In calo in Cina, Usa, Russia e Giappone, stabili nell’Ue

Le emissioni di CO2 stabili nel mondo da 3 anni di fila, ma in Italia continuano a crescere

Ma dal 1970 al 2012 i gas serra sono saliti del 91% a livello globale. Occorre tagliarli in fretta

[23 ottobre 2017]

La conferma è arrivata dal Jrc (Joint research centre) dell’Unione europea, di concerto con la Netherlands environmental assessment agency (Pbl) olandese: nel mondo le emissioni di gas serra continuano ad essere stabili ormai da tre anni di fila, nonostante un Pil globale in crescita. Non tutti i Paesi si muovo però – naturalmente – all’unisono.

A sorprendere è la performance dei due più grandi emettitori di gas climalteranti, Cina e Usa, che secondo il report diffuso dal Jrc hanno ridotto (come del resto Russia e Giappone) le proprie emissioni di CO2 dal 2015 al 2016, mentre quelle dell’Unione europea «sono rimaste stabili», pari al 9,6% delle emissioni globali. Un risultato frutto anche in questo caso di performance eterogenee tra i vari Stati membri dell’Ue, all’interno della quale l’Italia non brilla.

Sebbene nel nostro Paese le emissioni di CO2 registrate nel 2016 siano ancora sensibilmente più basse rispetto a quelle relative al 1990, sia in senso assoluto (358.140 milioni di tonnellate/anno contro 423.297) sia procapite (6.029 tonnellate/anno contro 7.413) sia in relazione ai risultati dell’attività economica (0.171 tCO2/kUSD nel 2016 contro le 0.243 del 1990), la striscia di risultati positivi si è interrotta nel 2014 e non accenna a riprendere. Come si nota nel grafico a fianco, da allora per l’Italia le emissioni di CO2 sono tornate a crescere, nonostante nel mezzo – a dicembre 2015 – sia arrivata la stipula dell’Accordo di Parigi sul clima.

Un pessimo risultato che non collima con la posizione di governo e Parlamento sul tema, che ad ogni occasione ribadiscono l’impegno nazionale contro i cambiamenti climatici. Un’importante occasione per dare concretezza alle parole potrebbe arrivare con la nuova Strategia energetica nazionale (Sen) – attesa al varo entro la fine di novembre dopo la consultazione pubblica aperta in estate –, una partita che si incrocia con quella in corso contro l’inquinamento atmosferico: ridurre le più rilevanti fonti di emissione su questo fronte (traffico veicolare e climatizzazione degli edifici) aiuterebbe a contrastare le emissioni di CO2, e viceversa.

Il tempo per esercizi teorici però è finito: nonostante lo stallo delle emissioni di CO2 nel mondo, Jrc e Pbl ricordano come sia ancora molto lontano il momento di festeggiare. Dal 1970 al 2012 – anno in cui si fermano i dati per gli altri principali gas serra oltre alla CO2, ovvero metano (CH4) e ossido di azoto (N2O) – i gas climalteranti immessi dall’uomo in atmosfera sono cresciuti costantemente, del 91%. Non avremo altrettanto tempo per tagliarli, e tutti gli Stati – soprattutto quelli industrialmente evoluti, come l’Italia – sono chiamati a fare la loro parte.

L. A.