La Repubblica Dominicana verso l’85% di elettricità rinnovabile

Cambio di paradigma energetico nei Caraibi? La roadmap del Worldwatch Institute

[9 luglio 2015]

Repubblica dominicana

Il Worldwatch Institute ha presentato al ministro dell’energia e miniere della Repubblica Dominicana, Antonio Isa Conde, il rapporto Aprovechamiento de los Recursos de Energía Sostenible de la República Dominicana,  realizzato da Alexander Ochs, direttore clima ed energia del Worldwatch, e dal suo team, che sottolinea i benefici sociali, economici ed ambientali che deriverebbero al Paese caraibico di una transizione ad un sistema efficiente basato sulle energie rinnovabili.

Secondo lo studio, «La transizione ad un sistema elettrico alimentato per l’85% da energie rinnovabili può ridurre il costi medio dell’elettricità nella Repubblica Dominicana del 40% nel 2030 rispetto al 2010. Questa strada ambiziosa verso le energie rinnovabili sarebbe più sicura ed affidabile per fornire energia all’isola. Inoltre, creerebbe fino a 12.500 posti di lavoro in più e ridurrebbe le emissioni di gas serra nel settore elettrico dominicano ad appena 3 milioni di tonnellate all’anno, intanto renderebe più resistente il settore energetico agli impatti del cambiamento climatico e ridurrebbe l’inquinamento locale dell’aria e dell’acqua».

Attualmente la Repubblica Dominicana dipende dalle importazioni di combustibili fossili per l’86% della produzione della sua elettricità, con enormi costi economici ed ambientali. Il 109% del Pil  del Paese finisce nelle importazioni di combustibili fossili e nel 2011 i sussidi per calmierare il prezzo dell’elettricità hanno superato un miliardo di dollari. Le perdite di rete e di distribuzione sono altissime: il 32%, con perdite economiche significative per il sistema energetico dominicano. Una dipendenza dai combustibili fossili che si traduce anche in inquinamento, costi per la salute e che contribuisce al cambiamento climatico.

Ochs ha sottolineato che «La transizione verso un sistema sostenibile è nell’assoluto interesse nel lungo periodo per il Paese. Questa roadmap fornisce ai decision makers ed agli takeholders della República Dominicana l’analisi tecnica, socioeconomica, finanziaria e politica necessaria per orientare ancora di più la transizione del Paese verso un sistema elettrico che funzioni. Lo studio dimostra che esiste una via alternativa che sia socialmente, economicamente ed a ambientalmente sostenibile. Insieme ai nostri partner dell’isola, abbiamo dimostrato che un sistema energetico basato sulla distribuzione efficiente e sull’uso competente delle enormi risorse rinnovabili interne disponibili è l’unica maniera intelligente di andare avanti per la Repubblica Dominicana».

Il primo passo da fare per ridurre il prezzo dell’elettricità al consumo è quello di ridurre le perdite della rete elettrica e migliorare l’efficienza della produzione di energia, adeguandosi agli standard internazionali. L’abbassamento dei costi arriverà anche dalla mitigazione delle emissioni di gas serra attraverso controlli  efficienti dell’illuminazione nei nuovi edifici commerciali, con la sostituzione delle lampadine ad incandescenza direttamente con i LED e con investimenti nell’elettronica  più efficiente nelle imprese commerciali e nelle case.

Ma i consumi di energia nella Repubblica Dominicana sono destinati comunque a crescere, ma il Worldwatch Institute è convinto che «Se si implementano i mezzi di rafforzamento della rete, l’energia rinnovabile può soddisfare in maniera affidabile fino all’85% della domanda di elettricità della Repubblica Dominicana, riducendo allo stesso tempo i costi dell’energia». Di questa nuova energia installata entro il 2030 ben l’85% verrebbe dal fotovoltaico, (4.708 MW), poi contribuirebbe l’eolico (4.205 MW) e le tecnologie rinnovabili sono ormai pienamente competitive con le energie convenzionali, anche se non si tiene conto delle “esternalità”.

Ochs ha evidenziato che «L’aspetto sociale ed economico delle energie rinnovabili diventa ancora più forte una volta che i costi molto reali della contaminazione dell’aria e dell’acqua – così come i costi relativi alla salute  della produzione dei combustibili fossili – vengono inclusi. Aggiungete il cambiamento climatico all’equazione e la logica che sta dietro le tecnologie dell’energia pulita e moderna diventa un’ovvietà economica».

Il rapporto evidenzia che la generazione distribuita, che produce energia dove viene consumata, può ridurre fortemente  le perdite di rete ed è più resistente della produzione centralizzata agli impatti del cambiamento climatico, come uragani, alluvioni o siccità, inoltre i sistemi distribuiti sono l’unica soluzione per fornire energia a quel 4% di dominicani che vivono in zone remote e prive di accesso all’elettricità.

Il maggiore ostacolo a questa rivoluzione energetica caraibica sono i costi iniziali: per arrivare all’85% di energie rinnovabili occorrono investimenti per circa 78 miliardi di dollari. «Tuttavia – dicono i ricercatori –  il passaggio alle fonti rinnovabili è molto più conveniente rispetto a qualsiasi scenario che si basa sulle fonti energetiche convenzionali, compresa l’installazione, il funzionamento e l’alimentazione di centrali elettriche a base di combustibili fossili. Il risparmio complessivamente ottenuto dal Paese nello scenario rinnovabili più elevato (85%) è di 25 miliardi di dollari entro il 2030. Questo potrebbe liberare, nel corso dei prossimi 15 anni, un significativo ammontare di denaro pubblico, da spendere per altre pressanti preoccupazioni sociali ed economici».

Ochs conclude: «Nella Repubblica Dominicana sta avvenendo un cambiamento di paradigma e la nostra roadmap lo accelererà di più. Il governo del Paese, l’industria privata e i protagonisti della società civile sono venuti a vedere l’importante ruolo della riforma energetica nella riduzione dei costi dell’elettricità, nel rafforzamento dell’economia nazionale, nella creazione di opportunità sociali, contribuendo ad un ambiente più salubre. Il Paese è ora ad un punto cruciale in cui si devono attuare misure mirate, al fine di ottenere tutti i vantaggi di un sistema energetico sostenibile per le generazioni a venire».