Cnr: programmare strategie di mitigazione e adattamento al caldo

Le ondate di calore incendiano l’Europa: a Roma sono già raddoppiate

Una ricerca italiana ha analizzato i dati relativi alle capitali Ue a partire dal 1980: i cambiamenti climatici sono arrivati da tempo

[24 luglio 2017]

Le ondate di calore stanno aumentando in frequenza, intensità e durata nelle città europee, come anche l’Italia si sta drammaticamente accorgendo, stretta com’è nella morsa di caldo e siccità. Non si tratta di un fenomeno destinato a lasciarci a breve: come spiega lo studio Increasing Heatwave Hazards in the Southeastern European Union Capitals pubblicato sulla rivista Atmosphere da quattro strutture di ricerca fiorentine – Istituto di biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibimet-Cnr), Centro di bioclimatologia dell’Università, Consorzio Lamma e Accademia dei Georgofili – il trend al rialzo prosegue ormai da anni, sulla spinta dei cambiamenti climatici.

La ricerca ha monitorato l’andamento delle ondate di calore nelle 28 capitali dell’Unione Europea, utilizzando i dati del periodo maggio-settembre dal 1980 al 2015, e il risultato – come spiega Marco Morabito dell’Ibimet-Cnr, coordinatore della ricerca – è che nel «sotto-periodo 1998-2015 sono stati osservati, in confronto al 1980-1997, aumenti di durata e intensità delle ondate in oltre il 60% delle capitali europee, in particolare di area centro e sud-orientale: da una frequenza dei giorni di ondata di calore del 7-8% dei giorni estivi al 12-14%».

Un’ondata di calore è un fenomeno complesso: in buona sostanza tratta di un periodo di tempo particolarmente caldo, con temperature diurne e notturne insolitamente elevate rispetto alle temperature medie tipiche del periodo e dell’area geografica, con una durata di almeno due-tre giorni e un potenziale impatto sull’uomo e sugli ecosistemi in generale. Per sintetizzarne i vari aspetti, i ricercatori italiani hanno calcolato un indicatore chiamato Heatwave Hazard Index (Hwhi), che permette di analizzare contemporaneamente tutte le specifiche dell’impatto dell’ondata di calore: il numero di giorni, il numero delle ondate di calore lunghe e intense e la data della prima.

Il risultato mette l’Italia al centro dell’aumento delle ondate di calore, ma in Europa c’è già chi sta peggio. «L’Hwhi è raddoppiato a Vienna, Budapest, Ljubiana e Nicosia, triplicato a Zagabria e Atene – dichiara Morabito – A Roma l’indice è raddoppiato nel 1998-2015 rispetto al periodo precedente e in particolare la frequenza dei giorni di ondata è passata dal 5 al 13%».

Che fare? Nell’immediato, dal Cnr sottolineano la necessità di programmare strategie di mitigazione e adattamento al caldo: «Sarebbe utile – conclude Morabito – limitare l’uso dei condizionatori e in generale dell’elettricità, ridurre i livelli di emissione di calore dagli autoveicoli, intensificare le aree verdi in ambiente urbano, riducendo l’impermeabilizzazione dei suoli, ricorrere all’uso dei green-roof (tetti con vegetazione) e dei cool-roof (tetti freddi), questi ultimi realizzati con materiali altamente riflettenti ed emissivi che riducono le temperature. Predisporre centri per il raffrescamento in città, come le fontane, aiuta infine a moderare le fluttuazioni di temperatura e a formare microclimi favorevoli».