Le grandi assicurazioni del mondo in stallo sulle risposte alle sfide climatiche

Rapporto Aodp: le assicurazioni devono fare molto di più per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi

[4 giugno 2018]

Le assicurazioni sono un settore con un’attività globale che vale circa 15 trilioni di dollari e il rapporto “Got it covered? Insurance in a changing climate – AODP Global Climate Index 2018 / Insurance” di Asset owners disclosure project (Aodp), sottolinea che «deve urgentemente aumentare i propri investimenti low-carbon e preparare portafogli per i rischi finanziari legati al clima».

Nonostante le promesse, 9 strategie di investimento su 10 delle grandi  assicurazioni  non sono ancora in linea con i principali obiettivi dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici  per contenere ‘aumento della temperatura media globale a 2 gradi Celsisus per evitare i peggiori impatti delle cambiamento climatico di origine antropica, impatti che comprendono  gravi siccità, tempeste e alluvioni, che stanno già costando miliardi di dollari  di danni all’industria assicurativa.

Zelda Bentham, responsabile di sostenibilità del Gruppo Aviva. spiega che «Dal rapporto emerge chiaramente che c’è ancora molto da fare. Se vogliamo continuare a svolgere il ruolo di risk manager della società. è necessario un maggiore intervento nell’affrontare il rischio climatico lungo tutta la catena del valore del settore assicurativo, sia sul lato dell’attivo che del passivo».

Nel 2016, l’allora segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon,  esortò le grandi assicurazioni ad affrontare i rischi climatici raddoppiando gli investimenti nell’ energia sostenibile, decarbonizzando i portafogli esistenti e sostenendo gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Ora il rapporto Aodp rivela che «La maggior parte delle assicurazioni valutate deve ancora fare passi avanti per affrontare queste sfide».

L’Asset Owners Disclosure Project ha analizzato il rispetto da parte di 80 delle più grandi assicurazioni mondiali delle raccomandazioni fatte dalla Task force on climate-related financial disclosures (Tcfd) riguardant la strategia climatica, la gestione del rischio climatico e gli obiettivi. Se dimostrano  di avere una leadership climatica, gli assicuratori hanno un rating AAA, se il loro approccio è limitato viene loro assegnata una D e se non hanno ancora affrontato i problemi climatici vengono classificati come X.

Due dei primi quattro posti nella categoria dei leader climatici vanno a compagnie assicurative del Regno Unito e le compagnie in testa alla classifica sono AXA, seguita da Aviva con AAA, mentre Allianz e Legal & General hanno ricevuto un’AA.

Katharina Latif, a capo della responsabilità aziendale di Allianz, sottolinea che «Per noi, l’azione climatica è una priorità strategica e, pertanto, coinvolgiamo le società partecipate e i responsabili politici internazionali per illustrare loro il tema. I nostri recenti climate action announcements sono un altro punto di forza per la posizione di leadership di Allianz nella classifica di Aodp. Speriamo che il rapporto aiuti più assicurazioni a sviluppare strategie climatiche ambiziose».

A migliorare il loro rating rispetto al 2017 sono state soprattutto le compagnie assicurative giapponesi che sono più trasparenti sui rischi legati al clima. «Oltre un terzo degli assicuratori giapponesi valutati è passato a una fascia di rating superiore . dicono all’ Aodp – con la Tokio Marine che è entrato nella testa della classifica come unico assicuratore non europeo». La Tokio Marine ha ottenuto un rating BBB, nel 2017 era a  D.

Le compagnie assicurative europee sono al top perché in Europa c’è un dibattito attivo sulla divulgazione climatica e la società civile fa pressioni sulle compagnie. Mark Carney, il governatore della Banca d’Inghilterra, ha individuato nelle assicurazioni l’elemento fondamentale per la stabilità economica e sociale di fronte ai cambiamenti climatici.

Ma solo un terzo degli assicuratori europei e un numero considerevolmente inferiore di assicuratori americani e asiatici ha dichiarano pubblicamente di investire su attività low-carbon e i virtuosi europei raggiungono una media pari allo 0,79% del totale delle loro attività, quindi c’è ancora molto da fare prima che il settore assicurativo possa allinearsi agli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

In termini di investimenti low-carbon in attività come le energie rinnovabili, Aodp  ha calcolato che l’allocazione complessiva è di circa 70 miliardi di dollari, meno dello 0,5% degli asset e molto meno degli1,1 trilioni di dollari all’anno necessari globalmente per passare velocemente  a una prospera economia low-carbon. La ex segretaria esecutiva dell’United Nations framework convention on climate change (Unfccc),  Christiana Figueres, ha lanciato una sfida agli investitori istituzionali perché entro il 2020 destinino l’1% del loro patrimonio totale a investimenti nelle tecnologie pulite ed energie rinnovabili.

Solo tre delle assicurazioni Usa valutate non hanno ottenuto rating bassissimi –   D o X – come  giganti tipo Prudential Financial e AIG, che hanno ottenuto un punteggio D. Questo nonostante il regolamento sulla divulgazione del riscio climatico sia in vigore dal 2010, molto prima che in  Europa. Dai risultati del primo stress test sul settore, pubblicato a maggio dall’insurance commissioner della California Dave Jones, emerge che gli assicuratori statunitensi hanno rivelato di essere fortemente dipendenti dal carbone, con portafogli coerenti con una traiettoria di di riscaldamento globale 6 gradi. Un bel problema, visto che secondo Buberl, l’amministratore delegato di AXA, «Un mondo a più  4 gradi non è assicurabile» e le politiche negazioniste di Trump che consentono alle grandi assicurazioni di ignorare i rischi climatici potrebbero trasformarsi in una catastrofe economica e sociale.

Sue Reid, vicepresidente di climate and energy di Ceres, fa notare che «Se i principali assicuratori statunitensi continuano a rimanere indietro rispetto ai loro concorrenti globali nell’affrontare i rischi legati al clima, non saranno in grado di mantenere la promessa di fornire la rete di sicurezza essenziale per i loro clienti. Questo rapporto fornisce un convincente campanello d’allarme: per aumentare la resilienza, gli assicuratori negli Stati Uniti e in tutto il mondo devono integrare nei loro prodotti e investimenti le considerazioni sul rischio climatico, senza ulteriori ritardi».

Le compagnie assicurative sono tra i maggiori investitori istituzionali del mondo; le loro azioni influenzano una moltitudine di comunità ed economie. I colossi assicurativi, come quelli indicati nella categoria leader di Aodp, hanno l’opportunità unica di diventare leader del settore assicurativo nell’allineamento delle attività del  business con l’obiettivo di 1,5 gradi centigradi di aumento della temperatura globale  concordato a Parigi.

ONG globali, come Unfriend Coal, sottolineano che anche le compagnie assicurative in testa alla classifica Aaodp «non esercitano sempre il loro potere come azionisti e sottoscrittori, ma continuano a sostenere imprese ad alto contenuto di carbonio le cui attività non sono coerenti con l’obiettivo concordato a livello globale».