Le politiche Ue non bastano per raggiungere l’obiettivo di ridurre del 40% le emissioni entro il 2030

Oggi summit dei ministri Ue dell’energia, i Verdi: andiamo a vedere il bluff della Commissione Ue

[19 aprile 2018]

Oggi i ministri dell’energia dell’Unione europea sono riuniti a Sofia, in Bulgaria per discutere sui progressi compiuti sul Pacchetto legislativo “Energia pulita per tutti gli europei” per quanto riguarda efficienza energetica, energie rinnovabili e governance dell’Unione dell’energia e alla vigilia del summit Climact, dal New Climate Institute hanno pubblicato il nuovo studio, “The  EU can increase its climate targets to be in line with a global 1.5° C target – The key is to apply proven best practice policies from member states across the EU” – commissionato da European Climate Foundation e ClimateWorks Foundation –  che dimostra come le attuali politiche europee non siano sufficienti per raggiungere l’obiettivo dell’UE di ridurre del 40% le emissioni di gas serra entro il 2030.

La buona notizia, tuttavia, è che l’Unione europea e’ in grado di ridurre le emissioni di gas serra fino al 62% entro il 2030 e, quindi, può essere coerente con l’impegno assunto a Parigi di “stare ben al di sotto i 2 °C, perseguendo 1,5 °C” – grazie all’applicazione al livello europeo delle migliori politiche messe in atto negli Stati membri.

Uno degli autori dello studio, Julien Pestiaux di Climact, spiega: «Quello che abbiamo chiaramente identificato nel nostro studio è che una delle cose più importanti  per la transizione low carbon è non solo tecnicamente fattibile ma anche già disponibile in uno dei tanti Paesi europei. Chiaramente non tutte le politiche possono essere replicate in tutti gli Stati membri, ma molte di queste pratiche innovative possono essere sfruttate e migliorate ulteriormente negli Stati membri dell’Ue.

Secondo Imke Lübbeke. responsabile EU Climate and Energy Policy dell’ufficio politico europeo del WWf, «Questo rapporto è ancora un prova in più che i nostri attuali target 2030 per le rinnovabili e l’efficienza energetica sono superati. Siamo in grado di ridurre velocemente le emissioni aumentando il livello dei target e abbandonando definitivamente il carbone. L’Ue sarà più in linea con l’accordo di Parigi, fornendo maggiori benefici in termini di salute ed economia».

Ecco i punti chiave dello studio:

E’ necessario un forte sostegno delle politiche a favore delle energie rinnovabili e ad una più rapida uscita dal carbone. Lo studio mostra che, mentre le attuali politiche dell’UE in materia di clima ed energia presuppongono che un’uscita completa dal carbone sarà possible solo intorno al 2050, uscire completamente dal carbone entro il 2030 ridurrebbe ulteriormente le emissioni del settore elettrico del 62%, se il carbone fosse sostituito dalle energie rinnovabili.

Per quanto riguarda la produzione di elettricita’ da energie rinnovabili, l’esempio viene della Danimarca che ha aumentato la produzione di elettricità da energie rinnovabili  e se si applicasse il suo esempio entro il 2030 l’Europa potrebbe raggiungere il 74% di elettricita’ da fonti rinnovabili, che si traduce in un potenziale del 45% di energie rinnovabili nell’intero sistema dell’energia. Anche altri paesi dell’Ue, quali il Regno Unito e la Germania, hanno mostrato una crescita significativa nella penetrazione delle energie rinnovabili nel loro sistema energetico. Nei trasporti, la chiave è una più rapida penetrazione dei veicoli elettrici applicando politiche simili a quelle della Norvegia in tutta l’Ue. Anche altri Paesi, come Francia, l’Austria e i Paesi Bassi, stanno diventando sempre più ambiziosi. Lo studio mostra come l’applicazione di queste politiche potrebbe portare a dimezzare le emissioni causate dai trasporti entro il 2030 in Europa.

Ristrutturare gli edifici esistenti più velocemente e più in profondità, optando nel caso dei sistemi di riscaldamento per pompe di calore basate sull’elettricità e sul teleriscaldamento, potrebbe portare ad una riduzione del 70% delle emissioni di gas serra provenienti dal settore dell’edilizia entro il 2030. I Paesi Bassi sono i paesi piu’ all’avanguardia in termini di ristrutturazione edilizia in Europa.

Per il settore dell’industria, lo studio mostra come una combinazione di politiche che aumentano l’efficienza delle risorse e supportano il passaggio dall’uso di combustibili fossili alle energie rinnovabili può portare a riduzioni molto più significative di quelle previste dalle politiche attuali.

La domanda di energia in Europa può essere ridotta di quasi il 45% rispetto ai livelli del 2007 – invece del 30% previsto nella proposta della Commissione europea – come risultato dell’ampia applicazione di tutte queste politiche degli stati membri in Europa.

Il Parlamento europeo sostiene il +35% per entrambi gli obiettivi, il Consiglio della UE si è attenuto agli obiettivi iniziali. Questo significa che il Consiglio non è in linea con gli impegni climatici sottoscritti con l’accordo di Parigi.

Ma alcuni Stati membri, come Svezia e Francia, sostengono obiettivi più elevati. A marzo i capi di Stato e di governo dell’Ue hanno chiesto una strategia climatica  a lungo termine e in linea con l’accordo di Parigi, che dovrà essere presentata all’inizio del 2019. Il Wwf dice che «L’incontro a Sofia rappresenta un’opportunità per gli Stati membri della Ue di imprimere una spinta di coerenza tra il sostegno della Unione Europea all’Accordo di Parigi e gli obiettivi interni dell’Europa».

L’europarlamentare dei Verdi  e relatore al Parlamento europeo sul regolamento sulla governance dell’Unione dell’energia dice che bisogna andare a vedere il bluff: «I deboli obiettivi del 2030 proposti dalla Commissione europea in realtà non mettono l’Ue sulla strada dei suoi obiettivi  all’interno dell’accordo di Parigi. Per arrivare a una net-zero carbon economy  al più tardi entro il 2050 e onorare i nostri impegni sul clima, i decision-makers dell’Ue dovrebbero avere il coraggio politico di rivedere al rialzo gli obiettivi per  le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Il 35% è il minimo indispensabile. Il voto del Parlamento europeo è un primo passo, ora spetta agli Stati membri assumersi le proprie responsabilità».

La responsabile energia e clima del Wwf Italia, Mariagrazia MIdulla, si rivolge ai ministri riuniti a Sofia: «Perché l’Ue sia davvero in linea con l’Accordo di Parigi, servono obiettivi più ambiziosi al 2030, a chiederlo sono anche molte utility elettriche, oltre che il Parlamento Europeo. I leader europei hanno deciso di avere una strategia climatica a lungo termine per raggiungere gli obiettivi di Parigi, sapendo benissimo che le strategie a lungo termine servono proprio a determinare traiettorie e  obiettivi a breve e medio periodo coerenti con l’obiettivo finale. Chiediamo che l’Italia nella riunione di domani sostenga almeno il 35% di aumento al 2030 sia per l’efficienza energetica che per le energie rinnovabili. Il nostro Paese deve ritrovare un posto tra chi vede nell’Unione Europea un luogo di azione collettiva per obiettivi e visioni ambiziose», 

Attualmente sono in corso i negoziati del cosiddetto discussioni di trilogo, tra il Consiglio Ue ed Europarlamento per definire le direttive gli obiettivi 2030 sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica. Gli obiettivi iniziali del 27% di aumento energie rinnovabili e del 30% di efficienza erano stati approvati dai capi di Stato della UeE prima che fosse firmato l’ accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.