La nuova ambasciatrice Usa all’Onu sarà una scettica climatica

La nomina di Nikki Haley è un motivo in più per di preoccuparsi per il clima e l’ambiente del mondo

[24 novembre 2016]

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Il presidente Usa eletto, Donald Trump, ha detto che nominerà la governatrice repubblicana del South Carolina,  Nikki Haley ambasciatrice all’Onu degli Stati uniti d’America. In Italia in molti hanno tirato un sospiro di sollievo perché, secondo loro, la nomina di una donna “moderata”, di origine indiana, a rappresentare gli Usa all’Onu tranquillizzerebbe anche la stessa India e la Cina sulle reali intenzioni degli Usa riguardo alla lotta al cambiamento climatico e, soprattutto, agli impegni presi da Barack Obama negli accodi su clima ed energia sottoscritti con New Delhi e Pechino.  A parte che tra India e Cina storicamente non corre buon sangue… Ma è proprio così?

A quanto pare no. I primi commenti che arrivano dagli Usa fanno notare che la Haley non ha praticamente nessuna esperienza di politica estera: secondo quanto scrive il Post and Courier, il giornale più letto in South Carolina, durante il suo mandato come governatore,  iniziato nel 2011,  ha fatto solo 8 viaggi all’estero che «sono stati principalmente per partecipare a fiere e incontri per potenziali prospettive di sviluppo economico». Un curriculum davvero misero rispetto a quello all’attuale ambasciatrice Usa all’Onu,  Samantha Power, che quando era una giornalista ha vinto il premio Pulitzer per i suoi reportage dalle guerre in Jugoslavia  e per un libro sul genocidio balcanico. La Power ha lavorato per la Kennedy School di Harvard, dove diretto l’iniziativa per i diritti umani, e poi è stata consulente per la politica estera di Obama quando era ancora senatore, prima di entrare nel National security council, quando Obama è diventato presidente. L’attuale ambasciatrice Usa all’Onu s è nota – e contestata – per essere una sostenitrice del moral intervention.

Delle competenze della Haley in politica estera non c’è traccia, tranne che ha durante criticato la promessa fatta da Trump in campagna elettorale di vietare ai musulmani di entrare negli Usa.  D’altronde la Haley è figlia di immigrati dall’India.

Ma il cuore della Haley batte a destra: ha come Trump criticato il divieto di Obama di esporre la bandiera confederata e non voleva rimuovere la bandiera simbolo del razzismo e dello schiavismo dalla capitale del South Carolina. Lo ha fatto a malincuore  solo nel 2015, dopo che un uomo bianco ha fatto una strage in una storica chiesa nera di Charleston, sparando sui fedeli e uccidendo 9 persone.

Ma la nomina dell’Haley ad ambasciatrice Usa all’Onu preoccupa gli ambientalisti statunitensi soprattutto  per quanto riguarda la sua politica sui cambiamenti climatici, che non è assolutamente in sintonia con quanto la comunità internazionale ha riconfermato alla recente Conferenza delle parti dell’United Nations framework  conention on climate change (Unfccc)  di Marrakech.  Se praticamente tutti i Paesi del mondo riconoscono che il cambiamento climatico di origine antropica è una minaccia per l’esistenza stessa dell’umanità, la donna che rappresenterà gli Usa alle Nazioni Unite non sembra pensarla esattamente così.

Su Think Progress, Samantha Page spiega che «Mentre i non ha negato esplicitamente la veridicità della scienza del cambiamento climatico, nel 2013, la Haley è stata accusata di aver nascosto un rapporto del South Carolina Department of Natural Resources» che illustrava quali saranno le sfide che il cambiamento climatico comporterà per il South Carolina.  Infatti, il rapporto rivelava che nei prossimi 70 anni, le temperature medie nel South Carolina potrebbero salire fino a 5° C in più  facendo aumentare i rischio di malattie e  portando alla perdita di habitat per la fauna selvatica, oltre a comportare numerosi problemi per lo Stato dal punto di vista a economico e culturale, con effetti devastanti soprattutto lungo la costa.

Più recentemente, la Haley è stata fortemente criticata per non aver riconosciuto il ruolo svolto dai  cambiamenti climatici nelle devastanti inondazioni che hanno colpito il suo Stato e che nel 2015 hanno fatto 16 vittime causato miliardi di dollari di danni. Durante una conferenza stampa, la governatrice repubblicana ha detto che si trattava di un evento con livelli di pioggia che vengono raggiunti una volta ogni mille anni, ma non ha voluto fare nessun collegamento tra l’evidente aumento di eventi meteorologici simili, che si ostina a definire «rari», e i cambiamenti climatici.

Gli ambientalisti le hanno ricordato che «Purtroppo, il cambiamento climatico non è un problema che possiamo scegliere di ignorare» e l’attuale inviato Usa all’Onu sui cambiamenti climatici, Jonathan Pershing, ha detto di recente: «Attualmente, ci aspettiamo  5 piedi (1,5 metri) di innalzamento del livello del mare entro il 2050» e la costa del South Carolina con un innalzamento del livello del mare di questo tipo avrebbe problemi colossali, che cambierebbero la stessa fisionomia dello Stato, come dimostrano le mappe della National oceanic and atmospheric administration Usa che pubblichiamo.

E’ lo stesso innalzamento del mare, che cancellerebbe coste e intere città in tutto il mondo, che è uno dei principali motivi che hanno spinto la comunità internazionale (salvo, per ora, gli Usa di Trumpi) ad agire insieme contro i cambiamenti climatici.

Ma il team di transizione di Trump è pieno di  negazionisti climatici e di ultras che vogliono che la nuova Amministrazione Usa abbandoni  l’Accordo di Parigi. La Page sottolinea che Steven Groves dell’Heritage Foundation, un membro del team di transizione del Dipartimento di Stato, ha detto che gli Stati Uniti dovrebbero semplicemente prendere le distanze dall’Unfccc. Cosa che non era balenata nella mente nemmeno ad uno come George W. Bush e ai suoi falchi neocon ed ecoscettici che non avevano sottoscritto il Protocollo di Kyoto.

La Page conclude: «Non è chiaro se la Haley se la sentirà di far diventare il Paese un paria internazionale. Nel frattempo, i segnali per il clima sotto l’amministrazione Trump non sono buoni».