L’Artico si scalda due volte più in fretta del resto del Pianeta

Greenpeace: «Gravi conseguenze sulle nostre vite»

[7 giugno 2016]

Artico greenpeace

Oggi, alla vigilia della giornata mondiale degli oceani, Greenpeace ha pubblicato il rapporto “What happens in the Arctic doesn’t stay in the Arctic”, che rivela come «l’Artico si stia scaldando due volte più in fretta che qualsiasi altra regione del mondo, con possibili gravi ripercussioni sull’intero clima terrestre. Nell’emisfero nord del Pianeta, in particolare, potranno aumentare i fenomeni meteorologici estremi».

Come evidenzia fin dal titolo  il nuovo rapporto, «“Ciò che accade nell’Artico non resta confinato nell’Artico”, l’alterazione di questo ecosistema unico e prezioso può aggravare gli effetti dei cambiamenti climatici e avere ripercussioni anche sulle nostre vite» e Greenpeace ricorda che «Estati con scarsa copertura di ghiacci artici sono spesso associate a un aumento della temperatura superficiale del Mediterraneo. La relazione tra questi fenomeni non è ancora chiara ma è stata registrata la presenza di particolari fenomeni atmosferici che si aggiungono ad altri fattori, collegati al cambiamento climatico, come disturbi nella formazione delle nuvole, effetti sulla Corrente del Golfo e cambiamenti nell’umidità dei suoli.A causa del riscaldamento globale, negli ultimi 30 anni l’area artica coperta di ghiacci si è ridotta in modo sostanziale estate dopo estate, diminuendo la capacità della superficie ghiacciata di riflettere la luce solare (un fenomeno conosciuto come albedo) e aumentando il calore assorbito dal mare, che a sua volta contribuisce allo scioglimento dei ghiacci, in un circolo vizioso molto pericoloso».

Il ritiro dei ghiacci artici rende anche più facile accedere alle risorse naturali nel Mar Glaciale Artico e così pesca, trasporto marittimo e trivellazioni in cerca di combustibili minacciano sempre di più la sopravvivenza di questo fragile ecosistema.

Greenpeace ricorda che da tempo chiede che «le acque internazionali che circondano il Polo Nord diventino un Santuario Artico in cui sia vietata qualsiasi attività industriale estrattiva». Nelle prossime settimane la  Convention for the Protection of the Marine Environment of the North-East Atlantic, l’Ospar, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell’Artico, potrebbe decidere di istituire un’area protetta di oltre 226.000 Km2, realizzando così il primo pezzo del Santuario.

Quasi 8 milioni di persone hanno già firmato la petizione internazionale di Greenpeace per impedire lo sfruttamento dell’Artico, unendosi all’appello dell’associazione ambientalista affinché questo questo vitale oceano di ghiaccio possa essere preservato a difesa del clima terrestre.