Si sta riducendo velocemente la possibilità di fermarsi a +1,5° C di riscaldamento globale

Le emissioni globali di gas serra tornano a crescere: record di 53,5 Gt di CO2 (VIDEO)

Emission Gap Report 2018: per raggiungere l’obiettivo 2° C, i Paesi devono moltiplicare per 3 i loro sforzi

[28 novembre 2018]

Secondo il 2018 Emissions Gap Report presentato ieri a Parigi dall’United Nations environment programme, «Le emissioni mondiali sono in aumento mentre gli impegni nazionali per lottare contro il cambiamento climatico sono insufficienti. Però, il dinamismo del settore privato e il potenziale non sfruttato dell’innovazione e della finanza green  forniscono dei percorsi per colmare il gap tra i bisogni e le prospettive in materia di riduzione delle emissioni».

L’Emission Gap Report 2018 presenta questi risultati e fa un esame approfondito dell’azione climatica degli ultimi dati sulle emissioni mondiali di gas serra e come ogni anno rappresenta una valutazione definitiva di quel che viene chiamato «il gap tra i bisogni e le prospettive in materia di riduzione delle emissioni – spoegano all’Unep – Vale a dire il gap tra il livello delle emissioni previste per il 2030 e i livelli corrispendenti all’obiettivo di mantenere l’aumento delle temperature a 2 o 1,5° C».

Le conclusion del 2018 Emission Gap Report costituiscono l’ultimo bilancio degli sforzi di attenuazione e degli impegni contenuti nei Nationally Determined Contributions (Ndc) presentati da tutti i Paesi del mondo e che costituiscono i mattoni su cui costruire l’Accordo di Parigi.

Ma il rapporto dell’Unep, che arriva a pochi giorni dall’inizio a Katowice, in Polonia, della 24esima Conferenza delle parti dell’ United Nations framework convention on climate change (Cop24 Unfccc), conferma che «Le emissioni mondiali hanno raggiunto il livello storico di 53,5 Giga-tonnellate equivalenti di CO2, senza alcun segno di picco, cioè il momento in cui le emissioni non aumenteranno più e cominceranno a diminuire». I principali autori dello studio – Takeshi Kuramochi (NewClimate Institute), Michel den Elzen (PBL Netherlands Environmental Assessment Agency), Kelly Levin (World Resources Institute), Glen Peters (Centre for International Climate and Environmental Research, Norvegiay) . dicono che «Solo 57 Paesi (che rappresentano il 60% delle emissioni mondiali) raggiungeranno il picco delle loro emissioni entro il 2030».

Questa analisi, così come un esame dei progressi compiuti con gli  impegni nazionali presi nell’ambito dell’Accordo di Parigi,  «dimostrano chiaramente che l’attuale ritmo delle misure nazionali è insufficiente per raggiungere gli obiettivi di Parigi. A causa dell’aumento delle emissioni e del ritardo che accusa l’adozione di misure appropriate, il gap tra i bisogni e le prospettive di riduzione delle emissioni è più importante che mai». All’Unep fanno notare che se tutto questo si traduce in azione climatica, gli autori dello studio arrivano alla conclusione che  «I Paesi devono moltiplicare per 3 le loro ambizioni per limitare il riscaldamento climatico per raggiungere lo scenario di 2° C  e per 5 per raggiungere lo scenario a 1,5° C».

La direttrice ad interim dell’Unep, Joyce Msuya, ha detto che «Se il rapporto dell’Ipcc rappresenta  l’allarme antincendio del mondo, questo rapporto costituisce l’inchiesta sull’incendio criminale. Le prove scientifiche sono chiare: benchè siamo stati testimoni di un’azione climatica ambiziosa, i governi devono agire più rapidamente con una maggiore urgenza. Stiamo alimentando il fuoco mentre i mezzi per spengerlo sono alla nostra portata»,

Secondo le conclusioni del rapporto, «Se le tendenze attuali proseguiranno, provocheranno un riscaldamento del pianeta di circa 3° C entro la fine del secolo. In seguito, l’aumento delle temperature sarà continuo».

Anche se gli autori del rapporto sottolineano che «E’ ancora possibile ridurre il gap tra I bisogni e le prospettive in materia di riduzione delle emissioni e mantenere il riscaldamento al di sotto dei 2° C» il 2018 Emission Gap Report avverte chiaramente che «Il tipo di misure drastiche e a grande scala del quale abbiamo urgente bisogno non si sono ancora viste».

Con l’obiettivo di colmare questo scarto, il 2018 Emission Gap Report  offre un nuovo scenario per una significativa azione climatica. All’Unep spiegano ancora: «Grazie a una nuova analisi delle emissioni mondiali nel contesto della politica fiscale, al ritmo attuale delle innovazioni e con un esame esaustivo delle azioni climatiche condotte dal settore privato e sul piano internazionale, gli autori propongono una road map per la messa in opera del tipo di azione trasformativa richiesta per ottimizzare il potenziale in ciascuno di questi settori. che si tratti di città, di autorità provinciali, di Stati e di Regioni, di imprese, di investitori, di scuole superiori e di organizzazioni della società civile, gli attori non statali si impegnano in maniera crescente in delle azioni climatiche audaci. Sempre di più, queste istituzioni vengono riconosciute come degli elementi chiave per raggiungere gli obiettivi mondiali di riduzione delle emissioni».

Benché le stime del potenziale di riduzione delle emissioni varino considerevolmente, alcuni prevedono 19 Giga-tonnellate equivalenti di CO2 prima del 2030, una riduzione sufficiente a raggiungere lo scenario dei 2° C e l’Unep evidenzia che «Il potenziale è ancora più importante se accompagnato da una politica fiscale e fiscale progettata giudiziosamente».

Il direttore scientifico dell’Unep, Jian Liu, conferma: «Quando i governi adottano delle misure fiscali per sovvenzionare delle soluzioni low-carbon e tassare i combustibili fossili, possono stimolare gli investimenti appropriati nel settore dell’energia e ridurre considerevolmente le loro emissioni di carbonio. Fortunatamente, il potenziale di utilizzo della politica fiscale come incentivo è sempre più preso in considerazione: 51 iniziative di carbon pricing sono operative o in via di pianificazione, coprendo circa il 15% delle emissioni mondiali. Se venissero soppresse tutte le sovvenzioni ai combustibili fossili, le emissioni mondiali di carbonio potrebbero essere ridotte di oltre il 10% entro il 2030. E’ anche essenziale fissare un prezzo del carbonio adeguato. A un costo di 70 dollari per tonnellate di CO2, è possibile, in alcuni Paesi, di raggiungere delle riduzioni delle emissioni del 40% »

Queste traiettorie virtuose possono essere ancora migliorate se i decisori politici adottano soluzioni innovative. Gli autori del 2018 Emission Gap Report  hanno presentato 5 principi chiave dei quali bisogna tener conto per accelerare l’innovazione low-carbon, «Come per esempio l’accettazione del rischio nello sfruttamento commerciale, l’allineamento economico globale, gli approcci mirati su missioni specifiche e una prospettiva a lungo termine per accrescere l’interesse della finanza».

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