Dal 2000 l’allarme è stato ripetuto 16 volte: ora andiamo verso +1,2 °C

La scienza risponde a Trump: il 2016 sarà il nuovo anno più caldo di sempre

In crescita gli eventi climatici estremi, e i migranti ambientali sono già oltre il doppio quelli segnati da conflitti e violenze

[14 novembre 2016]

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«Un altro anno. Un altro record. Le alte temperature che abbiamo visto nel 2015 sono pronte per essere battute nel 2016». Il segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo),  Petteri Taalas, lascia pochi dubbi presentando l’anteprima del rapporto Status of the Global Climate in 2016. Il caldo extra che ha lasciato in eredità l’ultimo potente El Niño è scomparso, ma quello portato dal «riscaldamento globale continuerà».

Non dovrebbe essere una sorpresa ormai, dato che i 17 anni più caldi rispetto all’era pre-industriale si sono concentrati tutti dal 2000 a oggi (con l’eccezione del torrido 1998), anche se l’ecoscettiscimo conclamato da Donald Trump – che in campagna elettorale ha dichiarato il cambiamento climatico una bufala inventata dalla Cina per colpire le industrie Usa – non gli ha impedito di divenire il 45esimo presidente dello Stato più potente al mondo.

Anche a non voler osservare il termometro, il cambiamento climatico è ormai evidente ovunque attorno a noi.

Si cela dietro l’aumento degli eventi climatici estremi, sia nella frequenza che nella violenza: inondazioni e ondate di calore che un tempo si verificavano “una volta ogni generazione” stanno «diventando sempre più regolari», tanto che alcuni studi affermano che la probabilità che si verifichi un fenomeno di caldo estremo (come quello che nel 2015, nella sola Francia, fece 15mila vittime) è «già aumentata di 10 volte o più». Anche l’Italia ne sa qualcosa, e le Americhe non ne sono certo indenni; l’uragano Matthew quest’anno ha lasciato dietro di sé 546 morti accertati e 438 feriti. E a chi ancora dubita che ci sia un collegamento con le responsabilità antropiche, il Wmo risponde che la maggioranza degli studi pubblicati dal 2011 al 2014 ha individuato come «i cambiamenti climatici indotti dall’uomo abbiano contribuito agli eventi estremi» analizzati.

I più esposti ai cambiamenti climatici rimangono, come sempre, le popolazioni più povere, ma è un’illusione pericolosa pensare che un fenomeno globale possa essere racchiuso dentro dei confini.  Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, i migranti sono destinati ad aumentare a causa degli eventi climatici estremi, della crescente competizione per risorse naturali sempre più scarse e per l’innalzamento dei mari: secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, i migranti che si sono spostati per cause legate all’ambiente sono stati 19,2 milioni (in 113 paesi del mondo), «oltre due volte quelli associati a conflitti e violenze».

Il cambiamento climatico bussa dunque già pesantemente alle nostre porte e lo farà sempre di più, dato che l’area del Mediterraneo risulta tra le più esposte. Quel che è certo è che, da qui a fine anno, le temperature medie globali sono destinate ad arrivare a +1,2 °C rispetto all’era pre-industriale, ovvero a un passo rispetto a quanto stabilito dall’Accordo di Parigi: ovvero limitare il riscaldamento globale entro i +2 °C, e fare tutto il possibile per restare a +1,5 °C. Tutto il possibile ma, evidentemente, non ancora abbastanza. E per individuare i responsabili non occorre arrivare fino al presidente Usa: l’incremento di temperatura nel nostro Paese è già più grave della media mondiale, ma anche in Italia le emissioni di gas serra sono tornate a crescere.