L’Artico si sta squagliando: caldo senza precedenti, forte declino di ghiaccio marino e neve (VIDEO)

Le politiche anti-climatiche di Donald Trump potrebbero essere devastanti per l’Artico e il pianeta

[15 dicembre 2016]

L’11esimo Arctic Report Card della Natioal oceanic and atmospheric adminisration Usa (Noaa)  dimostra che nel 2016 l’Artico ha registrato temperature calde dell’aria senza precedenti e che questo ha portato ad un ritardo record nella formazione del ghiaccio marino ed ha portato ad un  vasta scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia e della  coltre di neve.

La Noaa spiega che il suo nuovo rapporto,  presentato al meeting annuale dell’American geophysical union in corso a San Francisco, riunisce il lavoro di «61 scienziati provenienti da 11 Paesi che riferiscono su aria, mare, terra e cambiamenti degli ecosistemi. Si tratta di uno strumento chiave utilizzato in tutto il mondo per seguire i cambiamenti nell’Artico e come questi cambiamenti possono influenzare comunità, businesses e persone».

Jeremy Mathis, direttore dell’Arctic research program della Noaa, sottolinea che «Rispetto a quest’anno, raramente abbiamo visto l’Artico mostrare un segnale più chiaro, più forte o più pronunciato del persistente riscaldamento e dei suoi effetti a cascata sull’ambiente. Mentre la scienza sta diventando sempre più chiara, dobbiamo migliorare ed estendere le osservazioni prolungate dell’Artico ,che possono informare le decisioni sane per la salute dell’ambiente e la sicurezza alimentare, nonché le emergenti opportunità per il commercio».

Le principali conclusioni dell’Arctic Repord Card 2016 quest’anno sono:

Temperatura dell’aria più calda: La temperatura media annua delle aree a terra sino state  più alte dell’osservazione record, il che rappresenta un aumento di 3,5 gradi Celsius a partire dal 1900. Le temperature artiche continuano ad aumentare al doppio del tasso di aumento della temperatura globale.

Record minimo della copertura di neve: a primavera il manto nevoso ha stabilito un record negativo nel Nord America artico, dove la sua superficie a maggio è scesa al di sotto di 4 milioni di Km2 per la prima volta da quando sono iniziate le osservazioni satellitari nel 1967.

Calotta glaciale al minimo in Groenlandia: Nel 2016, la calotta glaciale della Groenlandia ha continuato a perdere massa nel 2016, accelerando un trend che continua dal 2002, da quando è iniziata la sua misurazione satellitare. L’inizio dello scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia è stato il secondo più anticipato in  37 anni di osservazioni, prossimo al record stabilito nel 2012.

Record minimo per il ghiaccio marino: Da metà ottobre 2016 a fine di novembre 2016, la copertura di ghiaccio marino artico è stata la più bassa da quando sono iniziate le rilevazioni satellitari nel 1979 e il 28% in meno rispetto alla media 1981-2010 del mese di ottobre. Il ghiaccio artico si sta assottigliando, con il ghiaccio pluriennale che ora rappresenta il 22% della copertura di ghiaccio rispetto al 78% del ghiaccio più fragile formatosi entro l’anno. Nel 1985 il g ghiaccio pluriennale era il  45% del ghiaccio marino.

Temperature sopra la media nell’Oceano Artico: Ad agosto 2016, nei mari di Barents e Chukchi e al largo delle coste est e ovest della Groenlandia, la temperatura della superficie del mare era di 5 gradi Celsius superiore alla media 1982-2010.

Produttività dell’Oceano Artico:  Il disgelo primaverile e l’arretramento dei ghiacci marini ha permesso a più luce solare di raggiungere gli strati superiori dell’oceano, stimolando fioriture diffuse di alghe e di altre piccole piante marine che costituiscono la base della catena alimentare marina, un altro segno dei rapidi cambiamenti che si verificano con il riscaldamento dell’Artico.

Un altro degli autori del rapporto, Marco Tedesco, un climatologo dea Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University, riassume così la situazione su Inside climate News: «Il segnale del riscaldamento globale è stato particolarmente evidente in Groenlandia nel 2016. La calotta glaciale della Groenlandia ha continuato a perdere massa nel 2016. L’inizio dello scioglimento è stato il secondo più anticipato e  la stagione del disgelo è stata  da  30 a 40 giorni in più rispetto alla media nel nord-est. In Groenlandia e in altre parti della regione artica, in primavera l’estensione del manto nevoso primaverile ha raggiunto nuovi minimi storici e ci sono nuove prove che anche lo spessore della neve sia in calo, il che sarebbe un precursore anche di uno scioglimento più veloce e anticipato. Inoltre, il permafrost artico ha rilasciato più gas serra in inverno di quanto le piante possono assorbirne in estate, rendendo l’Artico una fonte netta di inquinamento che trattiene il calore. La copertura di neve sul terreno aiuta a raffreddare l’intero sistema climatico dell’emisfero settentrionale, isola il suolo e regola il ciclo dell’acqua lungo le stagioni».

