La lobby segreta del petrolio e gas Usa è l’Iogcc?

Creato dal Congresso nel 1935, nel 1978 il Dipartimento di Giustizia chiese di scioglierlo, ma è ancora lì

[12 aprile 2016]

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Lisa Song, scrive su  Inside Climate News, recente vincitore del Premio Pulitzer,  e nell’inchiesta “Is the IOGCC, Created by Congress in 1935, Now a Secret Oil and Gas Lobby?” racconta una storia che fa impallidire l’affaire italiano Guidi-petrolio. La Song parte dal 2005, quando il Congresso Usa limitò fortemente possibilità dell’Environmental Protection Agency di regolamentare il fracking, e scruive che «è stata una vittoria per una organizzazione quasi-governativa che ha lavorato tranquillamente per decenni per limitare supervisione federale su petrolio e gas». Si tratta dell’Interstate Oil and Gas Compact Commission (IOGCC), un gruppo di pressione che ha più di 80 anni e che ha cominciato a brigare perché l’Epa non si occupasse del fracking già nel 1999, quando la fratturazione idraulica era una tecnica ancora quasi sconosciuta.  Anche se il Congresso lo considera un interstate compact l’IOGCC si autodefinisce  come un ente governativo, il che gli permette di chiamare “education” la sua attività di lobbying su parlamentari.  «Ma in realtà – spiega la Song – è guidato dai regolamentatori amici dell’industria degli stati dove si produce petrolio e gas e ben un terzo dei suoi membri provengono dall’industria stessa». L’OGCC lavora dietro le quinte da decenni per non far approvare leggi e regolamenti federali, ma lo fa in modo così spudorato che nel 1978 il Dipartimento di giustizia Usa ne chiese lo scioglimento perché si era evoluto in una advocacy organization. Ma non se ne fece di nulla.  Nel 199 partì una massiccia operazione di lobbistica in favore di una risoluzione del senatore repubblicano James Inhofe per esonerare il fracking dal Safe Drinking Water Act. 6 anni dopo una misura simile diventò legge all’inizio del secondo mandato di George W. Bush e l’IOGCC esultò sulla sua newsletter: «Il Congresso approva l’emendamento legislativo dello IOGCC per la fratturazione idraulica, portando a compimento molti anni di duro lavoro da parte della Commissione». L’emendamento diventò noto come  “scappatoia Halliburton”, dopo che il famigerato gigante dei servizi petroliferi venne compreso nell’Energy Policy Act del 2005. E’ questa norma che, insieme ai progressi tecnologici ha permesso il boom del fracking negli Usa, con enormi benefici economici per le compagnie fossili ed altrettanto enormi problemi di inquinamento dell’acqua potabile e atmosferico e di aumento delle emissioni di i un potente gas serra come il metano. La “scappatoia Halliburton” è solo uno dei molti esempi dell’influenza dello IOGCC sulla politica energetica Usa e le sue pressioni hanno contribuito a mantenere le regolamentazione delle attività dell’oil & gas per lo più nelle mani degli Stati, con un puzzle di leggi che consente alle compagnie di inquinare di più in alcuni Stati che in altri. La scarsità di regolamentazione federale e le pratiche statali incoerenti hanno svolto un forte ruolo nei disastri infrastrutturali, come nella contaminazione delle acque e nel recente disastro della gigantesca perdita di gas da Aliso Canyon, in California.

L’IOGCC è poco conosciuto e ha un budget relativamente modesto di un milione di dollari, ma nel 2009 è riuscito a bloccare il tentativo di un gruppo di parlamentari del Congresso di eliminare la “scappatoia Halliburton” , riuscendo subito a far approvare a diversi Stati risoluzioni per mantenerla, che ricalcavano un testo dello IOGCC, e le agenzie di diversi Stati hanno  testimoniato per conto dello IOGCC davanti al Congresso  per difendere la sicurezza del fracking. L’IOGCC ha fatto anche opposizione contro le norme federali sullo stoccaggio sotterraneo di gas naturale e ha lavorato con il repubblicano John Boehner per presentare un disegno di legge per bloccare la regolamentazione del fracking nelle public lands.

Quello che distingue l’IOGCC da altri gruppi lobbistici, think tanks  e  organizzazioni di pressione politica è proprio il suo status di interstate compact, autorizzato con un atto del Congresso, che può sfuggire al Lobbying Disclosure Act  senza dover rendere conto all’opinione pubblica delle sue attività. Ma l’IOGC non è propriamente un’organizzazione governativa e quindi non gli può essere chiesto di non premere per modificare le leggi esistenti. Il Campaign Legal Center, una Ong apartitica che si batte per ridurre l’impatto del  big money sul sistema politico Usa dice che lo IOGCC fa lobbyng ma viene trattato come un ente pubblico, ma sostiene di non essere un ente pubblico quando dovrebbe rendere conto delle sue attività in base alla Freedom of Information (Foi).

