Le emissioni di carbonio cinesi sovrastimate del 10–14%

Lignite e cementifici inquinano meno del previsto. Da rivedere le stime internazionali?

[20 agosto 2015]

Cina carbone

Nature pubblica oggi la ricerca “Reduced carbon emission estimates from fossil fuel combustion and cement production in China”  dalla quale emerge che «Dal 2000-2013 la Cina ha prodotto 2,9 miliardi di tonnellate di carbonio in meno rispetto alle precedenti stime delle sue emissioni cumulative». Secondo questi risultati, le emissioni cinesi in questo periodo sarebbero state sovrastime e i “pozzi di carbonio” delle foreste cinesi  tra il 1990 e il 2007 avrebbero assorbito 2,66 gigatonnellate di CO2, mentre i suoli nel 2000-2009 avrebbero stoccato 2,6 miliardi di tonnellate di carbonio).

La revisione delle stime riviste di emissioni di carbonio della Cina sono state realizzate da un team internazionale di ricercatori dell’Harvard University, dell’università dell’East Anglia (Uea), dell’Accademia cinese delle Scienze e dell’università Tsinghua,  in collaborazione con altri 15 istituti di ricerca internazionali.

Il team ha rivisto le emissioni provenienti dalla combustione di combustibili fossili e dalla produzione di cemento  tra il 1950 ed il 2013, valutando indipendentemente i dati sulle quantità di combustibili bruciati e nuove misurazioni dei fattori di emissione: la quantità di carbonio ossidato per unità di carburante consumato e del  carbone cinese. Tra il 2010 e il 2012, quasi tre quarti della crescita delle emissioni globali di carbonio da combustibili fossili combustibili e dalla produzione di cemento produzione sono avvenuti in Cina. «Eppure – sottolineano i ricercatori –  le stime delle emissioni cinesi restano soggette a grande incertezza dovuta a valutazioni divergenti del consumo di energia e dei fattori di emissione. Infatti, utilizzando diverse fonti ufficiali dei dati relativi alle attività ed ai fattori di emissione possono risultare in stime che variano fino al 40%  in un dato anno».

Dabo Guan, della School of International Development  dell’Uea ha detto che «Il fattore chiave per le nuove stime è stato la qualità dei carburanti, che per la prima volta è stato presa in considerazione nello stabilire gli inventari delle emissioni, qualcosa che l’ Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) e la maggior parte delle fonti di dati internazionali non avevano. La Cina è il più grande consumatore di carbone al mondo, ma si brucia carbone di qualità molto bassa, come la lignite, che ha un contenuto calorico e di contenuto di carbonio più basso rispetto al carbone bruciato negli Usa e in Europa.

Il principale autore dello studio, Zhu Liu dell’Harvard University, ha detto a BBC News: «Fondamentalmente, il carbone contiene più cenere,  più cenere significa che c’è meno carbonio.  Se convertiamo la stessa quantità di carbone, si ottiene un minor ammontare dii emissioni di anidride carbonica. Ecco perché otteniamo un livello inferiore a quello delle stime precedenti».

La Cina è uno dei primi Paesi a condurre un’indagine approfondita sulla qualità del suo carbone ed è necessario un impegno globale per aiutare altri importanti utilizzatori di carbone, come l’India e l’Indonesia, a comprendere i loro consumi fisici di carbone, nonché la qualità dei loro tipi di carbone. I nostri risultati suggeriscono che negli ultimi anni le emissioni di CO2 cinesi sono state notevolmente sovrastimate. La valutazione dei progressi compiuti nell’adempimento degli impegni dei Paesi nel ridurre le emissioni di CO2 dipende dal miglioramento dell’’accuratezza delle stime annuali delle emissioni e dalla riduzione delle incertezze correlate. Questi risultati rappresentano un progresso verso il miglioramento delle stime delle emissioni globali di carbonio annue».

Ma i  ricercatori hanno anche scoperto che nel 2000-2012  il consumo totale di energia in Cina è stato del 10% maggiore di quanto riportato dalle statistiche nazionali, «Tuttavia, i fattori di emissione per il carbone cinese erano in media del 40% inferiori ai livelli predefiniti raccomandati dall’Ipcc. Le emissioni provenienti dalla produzione del cemento in Cina sono state il  ​​45% in meno delle stime più recenti.

La nuova stima per il 2013 delle emissioni di CO2 in Cina provenienti da combustibili fossili e produzione di cemento è 2,49 gigatonnellate di carbonio, fino al 14% in meno delle emissioni riportate da precedenti valutazioni, comprese quelle del Carbon Dioxide Information Analysis Centre (CDIAC) Usa e  del Emissions Database for Global Atmospheric Research (EDGAR) in the EU il Database delle emissioni for Global Atmospheric Research (EDGAR) dell’Ue, che sono le fonti ufficiali dei dati per il quinto Assessment Report dell’Ipcc  che fornisce a sua volta i dati scientifici per i negoziati politici in vista della Conferenza delle parti dell’Unfccc che si terrà a dicembre a Parigi.

Si tratta di un dato che è circa il 10% in meno rispetto alla stima fornita per la Cina per il Global Carbon Project,  che aggiorna annualmente le emissioni globali di carbonio e le loro implicazioni per le tendenze future.

Corinne Le Quéré, direttrice del Tyndall Centre for Climate Change Research dell’Uea, che lavora proprio agli aggiornamenti annuali delle emissioni per il Global Carbon Project, ha detto che «Ci sono state molte  incertezze nei dati cinesi, soprattutto in considerazione delle discrepanze tra i dati nazionali e provinciali. C’è ancora molto lavoro da fare. Qui il messaggio forte i è che, mentre affiniamo le nostre stime delle emissioni di carbonio e ci avviciniamo a un quadro preciso di ciò che sta accadendo, siamo in grado di migliorare le nostre proiezioni climatiche e di informare meglio la politica sul cambiamento climatico».

Secondo Zhu «I risultati hanno implicazioni globali molto significative, dato che la Cina rappresenta un terzo delle emissioni totali mondiali. Se riduciamo le emissioni della Cina del 15%, otteniamo un totale globale di meno  5%. L’emissions factor number dell’Ipcc  deve essere rivisto e dovrebbe esserlo a livello globale».

Altri ricercatori non sono d’accordo perché, se è vero che il nuovo studio fornisce una maggiore precisione sulla Cina, non modifica il totale globale sulle emissioni. Dave Reay, dell’università di Edimburgo, fa notare su BBC News che «Le emissioni della Cina potrebbero essere un po’ meno di quanto pensassimo, ma sappiamo quanta CO2 totale c’è nell’atmosfera ed è monitorata a livello globale.  Questo studio non fa quindi alcuna differenza per l’ammontare totale in atmosfera, ma significa semplicemente che la contabilizzazione delle emissioni cinesi sta migliorando».