Le olimpiadi invernali a rischio riscaldamento globale

[27 gennaio 2014]

Il 7 febbraio cominceranno a Sochi, in Russia, le 22esime Olimpiadi invernali, precedute da accuse di danni ambientali, corruzione, polemiche sui gay e che si svolgeranno con la paura di attentati degli islamisti caucasici. Ma le contestate olimpiadi russe – che ancora aspettano con trepidazione che nevichi sulle rive del Mar Nero – potrebbero essere tra le ultime, o meglio sarà sempre più difficile trovare città in grado di ospitarle.

Infatti, secondo  il rapporto “The Future of the Winter Olimpics in a Warmer World”, solo 6 delle località che hanno ospitato le 19 olimpiadi invernali disputate fino ad oggi avrebbero ancora neve sufficiente per poter ridare vita all’evento.  Ma le cattive notizie olimpiche non sono finite: località invernali famosissime come Squaw Valley negli Usa e Vancouver in Canada, Garmisch-Partenkirchen in Germania, e proprio Sochi, in Russia, entro la metà di questo secolo saranno probabilmente troppo calde e anche con gli scenari più prudenti del cambiamento climatico solo 11 dei 19 siti olimpici rimarranno climaticamente abbastanza stabili da poter ospitare in modo affidabile delle olimpiadi invernali. Lo spreco colossale delle olimpiadi di Sochi, già denunciato da molte organizzazioni, rischia di diventare rapidamente anche quello di una vera e propria cattedrale in un deserto di neve e turisti.

Fino ad oggi lo spauracchio degli organizzatori delle olimpiadi invernali era il cattivo tempo, ma è probabile che il vero nemico sarà il tempo buono e soleggiato: nelle località che hanno fino ad oggi ospitato le olimpiadi invernali la temperatura media diurna a febbraio è costantemente aumentata: da 0,4 gradi °C nei giochi tra gli anni ‘20 e ’50 a 3,1 °C nelle olimpiadi tenutesi tra gli anni ‘60 e ‘90, fino ai 7,8 gradi °C  di media in quelle del XXI secolo.  Il rapporto della Waterloo University canadese e del Management Center Innsbruck austriaco, per l’esattezza, dice che in queste località le temperature entro la fine del secolo aumenteranno in media di altri 2,7-4,4 °C.

Le tecnologia dispendiose e con un notevole impatto ambientale e un forte consumo di energia  come l’innevamento artificiale o la “refrigerazione” delle piste, insieme alle previsioni meteorologiche ad alta definizione, possono mitigare l’impatto sulle olimpiadi e il turismo invernale dei cambiamenti climatici, ma è improbabile che possano tenere il passi con un’avanzata così veloce del global warming sulle catene montuose di tutto il mondo. «Nonostante i progressi tecnologici, ci sono limiti a ciò che le strategie di gestione del rischio meteo odierne possono  far fronte – dicono i ricercatori – L’eredità culturale della festa mondiale dello sport invernale è sempre più a rischio».

Secondo Chris Steinkamp, direttore di Protect Our Winters, «questo rapporto indica chiaramente le sfide che ci attendono per le Olimpiadi a causa del cambiamento climatico. E’ particolarmente impressionante vedere come le città che in passato hanno ospitato le Olimpiadi potrebbero venire influenzate in uno scenario di emissioni più elevato, quindi speriamo che questo servirà a dare la sveglia al CIO e ai  leader mondiali sui principali impegni per la riduzione del carbonio che devono essere realizzati».

Robert Steiger, del Management Center Innsbruck, conferma caustico: «Oggi sarebbe difficile immaginare di organizzare con successo il variegato programma dei Giochi esclusivamente su ghiaccio e neve naturali, come era nei primi decenni dei Giochi Olimpici Invernali».