L’IOGCC rappresenta 30 membri produttori di petrolio e gas, un terzo dei suoi 495 membri provengono dalle autorità di regolamentazione degli Stati e alti esponenti  del Texas e dell’Oklahoma, notoriamente amici dell’industria fossile, occupano il vertice: la governatrice dell’Oklahoma Mary Fallin è l’attuale presidente IOGCC. David Porter, presidente della Texas Railroad Commission (che regolamenta petrolio e gas) è il vice presidente e il secondo vice presidente è Michael Teague, segretario per l’ energia e ambiente dell’Oklahoma. Fin dal 2010, I tre principali dirigenti della Texas Railroad Commission, compreso Porter, hanno complessivamente avuto più di 2 milioni di contributi elettorali da pate dell’industria degli idrocarburi che dovrebbero sorvegliare. Le agenzie dell’’Oklahoma da anni sono al lavoro per minimizzare nell’opinone pubblica il rischio dei terremoti locali provocati dal fracking di petrolio e gas.

Un altro terzo dei membri dello IOGCC lavorano nell’industria oil & gas,  compreso Harold Hamm, amministratore delegato di Continental Resources e membri dell’American Petroleum Institute. Il resto proviene soprattutto da studi legali e società di consulenza. Solo tre provengono da gruppi ambientalisti. Eppure la portavoce IOGCC, Carol Booth, ha detto a Inside Climate News che «L’IOGCC non è una lobby. Informare ed educa i regolatori statali, i funzionari federali, i responsabili politici e l’opinione pubblica in generale e non deve dichiararlo:..  L’IOGCC non ha alcuna autorità di regolamentazione». Ma nei suoi documenti l’IOGCC incoraggia i suoi membri a fare pressione sui legislatori. «Siamo la vostra voce al Congresso. Siate la nostra nel vostro Stato», si legge in “Tips for Effective Activism”, destinato ai nuovi membri dell’organizzazione. E in un’altra pubblicazione viene sottolineata l’importanza di  far capire ai parlamentari il punto di vista IOGCC sull’attuazione delle politiche ambientali o e sociali. Naturalmente tutto questo viene fatto passare come normali rapporti tra Stati e Palamento federale e l’IOGCC non vuol sentir parlare di lobbying. Ma Bruce Baizel, direttore del programma energia di Earthworks, ribatte che «L’IOGCC va spesso a braccetto con la leadership eletta di uno Stato, quindi sono in una posizione molto forte. Il gruppo può pretendere di parlare per gli stati e per players economici molto potenti negli Usa , il che gli apre le porte al Congresso». Jesse Coleman, di Greenpeace Usa, che indaga sulle attività dello IOGCC dal 2014, definisce la combinazione di regolamentatori e rappresentanti dell’industria fossile «Un meccanismo per la corruzione davvero sottile».  Coleman e Steve Horn, un reporter di DeSmogBlog, un  website che smonta le balle dei negazionisti climatici, hanno avuto accesso a decine di documenti IOGCC attraverso le agenzie di regolamentazione e dicono che «L’IOGCC rappresenta l’industria petrolifera, ma un sacco di persone non sanno cosa sia, il che lo rende  un lobbista fantasma».

Dei tre rappresentanti dei gruppi ambientali nello IOGCC, il più attivo è Scott Anderson, uno scienziato dell’Environmental Defense Fund (EDF). Gli altri due sono Michael Freeman di Earthjustice e Suzanne O’Neill della Colorado Wildlife Federation. Freeman ha detto a Inside Climate News dice di non aver mai partecipato ad alcuna attività IOGCC e O’Neill non ha risposto alle richieste di commentare la sua partecipazione. Invece Anderson spiega: «E’ piuttosto solitario essere l’unico difensore dell’ambiente in questi meeting. Se si guarda all’organizzazione durante la sua storia e nella sua composizione attuale, c’è sicuramente molta influenza da parte dell’industria. Ma impegnarsi con l’IOGCC aiuta il lavoro di EDF riguardo alla riduzione dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Penso che il gruppo riconosca il valore di avere una voce ambientalista nell’aula». Quando Wyoming è diventato il primo Stato ad approvare la fracking chemical disclosure law  nel 2010  si è ispirato a un discorso Anderson in un evento IOGCC, «Ecco, questo è un esempio di una prospettiva più verde», dice Anderson. EDF ha collaborato con le compagnie petrolifere e gasiere a alla ricerca sulle fughe di metano, ma sui cambiamenti climatici l’IOGCC non ha nessuna posizione  e ripete il mantra repubblicano «Non siamo scienziati» e «Non possiamo commentare le cose che non conosciamo»,  un  po’ strano per un’organizzazione zeppa di tecnici e politici che si occupano di combustibili fossili e che è sempre pronto a schierarsi con l’industria del fracking quando si tratta di inquinamento delle falde idriche e delle emissioni di metano.

Holman, di Public Citizen, conclude: «L’IOGCC funziona proprio come un’associazione commerciale privata, ma ha ottenuto una atto del Congresso e lo stanno utilizzando per eludere il Lobbying Disclosure Act.  Quando degli enti governativi parlano tra loro, tendono a non vedersi come lobbying, quindi non viene riportato in quanto tale, ma ritengo che dovrebbero basarsi su una rigorosa interpretazione della legge. Non abbiamo un meccanismo di applicazione per assicurarci che coloro che dovrebbero registrarsi [come lobbisti] siano registrati. Ci affidiamo al buon cuore dei lobbisti. L’IOGCC è un’agenzia che merita un ulteriore esame».