L’Arctic Report Card 2016 comprende anche saggi scientifici sulla CO2 nel Mar Glaciale Artico, a terra e nell’atmosfera, dai quali risulta che, l’acidificazione dei mari colpisce l’Oceano Artico più di altre aree oceaniche. «L’Oceano Artico è più vulnerabile all’acidificazione degli oceani  – spiega la Noaa – un processo guidato dall’assorbimento da parte degli oceani di un aumento delle emissioni di anidride carbonica derivanti dalle attività umane. Si prevede che l’acidificazione degli oceani si intensifichi nella regione artica, aggiungendo nuovi stress per la vita marina, in particolare quella che ha bisogno di carbonato di calcio per costruire i gusci. Questa modifica interessa le comunità artiche che dipendono dal pesce per la sicurezza alimentare, i mezzi di sussistenza e la loro cultura».

Sta cambiando anche il ciclo del carbonio: «In generale – dice la Noaa –  ora, il riscaldamento della tundra sta  rilasciando più carbonio in atmosfera di quello che sta assorbendo». Nel permafrost artico è stoccato il doppio del carbonio organico della CO2 che è attualmente nell’atmosfera terrestre. Se il permafrost si scioglie e rilascia anche solo una parte abbastanza consistente di  questo carbonio, potrebbe avere effetti profondi sul tempo e il clima nell’Artico e il resto della Terra.

Uno degli autori dello studio, il climatologo Donald Perovich del Dartmouth college, evidenzia che «Nel 2016 abbiamo visto un anno come non l’avevamo mai visto prima … con una chiara accelerazione dei tanti segnali del riscaldamento globale. L’Artico stava sussurrandoci il cambiamento. Ora non lo sta sussurrando. Ci sta parlando e gridando cambiamento, e le modifiche saranno grandi. Il sostegno allee osservazioni della regione artica è fondamentale per prendere decisioni politiche basate sulla scienza». Un sostegno  minacciato dai numerosi negazionisti climatici che faranno parte dell’amministrazione del presidente eletto Donald Trump. Questa settimana, il team di transizione di Trump ha pubblicato un nuovo sito web,  “Energy Independence”,  che conferma le intenzioni di Trump di aprire vaste aree dell’Artico Usa all’estrazione di combustibili fossili e di rottamare i piani per l’azione climatica esistenti.

Rafe Pomerance, presidente di Arctic 21 e component del  Polar research board della National academies of sciences, engineering and medicine Usa, avverte su Inside climate News: «Il ghiaccio artico non si preoccupa di politica, e ciò che avviene ora nella regione è di fondamentale importanza per gli Stati Uniti. Che tipo di Artico vogliamo avere? Deve essere un Artico che mantenga la stabilità del sistema climatico. Lo scioglimento della Groenlandia sta facendo salire enormemente i valori immobiliari. Il destino della Groenlandia è il destino di Miami. E’ nell’interesse nazionale degli Usa fermare lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia. Come faremo a costringerlo all’alt? Il rapporto scientifico è in netto contrasto con l’apparente intenzione della nuova amministrazione di favorire un maggiore sviluppo dei combustibili fossili. Questo è un sottoprodotto del veleno del negazionismo, una questione politica che ha preso piede così profondamente, facendo in modo che possano essere contemplate questo genere di cose.  La prove non significano nulla, la scienza non sembra significare nulla. Dovrebbero prendere davvero sul serio quello che sta succedendo nella regione artica. Questa è una crisi. L’Artico si sta disfacendo».

Anche secondo Lars Kaleschke, un ricercatore artico dell’Universität Hamburg che non ha partecipato allo studio, «Il report card  sottolinea quasi un anno di condizioni insolite. Lo scorso gennaio e febbraio, le temperature dell’aria estremamente calde hanno portato alla più piccolo dato massimo dell’estensione  invernale del ghiaccio marino, eguagliando il record stabilito nel 2015. E il ritorno di un caldo estremo a novembre ha portato a un breve periodo di ritiro di ghiaccio in un momento in cui di solito è in crescita veloce. Sono preoccupato per i rapporti sul fatto che la nuova amministrazione Usa potrebbe tagliare  l’ Earth observation budget  della Nasa, che include molti programmi essenziali per comprendere i cambiamenti del riscaldamento globale nell’Artico. Sarebbe una perdita enorme per la comunità della ricerca sul clima. Quei programmi sono fondamentali per gli sforzi per comprendere i rapidi cambiamenti artici. Per esempio, l’IceBridge program aereo della Nasa aiuta a confermare le misurazioni dello spessore del ghiaccio effettuate dal programma CryoSat  dell’European space agency. Trump sembra avere un chiaro atteggiamento anti-scientifico che influenzerà la capacità del mondo di rispondere ai cambiamenti climatici».

Edward Hanna, un geografo dell’università di Sheffield co-autore del capitolo sulle temperature dell’aria in superficie del rapporto, conclude: «Alla luce del contesto politico attuale, evidenziare i recenti cambiamenti nell’Artico è ancora più importante. Tra gennaio e marzo 2016, In tutto l’Artico le temperature dell’aria sono salite rispetto agli ultimi precedenti livelli record, con alcune località che segnalano anomalie di oltre 8 gradi Celsius. Negli ultimi decenni, ci sono stati più frequenti ondate di aria calda dalle medie latitudini più a nord nella regione artica. Il che supporta l’ipotesi emergente che lo scioglimento artico stia cambiando il percorso della corrente a getto, che potrebbe portare a eventi meteorologici estremi più sostenuti nell’emisfero settentrionale. Anche il costante trend verso un ghiaccio più sottile e più giovane nell’Artico è notevole, suggerendo che la crisi è irreversibile. E’ difficile vedere come il ghiaccio marino estivo possa sopravvivere».

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  • Arctic Report Card 2016