«La gestione del rischio non è più responsabilità di ogni Paese: è diventato un bene pubblico globale»

Le alluvioni in Cina danneggiano l’economia degli Stati Uniti (VIDEO)

Quel che Trump ignora: gli effetti del cambiamento climatico sulle catene commerciali

[30 maggio 2018]

«L’intensificarsi delle inondazioni fluviali potrebbe portare a perdite di produzione a livello mondiale a causa del riscaldamento globale. Ciò potrebbe ostacolare non solo le economie locali in tutto il mondo: gli effetti potrebbero anche propagarsi attraverso la rete globale di commercio e catene di approvvigionamento». A dirlo è lo studio  “Global economic response to river floods”, pubblicato su Nature Climate Change da  Sven Norman Willner, Christian Otto e Anders Levermann del Potsdam-Instituts für Klimafolgenforschung (PIK) che è il primo a valutare questo effetto per le  grandi inondazioni, utilizzando un modello economico dinamico di recente sviluppo.

I ricercatori tedeschi hanno così scoperto che «I danni provocati dalle alluvioni in Cina che, senza ulteriori adattamenti, potrebbero, , aumentare dell’80% entro i prossimi 20 anni, potrebbero anche influenzare le industrie dell’Ue e degliUa« e che « L’economia statunitense potrebbe essere particolarmente vulnerabile a causa del suo squilibrato rapporto commerciale con la Cina».

Lo studio, contrariamente alle attuali sanzioni tariffarie proposte del presidente Usa Donald  Trump, suggerisce che «La costruzione di relazioni commerciali più forti e quindi più equilibrate potrebbe essere una strategia utile per mitigare le perdite economiche causate dall’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi».

Anders Levermann, capo progetto del Pik e che lavora anche per la Columbia University, sottolinea che«Il cambiamento climatico aumenterà i rischi di alluvioni già nei prossimi due decenni  e questo non è solo un problema per milioni di persone, ma anche per le economie di tutto il mondo. Senza ulteriori misure di adattamento, i cambiamenti climatici probabilmente aumenteranno di oltre il 15% le perdite economiche in tutto il mondo causate dalle inondazioni fluviali, arrivando fino a un totale di circa 600 miliardi di dollari nei prossimi 20 anni. Mentre la maggior parte di tutto questo è indipendente dai cambiamenti climatici, l’aumento non lo è».

Willner è convinto che «Da questi impatti climatici non saranno colpite solo le industrie locali» ma i danni si ripercuoteranno in aree molto più estese e a livello globale, con carenze di approvvigionamento, cambiamenti della domanda e aumento dei prezzi, ,

Stéphane Hallegatte, economista capo del Global facility for disaster reduction and recovery della Banca mondiale, che non ha partecipato allo studio ma è noto per aver aperto la strada alla ricerca nel settore degli effetti indiretti . ha detto che «Questo lavoro combina due linee di lavoro molto innovative: valutazione del rischio globale per i rischi naturali e teoria delle reti per capire come gli shock localizzati si propagano nel tempo e nello spazio e contribuisce al progresso scientifico in molti modi. Ma per me uno dei messaggi più importanti è che il mondo è così interconnesso che i disastri naturali sono non più eventi locali: tutti possono essere colpiti da una catastrofe che si sta verificando molto lontano, il che significa che la gestione del rischio è più responsabilità di ogni Paese: è diventato un bene pubblico globale».

Lo studio si basa sulle proiezioni di inondazioni fluviali prossime e future su scala regionale che sono già prevedibili in base alle emissioni di gas serra di origine antropica emesse finora emesso nella nostra atmosfera, mentre gli impatti dopo il 2035 dipendono dalle future emissioni aggiuntive. I ricercatori del PIK hanno studiato la risposta complessiva della rete economica agli shock legati alle alluvioni fluviali, tenendo conto delle dinamiche interne del commercio internazionale e hanno utilizzato il nuovo modello Acclimate, progettato in modo specifico, una simulazione economica computerizzata.

Il risultato è che «Senza importanti misure di adattamento, la Cina potrebbe subire le maggiori perdite economiche dirette dalle alluvioni fluviali, aggiungendo fino a un totale di oltre 380 miliardi di dollari in perdite economiche nei prossimi 20 anni, comprese le inondazioni naturali non correlate al riscaldamento globale. Ciò corrisponde a circa il 5% della produzione economica annuale della Cina. 175 miliardi delle perdite totali in Cina probabilmente si verificheranno a causa dei cambiamenti climatici».

