Le città italiane alla sfida del clima: già danni al territorio e alla salute dei cittadini

Dal 2010 ad oggi 126 i Comuni italiani colpiti, 242 fenomeni meteorologici estremi

[31 maggio 2017]

«Alluvioni, piogge estreme, violente nevicate, lunghi periodi di siccità e ondate di calore che persistono per vari giorni e notti». E’ in sintesi la situazione climatica italiana che emerge dal dossier “Le città alla sfida del clima”, realizzato da Legambiente in collaborazione con Unipol Gruppo, e dalla mappa del rischio climatico pubblicata sull’osservatorio cittaclima.it  che ha l’obiettivo quello di raccogliere e mappare le informazioni sui danni provocati in Italia dai fenomeni climatici

Secondo gli ambientalisti, «Il clima sta già cambiando, aumentano i fenomeni metereologici estremi e a soffrirne di più sono soprattutto le grandi città, indietro nelle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, e i cittadini che pagano in termini di salute e spesso di vita. Dal 2010 ad oggi sono 126 i Comuni italiani dove si sono registrati impatti rilevanti con 242 fenomeni meteorologici che hanno colpito l’Italia, provocato danni al territorio e causati impatti diretti e indiretti sulla salute dei cittadini. In particolare ci sono stati 52 casi di allagamenti da piogge intense, 98 casi di danni alle infrastrutture da piogge intense con 56 giorni di stop a metropolitane e treni urbani nelle principali città italiane: 19 giorni a Roma, 15 giorni a Milano, 10 a Genova, 7 a Napoli e 5 a Torino. Ed ancora 8 casi di danni al patrimonio storico, 44 casi di eventi tra frane causate da piogge intense e trombe d’aria, 40 eventi causati da esondazioni fluviali. Tra il 2010 e gli inizi del 2017, si sono inoltre registrati dal Nord al Sud del Paese 55 giorni di blackout elettrici dovuti al maltempo. Il più lungo black out è stato a gennaio 2017: in una settimana oltre 150 mila case sono rimaste senza luce e riscaldamento a causa delle forti nevicate in Abruzzo. Tra le grandi città, Roma negli ultimi setti anni ha registrato 17 episodi di allagamento intenso, di cui una buona parte solo negli ultimi anni. Tra le regioni più colpite dalle alluvioni e le trombe d’aria c’è la Sicilia, con più di 25 eventi concentrati nel territorio siciliano».

Il Dossier sottolinea che «E’ ancora più rilevante è il tributo che si continua a pagare in termini vite umane e di feriti: dal 2010 al 2016 sono oltre 145 le persone morte a causa di inondazioni e oltre 40mila quelle evacuate (dati Cnr). Sottovalutate le onde di calore che possono avere effetti nocivi per la salute, soprattutto per gli anziani e gli ammalati, quando le temperature diurne superano i 35° C e quelle notturne non scendono sotto i 25°C. In Italia l’ondata di calore del 2015 ha causato, tra gli over 65, 2754 morti in 21 città italiane e provocato danni gravi alla produzione agricola e ittica dovuti al surriscaldamento. Dati preoccupanti se si pensa che l’Italia è un Paese ad elevato rischio idrogeologico con 7.145 comuni italiani (l’88% del totale) che hanno almeno un’area classificata come ad elevato rischio idrogeologico, e con oltre 7 milioni gli italiani che vivono o lavorano in queste aree».

Presentando Dossier e osservatorio,  il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini ha detto che «L’adattamento al clima   è la vera grande sfida del tempo in cui viviamo. Per vincerla, dobbiamo rendere le nostre città più resilienti e sicure, cogliendo l’opportunità di farle diventare anche più vivibili e belle. L’esatta conoscenza delle zone urbane a maggior rischio sia rispetto alle piogge che alle ondate di calore è fondamentale per salvare vite umane e limitare i danni. In questi anni sono cresciuti gli impatti e i morti dovuti a alluvioni e ondate di calore, ed è per questo sempre più evidente che le città non possono essere lasciate da sole a fronteggiare impatti di questa dimensione. Non è più rinviabile l’approvazione del Piano nazionale di adattamento al clima, che deve diventare il riferimento per gli interventi di messa in sicurezza del territorio e dei finanziamenti nei prossimi anni, in modo da riuscire in ogni città a intensificare le attività di prevenzione, individuando le zone a maggior rischio, e a realizzare gli interventi di adattamento al clima e di protezione civile».
Durante la conferenza stampa di oggi sono stati anche presentati due studi approfonditi. Paola Michelozzi del Dipartimento di Epidemiologia SSR del Lazio, Roma 1 ha presentato “L’impatto sanitario nelle città italiane”, sottolineando che «Gli studi realizzati dal Deplazio evidenziano un aumento della mortalità durante le ondate di calore. In particolare nel 2015 i decessi totali, tra gli over 65, in 21 città italiane, attribuiti alle ondate di calore sono stati 2754. I dati – relativi a 21 città italiane – mostrano che gli effetti maggiori si evidenziano negli anni a più elevata esposizione. L’effetto è stimato come incremento in percentuale della mortalità giornaliera per ogni incremento di temperatura di 1 C°, ed è pari a +8% nel 2003, +6% nel 2012 e +5% nel 2015. L’effetto associato a condizioni più estreme è molto più elevato e ad esempio, nella città di Roma, è stato stimato un incremento della mortalità pari a + 32,7% nel 2003 e pari a +34% nel 2015».

