«La geotermia? Nessun dubbio che sia una fonte rinnovabile»

La Toscana alla prova dei cambiamenti climatici: quali rischi, e come contrastarli

L’analisi di Giacomo Lorenzini, direttore del Centro interdipartimentale di ricerca per lo studio degli effetti del cambiamento climatico (Cirsec) nato all’Università di Pisa

[19 novembre 2018]

L’avanzare dei cambiamenti climatici porta con sé gravi rischi per tutto il mondo, e in particolar modo – come mette in evidenza l’ultimo rapporto prodotto dal Jrc della Commissione Ue – per l’Europa meridionale, Italia compresa. Anche la Toscana risulta particolarmente esposta agli effetti del riscaldamento globale, e in quali termini?

«Nel report, affrontato con approccio interdisciplinare, vengono considerate ben 11 categorie di impatto: inondazioni costiere e fluviali, siccità, agricoltura, energia, trasporti, risorse idriche, perdita di habitat, incendi boschivi, produttività del lavoro e mortalità correlata al caldo. Non è difficile pensare che la Toscana sia fatalmente coinvolta, magari in misura diversa, da tutte queste tipologie, alle quali mi permetto di aggiungere anche la tematica dell’inquinamento da ozono troposferico, per i suoi importanti riflessi sugli esseri viventi, sui materiali e sulla fisica dell’atmosfera.

Dal mio punto di vista – occupandomi di scienze agrarie – non posso non segnalare l’emergenza relativa ai persistenti andamenti stagionali estivi anomali sotto il profilo delle temperature e del regime pluviometrico. Ovviamente sto pensando alle “ondate di calore”, una volta eventi rari ma ormai una presenza frequente e intensa. Dovremo riconsiderare le strategie di coltivazione, modificare e adattare le pratiche agronomiche e affinare tecniche relative al risparmio idrico. Nessun dubbio sulla importanza degli incendi boschivi. Un pensiero, poi, al ruolo fondamentale della vegetazione urbana nel contrasto attivo alla diffusione di gas clima-alteranti e alla mitigazione degli effetti dei fattori ostili connessi con i nuovi scenari climatici».

Contro i cambiamenti climatici risulta importante intervenire sia sul fronte della prevenzione sia su quello della resilienza. Per quanto riguarda quest’ultimo punto la Regione Toscana ormai dal 2011 investe, ad esempio, risorse pari a 100 milioni di euro l’anno contro il dissesto idrogeologico: quali ritiene siano le priorità d’intervento?

«Da agronomo sono dell’idea che il patrimonio forestale svolga un ruolo centrale per il contrasto attivo ai problemi di erosione del suolo e di inondazione, oggi fenomeni ricorrenti, come forse mai in precedenza. Facile quindi individuare come priorità la necessità di indirizzare risorse nella direzione della gestione in qualità dei nostri ecosistemi arborei, troppo spesso lasciati degradare nell’indifferenza, se non addirittura abbandonati. Nel tema rientrano, ovviamente, anche gli incendi boschivi, responsabili di danni enormi (e spesso irreparabili) al capitale naturale».

Per quanto riguarda invece la prevenzione la Regione, in collaborazione con l’Università di Pisa, sta definendo il percorso “Toscana green 2050” per arrivare entro la metà del secolo a produrre energia elettrica solo da fonti rinnovabili. Tra queste un ruolo fondamentale è ricoperto dalla geotermia, che ad oggi assicura da sola il 73,2% della produzione toscana di elettricità rinnovabile: come si rapporta con questi dati di fatto lo stop agli incentivi attualmente previsto dal governo per questa fonte rinnovabile? 

«Onestamente faccio fatica a condividere l’idea che quella geotermica non sia una fonte energetica rinnovabile. Mi richiamo, invece, alla definizione che viene condivisa dalla comunità scientifica, secondo la quale «fonti energetiche rinnovabili sono quelle in grado di rigenerarsi grazie a processi naturali, continuamente alimentati dalle tre fonti base, sostanzialmente inesauribili su scale temporali lunghissime: solare, geotermica e gravitazionale». Quindi, nessun dubbio che la geotermia sia una fonte rinnovabile».