La Protezione civile ha bisogno di un maggior coinvolgimento mirato dell’Unione europea

Per affrontare le catastrofi climatiche c’è bisogno di una vera Protezione civile europea

[10 ottobre 2018]

Il cambiamento climatico è stato descritto come una delle maggiori minacce globali del XXI secolo. Arriva con eventi meteorologici sempre più estremi: tempeste, inondazioni e incendi in tutta Europa, che rappresentano una seria minaccia per le nostre società, economie ed ecosistemi. Nel 2017, da soli gli eventi meteorologici hanno causato 200 vittime. Queste catastrofi richiedono assistenza reciproca e cooperazione che vanno oltre i confini nazionali.

Con l’Union Civil Protection Mechanism, l’Ue ha istituzionalizzato la cooperazione transfrontaliera. L’ Emergency Response Coordination Centre è l’espressione visibile della solidarietà europea, afferma il midterm report. Tuttavia, questo sistema, che si basa su contributi volontari degli Stati membri, si è rivelato insufficiente per rispondere a gravi emergenze. Il Comitato economico e sociale europeo (Cese) ha delineato un meccanismo di protezione civile dell’Unione pienamente sviluppato, basato su tre elementi essenziali:

1 Una struttura di protezione civile europea, Un’autentica struttura di Protezione civile europea dovrebbe colmare le lacune individuate nei sistemi di risposta nazionali. Per costruire questa capacità, l’Unione deve finanziare l’acquisizione di nuove risorse, ad esempio gli aerei antincendio. Queste nuove risorse potrebbero essere basate su contratti di affitto o sulla riparazione e l’adattamento di attrezzature esistenti, con contributi significativi dall’Unione. L’Unione potrebbe anche sostenere i costi derivanti dalle azioni svolte dal meccanismo o dai costi di trasporto. Alcuni di questi aspetti sono già previsti nell’attuale meccanismo, il che è stato un buon inizio. Tuttavia, il basso livello di cofinanziamento offerto dall’ attuale sistema significa che gli incentivi non vengono utilizzati pienamente.

2 Coerenza della capacità con altri strumenti esistenti. Inoltre, i nuovo meccanismo dovrebbe essere più coerente sia all’interno che all’esterno dell’Ue. Ciò significa che l’istituzione di una struttura di Protezione civile europea deve andare di pari passo con ulteriori sforzi di prevenzione da parte degli Stati membri. La prevenzione dovrebbe essere un obiettivo principale della gestione delle catastrofi e, insieme al meccanismo di risposta, deve essere ulteriormente sviluppato. Il nuovo meccanismo dovrebbe combinarsi con altri strumenti dell’Ue esistenti di risposta alle catastrofi, come lo strumento di aiuto umanitario. Un corretto coordinamento tra i due strumenti garantirà che l’azione generale dell’Ue sia più coerente ed efficace sia all’esterno che all’interno dei confini dell’Ue.

3 Un’equa ripartizione delle risorse. L’attuale bilancio del meccanismo, che ammonta a 368 milioni di euro per il periodo 2014 – 2020, è irrisorio rispetto agli oltre 433 miliardi di euro di perdite economiche provocate dagli eventi climatici estremi che hanno colpito gli Stati membri dal 1980. Un maggiore impegno finanziario dovrebbe andare di pari passo con un adeguato ruolo di coordinamento per l’Ue.

Mi aspetto che l’Unione europea eserciti in pieno il comando e il controllo di ogni nuova struttua di Protezione civile europea. Dato che l’Unione si impegnerà a fondo per l’acquisizione di risorse per la nuova struttura, ne manterrà anche il possesso.

Infine, desidero sottolineare che i cittadini continuano a fidarsi di un servizio di Protezione civile europeo: nel corso degli anni i dati di Euobarometro hanno costantemente dimostrato che il 90% degli intervistati considera importante per l’Ue contribuire a coordinare la risposta alle catastrofi all’interno del proprio territorio con il ruolo di Protezione civile. La maggior parte dei cittadini dell’Ue (56%) ritiene che il proprio Paese non disponga dei mezzi per affrontare da solo tutti i principali disastri. Queste cifre dimostrano che la Protezione civile è una di quelle aree in cui i cittadini vogliono vedere più Europa.

di Dimitris Dimitriadis, membro del Cese ed ex presidente del Cese

Le proposte di Dimitris Dimitriadis verranno presentate a Christos Stylianides, commissario europeo per gli aiuti umanitari e la a gestione delle crisi, alla sessione plenaria del Comitato economico e sociale europeo il 18 ottobre alle ore 9.00. Segui il dibattitto in webstreaming qui