Federica Mastracci, di E-geos, ha illustrato lo studio “La Lettura satellitare del fenomeno delle isole di calore” che ha analizzato gli impatti delle ondate di calore registrate nell’estate 2015 a Milano, «In particolare – ha detto la Mastracci – utilizzando i dati satellitari ha individuato le zone o i quartieri dove si sono raggiunti le massime temperature durante l’ondata di calore del 2015 e incrociandole con la popolazione over 65 è stato possibile identificare le distribuzione spaziale della popolazione anziana a rischio. Durante l’ondata di calore del luglio 2015 sono stati a rischio a Milano 108.305 abitanti».

Con il dossier “Le città alla sfida del clima”, Legambiente ha analizzato anche gli impatti del maltempo legati al dissesto idrogeologico: «Dal 2013 al 2016 ben 18 regioni sono state colpite da 102 eventi estremi che hanno provocato alluvioni o fenomeni franosi generando l’apertura di 56 stati emergenziali. L’apertura dei 56 stati di emergenza (come riportato nel sito di Italia Sicura) nei diversi territori colpiti da eventi estremi, ha permesso di censire i danni provocati da frane e alluvioni e di stimare il fabbisogno necessario per fronteggiare l’emergenza: di fronte ad un danneggiamento accertato di circa 7,6 miliardi di euro, lo Stato ha risposto stanziando circa il 10% di quanto necessario, 738 milioni di euro, ed erogandone fino ad oggi circa 618milioni. Oltre 1,1 miliardi di euro di danni in Campania, 800 milioni in Emilia Romagna e Abruzzo, 700 milioni in Toscana, oltre 600milioni in Liguria e nelle Marche. Cifre che riguardano sia il patrimonio pubblico e privato che le attività produttive». Cifre dettate dall’emergenza che per Legambiente «non ammettono ulteriori ritardi in termini di prevenzione».

Secondo il Cigno Verde, «Per avere città più resilienti è importante avviare una serie di interventi mirati», e per questo propone un decalogo: l’approvazione del Piano nazionale di adattamento al clima che deve avere come priorità la messa in sicurezza delle città più a rischio; l’elaborazione dei Piani Clima delle città più a rischio e il rafforzamento del monitoraggio degli impatti sanitari dei cambiamenti climatici, con specifica attenzione alle aree urbane; introdurre la chiave dell’adattamento al clima nella pianificazione di bacino e negli interventi di messa in sicurezza dei fiumi nelle aree urbane; stabilire una regia unica per gli interventi sulla costa; introdurre il tema dell’adattamento nella progettazione, valutazione e gestione delle infrastrutture; approvare delle Linee Guida per l’utilizzo di materiali che riducono l’impatto dei cambiamenti climatici all’interno dei quartieri;  approvare dei piani di monitoraggio e tutela degli ecosistemi più delicati rispetto ai cambiamenti climatici nel territorio italiano; avviare una politica di delocalizzazione degli edifici a rischio, monitorare e tutelare le misure di vincolo con l’obiettivo di evitare l’insediamento di nuovi elementi a rischio in aree allagabili.

Gli ambientalisti  concludono evidenziando le esperienze positive: «Accanto agli interventi, è poi importante replicare le buone pratiche già in atto in altre città e che dimostrano come sia possibile realizzare progetti capaci di dare risposta ai rischi climatici in una prospettiva di miglioramento della vita nelle città. Da Copenaghen a Monaco, da Anversa a Rotterdam per arrivare anche a Milano (piazza Gae Aulenti) o Modena (piazza Roma), arrivano infatti tanti buoni esempi che si basano sul mettere in sicurezza un fiume, sul restituire spazi alla natura e alla fruizione dei cittadini, creare quartieri vivibili anche quando le temperature crescono grazie agli alberi e all’acqua, a materiali naturali che permettono di ridurre l’effetto isole di calore».