La scomoda eredità di Obama a Trump: la strategia per decarbonizzare gli Usa

John Kerry a Marrakech: Trump non potrà battere il mercato e il boom delle energie rinnovabili

[17 novembre 2016]

Barack Obama sta per essere sfrattato da Donald Trump dalla Casa Bianca, ma vuole lasciare al nuovo inquilino, ecoscettico e negazionista climatico,  una scomoda eredità energetica e ambientale e l’ha messa nero su bianco in un  rapporto  di 111 pagine, “United States Mid-Century Strategy  – For deep decabonizzazione” appena pubblicato e che è stato presentato ieri nelle sue linee generali dal segretario di Stato Usa John Kerry nel suo intervento alla 22esima Conferenza delle parti dell’ United Nations framework convention on climate change  (Cop22 Unfccc) in corso a Marrakech, che ha confermato la distanza siderale  in campo climatico/ambientale tra l’amministrazione  Obama uscente e l’amministrazione Trump che sta per arrivare.

Infatti, la strategia enunciata dalla Casa Bianca punta a ridurre le emissioni di per avviare la transizione verso un sistema energetico low carbon e a ridurre le emissioni degli altri gas serra.

Commentando la strategia obamiana, Michael Brune, il direttore esecutivo di Sierra Club, la più grande e diffusa associazione ambientalista Usa, ha detto: «Ci complimentiamo con il segretario di Kerry e l’amministrazione Obama per il loro continuo impegno nei confronti di una  significativa e sostenibile azione per il clima sia negli Stati Uniti che in tutto il mondo. L’annuncio di questo ambizioso, audace, e realizzabile nuovo piano per decarbonizzare la nostra economia definisce un percorso chiaro da seguire per gli Stati Uniti: un percorso che definisce in modo rapido e drastico il taglio del pericoloso inquinamento da anidride carbonica pericoloso richiamando una phase out per quasi tutti i combustibili entro il 2050, con un incremento dell’efficienza energetica del 20% e il rimboschimento di 50 milioni di acri nel territorio Usa, il tutto mentre continua a crescere la nostra economia in forte espansione dell’energia pulita».

Brune rivolge un invito e un monito a Donald Trump: «Non importa chi ci sia alla Casa Bianca, un leader che vuole creare posti di lavoro, proteggere le nostre comunità e di essere preso sul serio nella comunità internazionale deve realizzare  l’eredità climatica  del presidente Obama e del segretario di Kerry. Chiunque non se ne renda conto,  non solo pone un vero e proprio pericolo per la nostra economia, le nostre famiglie e il nostro pianeta, ma semplicemente non può definirsi un leader globale».

Nel suo ultimo e discorso sul clima come segretario di Stato a Marrakech, John Kerry ha cercato di tranquillizzare  i leader mondiali  che vedono Trump come una minaccia per gli impegni climatici e ha assicurato – probabilmente senza crederci molto nemmeno lui – che gli Usa sarebbero in grado di rispettare i loro impegni anche n mentre Trump si prepara a occupare la Casa bianca. Kerry ha sottolineato che «La comunità globale è più unita che mai, non solo nell’accettare la sfida, ma nel confronto con l’azione reale. Nessuno dovrebbe dubitare della stragrande maggioranza dei cittadini degli Stati Uniti che riconoscono  che il cambiamento climatico è una realtà, e che sono determinati a mantenere i nostri impegni che sono stati presi a Parigi».

Kerry ha dedicato gran parte del suo discorso ad esaltare le forze di mercato che stanno guidando la transizione globale dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, sostenendo che gli investimenti nelle tecnologie rinnovabili – a prescindere dalla politica – aiuteranno il mondo a passare da un’economia ad alta intensità di carbonio ad una senza emissioni di CO2.

Una convinzione che è anche presente nel  World Energy Outlook 2016 dell’International energy agency, che però reputa gli sforzi messi in campo da privati e governi sono  insufficienti per centrare l’obiettivo di Parigi dei 2° C massimi di auimento delle temperature globali.

Kerry ha cercato di tranquillizzare le delegazioni alla Cop22 Unfccc: «Posso dirvi, con fiducia, che gli Stati Uniti sono sulla strada giusta per soddisfare tutti gli obiettivi internazionali che abbiamo creato, e che grazie alle decisioni del mercato che sono stati realizzati, non credo che questo possano essere rovesciati o che lo saranno».  La previsione è rischiosa: sarebbero più i mercati che la politica a impedire a Trump di fare quel che ha promesso: annullare l’adesione Usa all’Accordo di Parigi e favorire l’estrazione di combustibili fossili nelle terre federali e lungo le coste Usa e distruggere il Clean Power Plan di  Obama che ha cercato di porre limiti alle emissioni di gas serra dalle centrali elettriche.

L’umore verso gli Usa a Marrakesh è cupo e Kerry ha tentato di placare questi timori dicendo he l’accordo di Parigi dovrebbe fare appello ai leader mondiali perché aiutino i Paesi  a capitalizzare la crescita promessa dagli investimenti in energie pulite. Pensando evidentemente a c qual che sta per succedere a casa sua, il segretario di Stato Usa ha  detto che «Nessuna nazione avrà successo se si siede in disparte, sarò un handicap per il suo nuovo businesses che non potrà beneficiare dei vantaggi dell’esplosione del clean-tech. Attualmente, in tutto il mondo ci sono milioni di lavoratori nell’energia rinnovabile e se facciamo le scelte giuste, altri milioni di persone entreranno al lavoro. Il mercato è chiaramente diretto verso l’energia pulita e il trend potrà solo diventare più pronunciato».

Anche se Kerry non ha mai nominato direttamente Trump, che è l’ingombrante convitato di pietra alla Cop22 di Marrakech,  verso la fine del suo discorso ha fatto un riferimento alla nuova amministrazione Usa «Devo o riconoscere che quando questa Cop è iniziata, ovviamente,  nel mio Paese ha avuto luogo un’elezione. E so che, qui e altro, ha lasciato un sentimento di incertezza verso  il futuro. Io, ovviamente, capisco questa incertezza e,  mentre non posso stare qui a speculare su quali politiche perseguirà il nostro presidente eletto, posso dirvi questo: nel tempo che ho trascorso nella vita pubblica, una delle cose che ho imparato è che alcuni problemi sembrano un po’ diversi quando si è davvero in  carica ufficio piuttosto che durante la campagna elettorale. La verità è che, prima di tutto, il cambiamento climatico non dovrebbe essere una questione di parte».

Ma è davvero difficile stare tranquilli o credere a un rinsavimento ambientale e climatico di Trump:  come d fanotare Natasha Geiling su ThinkProgress, lo staff di transizione di Trump è pieno di gente che ha osteggiato le posizioni dell’Epa e dei dipartimenti degli Interni e dell’energia che «Non segnalano un ammorbidimento sul suo negazionismo climatico». Tipi come Myron Ebell, che si occuperà della transizione all’Epa, sono noti ecoscettici e l’ex governatrice dell’Alaska, Sarah Palin, una che nella sua campagna elettorale per le residenziali del 2008 ha usato lo slogan “Drill, baby, drill” e che si è fatta fotografare mentre cacciava gli orsi, potrebbe diventare segretario agli interni, cioè più o meno il nuovo ministro dell’ambiente Usa.