L’acidificazione degli oceani fa perdere l’olfatto ai pesci (VIDEO)

Livelli di CO2 più alti e acidificazione potrebbero danneggiare specie di elevato valore commerciale

[26 luglio 2018]

Secondo lo studio “Near-future carbon dioxide levels impair the olfactory system of a marine fish”, pubblicato su Nature Climate Change da un team di ricercatori  britannici e portoghesi, «I pesci stanno perdendo il loro senso dell’olfatto a causa degli oceani sempre più acidi causati dall’aumento dei livelli di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera. Quando l’anidride carbonica viene assorbita dall’acqua di mare si forma acido carbonico, rendendo l’acqua più acida. Dalla Rivoluzione industriale, la CO2 oceanica è aumentata del 43% e si prevede che entro la fine di questo secolo sarà due volte e mezzo livelli attuali».

I ricercatori ricordano che «I pesci usano il loro senso dell’olfatto per trovare cibo, habitat sicuri, evitare i predatori, riconoscersi e trovare i territori adatti per la deposizione delle uova. Una riduzione della loro capacità olfattive può quindi compromettere queste funzioni essenziali per la loro sopravvivenza».

Il nuovo studio fornisce la prova che le specie economicamente importanti saranno influenzate dall’elevato livello di CO 2, «lasciando i pesci vulnerabili perché influenza la loro capacità di rilevare gli odori».

La principale autrice dello studio,  Cosima Porteus dell’università di Exeter, evidenzia che «Il nostro studio è il primo a esaminare l’impatto dell’aumento del biossido di carbonio nell’oceano sul sistema olfattivo dei pesci. Per prima cosa abbiamo confrontato il comportamento del branzino giovanile rispetto ai livelli di CO2 tipici delle condizioni oceaniche odierne e a quelli previsti per la fine del secolo. In acque acide, il branzino nuotava di meno ed era meno probabile che rispondessero quando incrociavano l’odore di un predatore. Questi pesci erano anche più propensi a “congelarsi” indicando ansia».

Gli esperti dell’Università di Exeter, in collaborazione con  il Centro de Ciências do Mar portoghese e il Centre for Environment, Fisheries and Aquaculture Science  britannico, hanno anche testato la capacità dell’odorato del branzino di rilevare odori diversi e lo hanno fatto registrando l’attività nel sistema nervoso mentre il loro “naso” era esposto ad acqua con diversi livelli di CO2  e acidità. La Porteus aggiunge: «L’olfatto del branzino si è ridotto fino alla metà nell’acqua di mare che era stata acidificata a un livello di CO2 previsto per la fine del secolo. La loro capacità di rilevare e rispondere ad alcuni odori associati al cibo e a situazioni di minaccia era influenzata più fortemente rispetto ad altri odori. Pensiamo che questo sia spiegato dall’acqua acidificata che influenza il modo in cui le molecole odorose si legano ai recettori olfattivi nel naso del pesce, riducendo la loro capacità di distinguere questi importanti stimoli. Pertanto, l’aumento dei livelli atmosferici di CO2 minaccia gli ecosistemi acquatici naturali e il nostro approvvigionamento alimentare».

Gli scienziati britannici e portoghesi hanno anche studiato come l’elevato livello di CO2 e l’acidità nell’acqua abbiano influenzato i geni espressi nel naso e nel cervello della spigola e hanno trovato prove dell’espressione alterata di molti di quelli che sono coinvolti nella percezione degli odori e nell’elaborazione di queste informazioni. Anche se lo studio ha utilizzati solo spigole, a Exeter ricordano che «I processi coinvolti nell’olfatto sono comuni a molte specie acquatiche e pertanto i risultati dovrebbero applicarsi in senso molto ampio».

La. Porteus spiega ancora: «Volevo esaminare se i pesci avessero qualche capacità di compensare questo ridotto senso dell’olfatto, ma abbiamo scoperto che invece di aumentare l’espressione dei geni per i recettori dell’olfatto nel naso, fanno il contrario, esacerbando il problema».

Rod Wilson, anche lui dell’università di Exeter ha commentato la situazione difficile per i pesci in un mondo futuro con livelli di CO2 più alti e conclude: «I nostri intriganti risultati dimostrano che la CO2 influisce direttamente sull’odorato del pesce. Questo andrà ad aggiungersi all’impatto della CO2 sulla funzione del sistema nervoso centrale prospettata da altri in precedenza, che hanno indicato un’elaborazione compromessa delle informazioni nel cervello stesso. Non si sa ancora quanto rapidamente i pesci saranno in grado di superare questi problemi come l’innalzamento della CO2 in futuro. Tuttavia, il dover far fronte a due diversi problemi causati dalla CO2 , invece che a uno solo, può ridurre la loro capacità di adattamento o del tempo necessario a farlo».

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