La siccità fa strage di bestiame in Somalia. Grave impatto su mezzi di sostentamento e sicurezza alimentare

Fao: «Necessario un sostegno urgente per aiutare i pastori. Le previsioni indicano precipitazioni sotto la media in aprile-giugno

[22 marzo 2018]

La Fao lancia un nuovo allarme per la Somalia: nella nostra ex colonia, «Le enormi perdite di bestiame a causa della siccità – in alcune zone il 60% delle mandrie – hanno gravemente danneggiato i mezzi di sostentamento dei pastori. Le perdite di bestiame minacciano di esacerbare la situazione della sicurezza alimentare del Paese, che rimane critica nelle aree pastorali centrali e settentrionali».

E le previsioni non fanno ben sperare: indicano precipitazioni sotto la media nel periodo  aprile-giugno, tanto che la Fao nel suo rapporto GIEWS (Sistema mondiale di informazione e allerta precoce) dice che «E’ necessario un sostegno urgente per costruire la capacità di risposta delle comunità pastorali e prevenire un deterioramento dei mezzi di sostentamento e della sicurezza alimentare».

Daniele Donati, rappresentante della Fao in questo Stato fantasma del Corno d’Africa, ricorda che «La Somalia è un’economia tradizionalmente agro-pastorale. Le massicce perdite di bestiame hanno colpito gravemente l’economia e la popolazione della Somalia. E’ fondamentale continuare a sostenere le famiglie di pastori a resistere agli shock legati al clima fornendo aiuti veterinari tempestivi e foraggio per il bestiame».
Nel 2016 e 2017, nelle regioni pastorali settentrionali e centrali della Somalia l’impatto negativo della siccità prolungata, sul bestiame in particolare, ha aumentato del 3% il numero di persone con grave insicurezza, raggiungendo gli 1,8 milioni, quasi il 30% della popolazione di queste aree.

Grazie soprattutto a robuste e continuate operazioni di assistenza umanitaria, all’inizio di quest’anno in Somalia la sicurezza alimentare è migliorata: «Il numero di somali colpiti da grave insicurezza alimentare è sceso del 15% dalla fine del 2017 – dice la Fao – ma rimane superiore del 170% rispetto ai livelli pre-crisi».

Invece, «Le massicce perdite di animali hanno portato a una riduzione dell’offerta di mercato, che a sua volta ha provocato un aumento dei prezzi del bestiame e dei prodotti zootecnici, come il latte, e le esportazioni di bestiame. Si prevede che ciò influirà pesantemente sull’economia del paese dove il settore zootecnico rappresenta circa il 40% del prodotto interno lordo e dove il 65% della popolazione è impegnato nell’allevamento del bestiame. Le famiglie nelle aree pastorali stanno già sopportando il peso dell’impatto economico negativo, un fatto che si riflette negli alti livelli d’indebitamento, che sta anche limitando fortemente l’accesso al cibo. Nelle regioni settentrionali e centrali, i debiti delle famiglie sono aumentati fino al 400% nel corso del 2017, spinti dall’acquisto a credito di cibo e acqua e dai prestiti di denaro per finanziare la migrazione del bestiame».

Per rispondere ai bisogni urgenti dei pastori somali colpiti dalla crisi, nel 2017 la Fao ha raggiunto 38,3 milioni di animali attraverso servizi di salute animale (trattamento per parassiti, malattie, ferite e vaccinazioni), ha fornito ad oltre 900.000 capi di bestiame alimentazione supplementare e ha consegnato oltre 53 milioni di litri d’acqua.

Nel 2018, la Fao  intende aiutare 2,7 milioni somali nelle aree rurali e per farlo sono necessari 236 milioni di dollari «per sostenere gli interventi sul bestiame, per aiutare i contadini a raccogliere un buon raccolto e per fornire denaro ai più vulnerabili, così da permettere alle famiglie di acquistare alimenti mentre la loro capacità di produrre cibo viene ripristinata. Fornire sostegno ai mezzi di sostentamento e denaro nelle aree rurali non solo permette di combattere la fame, ma minimizza i rischi di sfollamento e la vendita di asset produttivi che permettono alle persone di alimentarsi e sopravvivere».