L’azione climatica migliora la qualità dell’aria, previene le morti premature e ci aiuta a far crescere più cibo

Attuando le politiche climatiche previste, nell’Ue si potrebbero evitare 99.000 decessi prematuri

[23 novembre 2018]

Il nuovo studio “Air quality co-benefits for human health and agriculture counterbalance costs to meet Paris Agreement pledges” pubblicato su Nature Communications da un team di ricercatori del Joint research centre (Jrc) della Commissione europea report, rileva che «i miglioramenti della qualità dell’aria derivanti dalle politiche energetiche e climatiche attualmente in atto, entro il 2030  possono prevenire più di 71 mila decessi prematuri ogni anno e aumentare significativamente i raccolti agricoli».

Lo studio si basa sulle prove presentate nel Global Energy and Climate Outlook (GECO) 2017 del Jrc, i rapporti del GECO analizzano, con un focus specifico ogni anno, i  temi al centro delle discussioni sulla politica energetica e climatica. L’edizione 2016 e il corrispondente academic paper avevano rivelato le implicazioni dell’Accordo di Parigi per i gas serra, mentre l’edizione 2018 illustrerà il contesto internazionale per una strategia europea a lungo termine per la decarbonizzazione.

L’analisi alla base di questo studio combina diversi modelli JRC: il world energy system model  POLES-JRC è utilizzato per le proiezioni relative alle emissioni di gas serra e del settore energetico; Il modello di chimica atmosferica TM5-FASST mappa le emissioni degli inquinanti atmosferici e le concentrazioni globali  di PM2,5 e ozono troposferico; Il modello Computable General Equilibrium JRC-GEM-E3 viene utilizzato per valutare sia i costi che i co-benefici di mercato dei percorsi di mitigazione dei cambiamenti climatici.

Al Jrc ricordano che «L’inquinamento atmosferico ha un grave impatto sulla salute. Circa il 90% degli abitanti delle città in Europa e oltre il 90% della popolazione mondiale sono esposti a livelli di particolato superiori alle linee guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione mondiale della sanità. Questa esposizione può portare a morte prematura, difetti alla nascita, asma, cancro ai polmoni e malattie cardiovascolari e respiratorie. Allo stesso tempo, l’inquinamento atmosferico sotto forma di ozono a livello del suolo ha un impatto negativo sulla crescita delle piante e sulla produttività agricola».

Mentre l’azione climatica punta soprattutto a limitare il riscaldamento globale, gli scienziati del Jrc hanno scoperto che «Dalle politiche di mitigazione della CO2 ci sono anche notevoli benefici per la qualità dell’aria e la salute umana».

Per quantificare se questi impatti siano in linea con le politiche per la mitigazione dei cambiamenti climatici proposte nei Nationally Determined Contributions (Ndc) per il rispetto dell’Accordo di Parigi, lo studio mette insieme clima, energia, chimica dell’atmosfera e modelli economici e ne viene fuori che «Riducendo il consumo di combustibili fossili e sostituendoli con, in media, carburanti più puliti e a basso tenore di carbonio, gli Ndc abbassano le concentrazioni di particolato fine (PM2,5) e ozono a livello del suolo e, antro il 20130, possono prevenire tra ogni anno tra i  71.000 e 99.000 decessi prematuri causati dell’inquinamento atmosferico» e questo solo attuando le politiche energetiche e climatiche che sono già state approvate.

Lo studio aggiunge che «Riducendo le emissioni dei precursori dell’ozono,  entro il 2030 questi stessi impegni potrebbero aumentare le rese delle colture dello 0,2% per il riso, dello 0,5% per il frumento e il mais e dell’1% per la soia».

Se si riuscisse a mantenere l’aumento del riscaldamento al di sotto di 2° C  il numero di decessi prematuri evitati annualmente sarebbero tra 178.000 e 346.000 nel 2030 e 0,7 – 1,5 milioni nel 2050.

Lo studio evidenzia che «è necessaria una prospettiva politica integrata per massimizzare i benefici per il clima, l’energia e la salute. Sfruttare le sinergie tra queste politiche può sbloccare il potenziale per raggiungere più obiettivi di sviluppo sostenibile».

Lo studio rileva inoltre che «I co-benefici della politica climatica ed energetica per la qualità dell’aria globale –   in giorni di lavoro persi a causa di malattie, mortalità precoce e agricoltura – compensano il costo economico della politica climatica per molte regioni del mondo. Ciò è particolarmente vero per i paesi fortemente inquinati come l’India e la Cina. Questi co-benefici per la qualità dell’aria locale possono aiutare a stimolare il sostegno per un’ambiziosa azione climatica e consentire progressi sui relativi Obiettivi di sviluppo sostenibile di Buona salute (Sdg3), Energia pulita (SDG7) e Zero fame (SDG2).

Lo studio, che è stato presentato alla conferenza annuale dell’International assessment modeling consortium e alla  prima conferenza mondiale dell’Oms sull’inquinamento atmosferico e la salute, dove è stata approvata anche la Geneva Action Agenda, che punta a ridurre di due terzi il numero di vittime dell’inquinamento atmosferico entro il 2030.

I ricercatori del Jrc concludono: «Mentre i paesi si riuniscono a dicembre a Katowice per la Cop24 dell’Unfccc, la ricerca di sinergie oltre gli schieramenti politici e le ricadute positive oltre i confini può fornire un canale promettente per aumentare i livelli di ambizione per limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2° C».