Accordo di Parigi: Australia con un piede fuori, non rispetterà gli impegni presi

I laburisti avanti nei sondaggi, ma i liberaldemocratici obbediscono agli ordini della lobby energetica

[20 agosto 2018]

Nel tentativo di non farsi sfiduciare dai sui stessi compagbni di Partito, il primo ministro liberaldemocratico australiano, Malcolm Turnbull, ha deciso che il suo Paese non rispetterà gli impegni per ridurre le emissioni di gas serra presi a Parigi

Anche se non seguirà fino in fondo il presidente Usa Donald Trump – al quale si ispira l’area più reazionaria e negazionista climatica dei conservatori australiani, Turnbull di fatto annulla gli impegni presi con il suo presidente degli Stati Uniti Donald Trump e ritirandosi dall’accordo globale sul clima, l’Australia ha rimosso i piano National Energy Guarantee che imponeva che, entro il 2030, le emissioni di gas serra provenienti dalla potente industria energetica australiana diminuissero del 26% rispetto ai livelli del 2005.

Mentre la costa orientale dell’Australia è in preda alla peggiore siccità degli ultimi 60 anni, il Partito conservatore si dilania sul riscaldamento globale e il premier – che probabilmente non ce la farà a sopravvivere politicamente per molto – ha detto che cercherà di tagliare le emissioni in futuro, quando il suo Partito avrà trovato un accordo. Nonostante questo, Turnbull ha avuto la faccia tosta di dire che l’Australia  «Manterrà i suoi impegni per l’Accordo di Parigi. La  legislazione per andare avanti anche se la componente delle emissioni della National Energy Guarantee non sarà in grado di passare alla Camera dei Rappresentanti».

Il problema è che la maggioranza si regge solo su un voto che la separa dall’opposizione del Partito Laburista, Verdi e indipendenti e che diversi parlamentari liberaldemocratici più che amici della lobby energetico/mineraria hanno detto che non voteranno nessuna legge che riduca le emissioni.

La decisione attirò immediatamente i critici che dissuadevano i suggerimenti che una riduzione poteva essere raggiunta senza una legislazione obbligatoria.

Il climatologo Will Steffen, dell’Australian National University, ha definito l’annuncio di Turnbull «Una battuta d’arresto per un’azione globale per ridurre le emissioni di carbonio. L’Australia è globalmente in ritardo nel raggiungere i suoi obiettivi di emissioni. La ricerca indipendente di mostra che le emissioni negli ultimi tre anni stanno aumentando; Sono molto scettico sul fatto che senza un’azione immediata, l’Australia possa soddisfare i suoi impegni».

E l’Australia non può certo permettersi di dare il cattivo esempio, per il semplice motivo che lo sta già facendo: è uno dei più grandi emettitori di carbonio pro capite del mondo a causa della sua dipendenza dalle centrali elettriche a carbone. Per Robyn Eckersley, che insegna scienze politiche all’università di Melbourne. «E’ una capitolazione completa all’ala  destra del Partito liberale dell’Australia, che vogliono perpetuare l’economia del carbone australiana» e probabilmente si tratta solo di una breve tregua perché la pace interna nel partito liberaldemocratico è sempre più fragile e la lobby energetica sta premendo perché, prima delle elezioni parlamentari, venga buttata nel cestino ogni velleità di ridurre le emissioni di gas serra.

Andrew Richards, amministratore delegato dell’Associazione degli utenti energetici dell’Australia.

Andrew Richards, amministratore delegato dell’Associazione degli utenti energetici dell’Australia.

Andrew Richards, direttore di Energy Users Association of Australia, è per le conseguenze che potrebbe avere la faida interna ai liberaldemocratici: «La posta in gioco è troppo alta perché dell politiche partigiane e personali rovinino questa opportunità di portare  la politica energetica nel XXI secolo«. Intanto il potente ministro degli Interni Peter Dutton sta affilando i coltelli per far fuori Turnbull che è in picchiata in tutti i sondaggi e, se si votasse ora, il Labour Party prenderebbe il 55% dei voti – il 1°% in più della colazione liberale-nazionalista al governo –  nonostante il leader laburista Bill Shorten non sia molto popolare.

Ma Michiel Schaeffer, direttore scientifico di climate Analytics, è convinto che alla fine l’Australia dovrà scegliere una forte politica climatica: «In un contesto di siccità record nel New South Wales e all’inizio della stagione degli incendi boschivi, gli interessi dei combustibili fossili in Australia hanno prevalso nuovamente sui passi avanti del governo sui cambiamenti climatici – ha detto alla Reuters . Nonostante tutto ciò, l’energia rinnovabile continua a marciare inesorabilmente in avanti, soprattutto a livello statale. In definitiva, in Australia l’azione climatica sarà inevitabile»