Accordo in vista anche per le emissioni degli aerei civili

L’Accordo di Parigi dopo la firma di Cina e Usa

Xi: «La Cina si aprirà alla nuova era della civiltà ecologica». Obama: «Un mondo più sicuro e prospero»

[5 settembre 2016]

Cina e Usa clima

In occasione del summit del G20 che si conclude oggi a Hangzhu, il capoluogo della provincia orientale cinese dello  Zhejiang, il presidente statunitense Barack Obama e quello cinese Xi Jinping hanno consegnato  ieri congiuntamente al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, gli strumenti di adesione all’Accordo di Parigi sul clima.

Xi Jinping ha sottolineato che «Il cambiamento climatico colpisce il benessere e il futuro dell’umanità. L’Accordo di Parigi traccia la via della cooperazione internazionale contro il cambiamento climatico per il post-2020 ed evidenzia la formazione in corso di un meccanismo di governance cooperativo, e win-win, equo e giusto sul cambiamento climatico. La consegna di questo documento giuridico rappresenta un nuovo impegno solenne del governo cinese. Consegnando insieme i loro documenti, la Cina e gli Usa hanno manifestato la loro ambizione e la loro determinazione a rilevare congiuntamente una sfida mondiale».

Il presidente cinese ha aggiunto che «Traendo profitto dalla messa in opera dell’Accordo di Parigi, la comunità internazionale deve raddoppiare gli sforzi per migliorare il meccanismo di governance mondiale e innovare sulle azioni pertinenti, al fine di facilitare il funzionamento totale dell’accordo. I Paesi sviluppati devono onorare i loro impegni, offrire un sostegno finanziario e tecnologico ai Paesi in via di sviluppo e rafforzare le loro capacità nelle azioni climatiche. La Cina, in quanto Paese in via di sviluppo responsabile e partecipante attivo alla governance climatica mondiale, metterà in opera I suoi progetti di sviluppo per una crescita innovatrice, coordinata, verde, aperta e condivisa, promuoverà pienamente il risparmio energetico, la riduzione delle emissioni e lo sviluppo low carbon e si aprirà alla nuova era della civiltà ecologica».

Obama ha detto: «Noi siamo qui insieme perché crediamo che tra tutte le sfide che abbiamo di fronte, la crescente minaccia del cambiamento climatico potrebbe definire i contorni di questo secolo più drammaticamente rispetto a qualsiasi altra sfida. Una delle ragioni per cui ho voluto questo incarico era quella di fare in modo che l’America facesse la sua parte per proteggere questo pianeta per le generazioni future. Nel corso degli ultimi sette anni e mezzo, abbiamo trasformato gli Stati Uniti nel leader globale nella lotta ai cambiamenti climatici. Ma questa non è una lotta che un solo Paese, non importa quanto potente, può affrontare da solo. Questo è il motivo per cui dell’accordo di Parigi del dicembre scorso è stato così importante. Quasi 200 nazioni si sono riuniti per un forte, duraturo quadro per incamminare l mondo su un percorso per un futuro low carbon. E un giorno potremo guardare a questo come il momento in cui abbiamo finalmente deciso di salvare il nostro pianeta».

Obama ha ricordato che «Insieme, gli Usa e la Cina rappresentano circa il 40% delle emissioni globali. Così oggi, stiamo portando  in modo significativo il mondo più vicino alla meta che ci siamo posti» ma ha aggiunto che «Naturalmente, l’accordo di Parigi da solo non risolverà la crisi climatica. Ma stabilisce un quadro duraturo che permette ai Paesi di abbattere le loro emissioni di anidride carbonica nel corso del tempo e di fissare obiettivi più ambiziosi, con l’avanzare della tecnologia. Ciò significa che la piena attuazione di questo accordo contribuirà a ritardare o evitare alcuni delle peggiori conseguenze del cambiamento climatico e ad aprire la strada a ulteriori progressi nei prossimi anni. Questa è la nostra migliore occasione per risolvere un problema che potrebbe finire per trasformare questo pianeta in un modo che ci renderebbe molto difficile affrontare tutte le altre sfide che potremmo trovarci di fronte».

Obama ha concluso rivelando che «Prima di venire qui, riflettevo con il segretario generale Ban Ki-moon in merito al summit che ci fu a Copenaghen nel primo anno della mia presidenza, che fu abbastanza caotico. E penso che sia giusto dire che se avessi guardato attraverso l’esito di quel meeting, le prospettive che noi fossimo qui oggi, le prospettive di un Accordo di Parigi, sarebbero sembrate molto lontane. Eppure, eccoci qui, il che indica che dove c’è una volontà e c’è una visione, e dove Paesi come la Cina e gli Stati Uniti sono disposti a dimostrare la loro leadership e a dare l’esempio, è possibile creare un mondo che sia più sicuro, più prospero e più libero di quello che ci è stato lasciato».

Ban Ki-moon è molto soddisfatto: «La Cina e gli Usa hanno superato una tappa storica: adesso abbiamo 26 Parti dell’Unfccc e il 39% delle emissioni mondiali di gas serra. E’ un grande successo»,  L’accordo d Parigi entrerà in vigore quando sarà ratificato da almeno 55 Paesi che totalizzino insieme il 55%  delle emissioni mondiali di gas serra. Per questo Ban ha chiesto agli altri leader mondiali di «accelerare il procedimento di ratifica nei loro Paesi, affinché possiamo tradurre l’ambizione di Parigi u in un’iniziativa trasformatrice per il clima della quale il mondo ha  bisogno con grande urgenza. Il summit di Hangzhu incoraggia la rapida entrata in vigore  di questo accordo chiave. La comunità internazionale deve mantenere questo slancio».

Sulla sua pagina Facebook, anche il presidente francese s François Hollande ha detto che «I due più grandi emettitori hanno raggiunto una tappa importante con questa ratifica che apre la strada a un’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi alla fine dell’anno».

Nathaniel Keohane, vicepresidente dell’ ‘Environmental Defense Fund, ha detto che «Il mantenimento della dinamica mondiale nella lotta contro il cambiamento climatico dipende in gran parte dall’impulso dato dagli Usa e dalla Cina, i due più grandi emettitori del mondo. Risale a circa due anni fa l’annuncio degli obiettivi di riduzione delle emissioni da parte della Cina e degli Usa che ha contribuito a mobilitare un ampio sostegno allo storico Accordo di Parigi  adottato nel dicembre 2015. La decisione odierna svolgerà  un importante ruolo simile, perché l’impulso dato da Usa e Cina inciterà altri Paesi ad aderire formalmente a quest’accordo e a svolgere il loro ruolo per garantire la sua entrata in vigore entro quest’anno».

Ma usa e Cina si sono resi protagonisti di un’altra intesa che riguarda anche l’aviazione civile, una delle fonti di emissioni di gas serra in più rapida crescita: il 3 settembre al summit dell’International civil aviation organization  (Icao) hanno promesso di sostenere la ricerca di un consenso a livello mondiale per risolvere il problema delle emissioni.

Keohane sottolinea che «Gli impegni dei due Paesi in accordo con l’Icao, così come l’annuncio della Cina di una sua partecipazione sono un buon inizio per ridurre lo scarto tra il futuro di un’aviazione in crescita e quel che è necessario per evitare i peggiori effetti del riscaldamento globale. La partecipazione della Cina, così come di altri Paesi che producono una forte impronta di carbonio nel settore dell’aviazione, come il Giappone, Singapore, gli Emirati Arabi Uniti e il Brasile, sarà essenziale per garantire l’integrità ambientale e colmare le lacune che permettono di aggirare il mercato».