Le Carbon Majors: solo 100 grandi imprese emettono oltre il 71% dei gas serra

Quasi un trilione di tonnellate di gas serra emesse nell’atmosfera dai combustibili fossili

[11 luglio 2017]

Secondo il Carbon Majors Report 2017  del CDP e del Climate accountability institute (Cai) dal 2008 ad oggi, 100 produttori di combustibili fossili, tra cui ExxonMobil, Shell, BHP Billiton, Gazprom, Saudi Aramco, National Iranian Oil, Coal India, Pemex e Cnpc – Petro China (con Shenhua Group e China National Coal Group), sono responsabili del 71% delle emissioni di gas serra industriali.

Il Carbon Majors Database è il dataset  più completo delle emissioni storiche di gas serra mai realizzato e il 1988 è l’anno in cui il cambiamento climatico di origine antropica è stato ufficialmente riconosciuto con l’istituzione dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc).

I rapporto Cdp-Cai sottolinea che «Quasi un terzo (32%) delle emissioni storiche provengono da società di proprietà pubblica quotate, il 59% da società statali e 9% da investimenti privati». Più della metà delle emissioni industriali globali dal 1988 può essere fatta risalire a soli 25 compagnie private e statali ancora operative.

Il Cdp sottolinea che le compagnie dei combustibili fossili e i loro prodotti hanno rilasciato più emissioni negli ultimi 28 anni rispetto ai 237 anni precedenti il ​​1988. Oltre la metà (52%) di tutti i gas serra industriali globali emessi dall’inizio della rivoluzione industriale nel 1751, sono dovuti alle attività di questi 100 produttori di combustibili fossili.

Pedro Faria, direttore tecnico del Cdp, evidenzia sottolinea che «Questo rapporto innovativo mette in evidenza come un insieme relativamente piccolo di soli 100 produttori di combustibili fossili possa custodire la chiave del cambiamento sistemico sulle emissioni di carbonio. Stiamo assistendo a cambiamenti essenziali i nelle politiche, nell’innovazione e nel capitale finanziario che mettono a punto la transizione low carbon  e questi dati storici dimostrano quanto sia importante il ruolo dei grandi emettitori di carbonio e degli investitori che li possiedono. In particolare, il rapporto dimostra che gli investitori nelle società dei combustibile fossili hanno una grande legacy per quanto riguarda quasi un terzo di tutte le emissioni di gas serra industriali e hanno un’influenza su più di un quinto delle emissioni industriali mondiali di gas serra. Questo pone  una responsabilità significativa su questi  investitori perché si impegnino con le Carbon Majors e le esortino a divulgare il rischio climatico in linea con la raccomandazione della FSB Task Force per le Climate-related Financial Disclosure (TCFD) e perché definiscano obiettivi di riduzione delle emissioni ambiziosi attraverso l’iniziativa Science Based Targets Per assicurarsi che siano allineate agli obiettivi dell’accordo di Parigi».

Le 100 carbon majors invece hanno emesso dal 1988  qualcosa come 635 miliardi di tonnellate di gas serra e se si risale nel tempo le multinazionali petrolifere sono responsabili di aver avvelenato l’atmosfera con 923 miliardi di tonnellate di gas serra. Il rapporto avverte che «Se il trend dell’estrazione dei combustibili fossili continuerà come negli ultimi 28 anni, le temperature medie globali aumenteranno di 4º C per la fine del secolo, il che potrebbe comportare una estinzione sostanziale della specie e grandi rischi di scarsità di cibo in tutto il mondo».

Il nuovo database Cdp fa anche proiezioni fino al 2100 per illustrare il ruolo delle imprese nde nell’affrontare il cambiamento climatico.  Il rapporto fa notare che il tipping point per un mondo low carbon  è a portata di mano se gli investitori e le carbon majors  adottassero un’azione urgente sul clima. Nel recente Oil and Gas sector report della Cdp emerge che  l’industria mondiale sta iniziando la transizione verso le energie rinnovabili e che le major europee sono sovraperformanti rispetto a quelle statunitensi nel passaggio alla governance climatica e agli investimenti strategici nella tecnologia low carbon. A maggio gli azionisti di ExxonMobil hanno chiesto alla multinazionale di prendere iniziative sul  cambiamento climatico.

Richard Heede del Climate Accountability Institute conclude: «Dalla cattura del carbonio all’eneia pulita, dalla mitigazione del metano alle efficienze operative, le majors dei combustibili fossili dovranno dimostrare la leadership contribuendo alla transizione low carbon della portata e al ritmo richiesti. Le imprese di estrazione di combustibili fossili dovranno pianificare il loro futuro nel contesto di una trasformazione radicale del sistema energetico globale. Lo devono ai milioni di clienti che servono, che già sentono gli effetti del cambiamento climatico, ai consumatori e agli investitori e ai milioni di milioni che richiedono energia per il comfort della loro vita quotidiana, ma stanno cercando alternative ai loro prodotti».