Willner fa notare che «Questo è molto ed è solo l’effetto delle inondazioni fluviali, non prendendo in considerazione anche altri impatti sui cambiamenti climatici come tempeste e ondate di caldo».

Invece, l’Unione Europea e gli Usa  potrebbero risentire principalmente delle perdite indirette che si ripercuotono lungo la rete commerciale e di approvvigionamento globale.

I ricercatori tedeschi dicono che «Negli Stati Uniti, nei prossimi 20 anni le perdite dirette potrebbero essere di circa 30 miliardi di dollari, mentre le perdite indirette potrebbero essere di 170 miliardi di dollari».

Willner è convinto che «Grazie alla sua bilancia commerciale, l’Ue risentirà meno delle perdite indirette causate dalle alluvioni legate al clima in Cina e soffrirà quando le regioni inondate in Cina non riusciranno a consegnare, ad esempio, le parti di cui le aziende europee hanno bisogno per la loro produzione, D’altro canto, l’Europa trarrà profitto dal colmare le lacune produttive indotte dal clima in Cina esportando merci verso l’Asia, il che rende l’economia europea attualmente più preparata al clima per il futuro. In contrasto, gli Stati Uniti importano molto di più dalla Cina di quanto esportano in quel Paese. Ciò lascia gli Stati Uniti più esposti ai rischi legati al clima per le perdite economiche che si ripercuotono lungo l’offerta globale e la catena commerciale».

Per Otto uno dei vincitori di questa battaglia climatico-economica potrebbe essere l’altro gigante asiatico: l’India, «Un commercio globale più intenso può aiutare a mitigare le perdite dagli eventi estremi locali facilitando gli aggiustamenti del mercato. Quando un fornitore subisce l’impatto di una catastrofe che ne ostacola la produzione, il commercio internazionale aumenta le possibilità che altri fornitori possano intervenire temporaneamente e sostituirlo. È interessante notare che l’aumento globale delle inondazioni provocate dal clima potrebbe addirittura causare guadagni netti per alcune economie come India, l’Asia sud-orientale o Australia».

L’attenzione dello studio non si concentra sui danni alle strutture produttive delle imprese, ma sulla misura in cui l’economia regionale ristagna a causa delle inondazioni. «Abbiamo adottato un punto di vista piuttosto ottimistico per quanto riguarda la flessibilità e la prontezza di spostare la produzione verso i fornitori non interessati dopo un evento meteorologico estremo. spiega ancora Otto – Quindi il nostro studio sottovaluta piuttosto che sopravvalutare le perdite di produzione; alla fine cose potrebbero infine rivelarsi peggiori».

E trump con le sue politiche isolazionistiche e negazionistiche rischia di peggiorare la situazione.

Levermann conclude: «Abbiamo verificato che l’intensificazione delle  reciproche relazioni commerciali con la Cina rende l’Ue meglio preparata contro le perdite di produzione in Asia rispetto agli Stati Uniti, e la prospettiva che gli Stati Uniti stiano peggio può essere fatta risalire al fatto che sta importando più prodotti dalla Cina di quelli che esporta. È’ interessante notare che una relazione commerciale così squilibrata potrebbe rappresentare un rischio economico per gli Stati Uniti quando si tratta di perdite economiche legate al clima. Alla fine, le tariffe di Trump potrebbero ostacolare un’economia degli Stati Uniti a prova di clima.

Per risolvere questo rischio e bilanciare il rapporto commerciale negativo, ci sono generalmente due opzioni: o isolamento o più commercio. Con l’introduzione di un piano tariffario contro la Cina, Trump attualmente cerca l’isolamento. Ma le sanzioni tariffarie di Trump rischiano di lasciare l’economia statunitense ancora più vulnerabile ai cambiamenti climatici. Come suggerisce il nostro studio, basandosi sui cambiamenti climatici, la strategia più ragionevole è una connettività economica ben bilanciata, perché consente di compensare i danni economici da eventi meteorologici imprevisti che ci aspettiamo aumentino in futuro».

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  • China floods to hit US economy: climate effects through trade chains