presiede l’Energy and Environment Committee delle Hawaii e che ha proposto il disegno di legge al  Senato, sottolinea che anche l’impresa energetica dello Stato  dice che il 65% di rinnovabili può essere raggiunto nel 2030 e il 100% 10 anni dopo, «E questo è una cosa enorme per il futuro del nostro Stato. Ogni anno, spendiamo da 3 a 5 miliardi dollari per l’importazione di combustibili fossili per alimentare la nostra economia. Le nostre bollette elettriche sono circa tre volte la media nazionale».

La Hawaii a sono in mezzo al Pacifico, a 2.500 miglia da Los Angeles e, insieme all’Alaska e al Texas, è uno dei soli tre Stati a non di avere una propria rete elettrica: ne ha tre per le tre maggiori isole. Nelle Hawaii l’energia elettrica costa carissima rispetto agli altri Stati Usa, visto che dipende dal petrolio importato dal continente che nel resto degli Usa rappresenta meno dell’1% della produzione di elettricità. Invece, solo 6 anni fa, oltre il 90% della produzione elettrica annuale delle Hawaii veniva da carbone e petrolio.

Ma le con il rapido progresso delle tecnologie rinnovabili, le Hawaii possono sfruttare la loro abbondante energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica, tutte fonti che stanno rapidamente sostituendo i costosi ed inquinanti combustibili fossili.

Qui gli ecoscettici repubblicani non sono un problema: lo Stato è fortemente dominato dai democratici – al senato hanno 24 seggi su 25 e alla Camera 44 su 51 – e il nuovo governatore, David Ige, sembra essere favorevole agli ambiziosi obiettivi per le energie rinnovabili, anche se deve ancora approvare le nuove proposte di legge.

Il democratico Chris Lee, che ha presentato la proposta di legge pro-rinnovabili alla Camera, è consapevle che l’isolamento dello Stato è un grande ostacolo e che lo stoccaggio delle energie rinnovabili «Avrà un ruolo chiave nel liberare il potenziale di tutte le fonti rinnovabili come il solare e l’eolico». Nel 2013, Hawaii avevano poco più di 600 megawatt di energie rinnovabili installate, con eolico, biomasse e geotermia che fanno la parte del leone. Da solo, nel 2013,  l’eolico rappresentava il 42% del totale delle rinnovabili alle Hawaii. Il fotovoltaico  decollato solo negli ultimi 5 anni, ma raddoppia ogni anno, ma ha dovuto fare i conti con le utilities che si rifiutavano di collegare i pannelli privati alla rete accampando “problemi tecnici” che, semplicemente non esistevano.  Dietro questo ostruzionismo per impedire la concorrenza ci sarebbe il famigerato American Legislative Exchange Council (Alec), un’organizzazione “coperta” che riunisce politici conservatori e grandi interessi corporativi. Negli ultimi anni questo gruppo di reazionari ha condotto una crociata anti-anti-Epa,  coordinata e munificamente finanziata, che aveva nel mirino l’energia pulita, condotta cercando di imporre Stato per Stato Usa il “model legislation”.

Ma il modello di produzione di energia diffusa sta prendendo piede comunque alle Hawaii, anche se a dicembre la NextEra Energy, una utility company della Florida, ha accettato di acquistare per circa 6 miliardi di dollari  tutte e tre le utilities elettriche delle Hawaii di Big Island, Maui e Oahu, di proprietà di Hawaiian Electric Industries. NextEra sta progettando di investire massicciamente in infrastrutture di trasmissione e distribuzione, compreso un cavo sottomarino che costerà 600 milioni di dollari che collegherà le reti elettriche di Oahu e Maui. L’utility prevede inoltre di sostituire molto del petrolio importato con il gas naturale liquefatto (GNL)

Ma Jeff Mikulina, direttore esecutivo della Blue Planet Foundation, una Ong hawaiana che sostiene le energie rinnovabili, spiega a ThinkProgress che «Mentre alcuni sono eccitati per la potenziale capacità di NextEra di investire nell’ammodernamento della rete e nelle altre infrastrutture necessarie per sostenere le energie rinnovabili, altri sono preoccupati per il loro utilizzo di GNL e la mancanza di sostegno alla generazione distribuita in loco dei clienti. Questa incertezza sottolinea la necessità di un quadro politico chiaro, all’interno del quale l’utility possa operare. Il 100% di rinnovabili per legge rientra nell’ambito della volontà sociale e politica necessaria per raggiungere questi obiettivi nel prossimo futuro. Non dobbiamo dimenticare che Hawaii ha alcune delle più solide risorse eoliche del mondo, il sole che splende quasi ogni giorno, le onde che battono le nostre coste e un vulcano nel nostro cortile. Quindi, se dovunque si può risolvere questi problemi, le Hawaii possono farlo».

Ma Mikulina e diversi ambientalisti non si fidano di NextEra e dicono che l’utility si è già opposta a tutti gli interventi da parte di gruppi locali per assicurare che l’affare sia fatto tenendo conto dell’interesse pubblico: «C’è un crescente timore che per recuperare i soldi dovranno eliminare la concorrenza dei tetti solari e delle altre fonti rinnovabili e mantenere i nostri prezzi artificialmente alti – spiega Lee, che vede un precedente poco promettente nell’attività della società in Florida, dove – hanno buttato milioni in contributi politici, hanno fatto abrogare gli obiettivi di energia rinnovabile dello Stato ed eliminato la concorrenza lasciando i consumatori prigionieri del monopolio delle utilities». Per questo l’esponente democratico punta ad un quadro politico chiaro che assicuri l’eliminazione completa della dipendenza dai combustibili fossili ed ha anche proposto un disegno di legge che fissa un obiettivo di consumo di energia netta zero per sistema universitario dello Stato entro il 2035.

Gli hawaiani sembrano dalla parte deli ambientalisti e dei democratici anche perché sono preoccupati per i cambiamenti climatici, visto che l’innalzamento del livello del mare e l’aumento delle temperature minacciano l’ecosistema fragile e unico del loro arcipelago-Stato. .

Qualche giorno fa l’ex governatore hawaiano George Ariyoshi ha scritto un editoriale sull’Honolulu Star-Advertiser, sostenendo il target rinnovabili del 100%  perché «La realtà climatica è ovunque: erosione delle coste, le barriere coralline che stanno morendo, siccità, inondazioni, condizioni meteorologiche estreme».

Secondo il 2014 National Climate Assessmen, le Hawaii sono a forte rischio per gli effetti del cambiamento climatico: l’aumento del livello dell’oceano provocherà infiltrazioni saline nelle limitate riserve di acqua dolce di acqua dolce delle isole: l’aumento delle temperature e il cambiamento dei modelli delle precipitazioni metteranno ancora più a rischio la sopravvivenza degli animali autoctoni; il turismo, che rappresenta un quarto dell’economia dello Stato, rischia di perdere aree come  Waikiki Beach e da solo potrebbe significare una perdita annuale di 2 miliardi di dollari.

Ariyoshi conclude: «Sapendo che in tutto questo la cosapiù importante che possiamo fare è quella di smettere di bruciare combustibili fossili, oggi potremmo impegnarci per garantire la speranza di un clima stabile domani?»