Le spiagge dell’Elba dopo la tempesta climatica. Tutto come prima?

I gigli di mare di Lacona, la piscina di Marina di Campo e i casotti del Frugoso

[9 novembre 2018]

La tempesta che ha spazzato l’Elba nei giorni scorsi, lesionando dighe portuali e mangiandosi spiagge, ha segnato l’Elba nella sua storia nel suo ambiente e nella sua economia, rivelandone tutte le fragilità che il cambiamento climatico rende solo più evidenti e urgenti, ma che sono quasi sempre frutto dell’insensato rapporto dell’uomo con le nostre coste.

Se il vento di tempesta di uno dei cicloni mediterranei – con i quali dovremo fare l’abitudine e ai quali dovremmo prepararci e adattarci – fossero soffiato da un altro quadrante, probabilmente a farne le spese sarebbero stata la spiaggia e il lungomare di Marciana Marina, ormai pericolosamente erosi e modificati da un Porto che qualcuno avrebbe voluto trasformare in un ecomostro ancora più pericoloso, oppure Sant’Andrea, oggetto di continui ripascimenti, o Procchio, trasformata in estate in una pista per ruspe. Invece è toccato a Cavoli, Cavo, Rio Marina, Mola,,, ed ad altre spiagge famosissime o sconosciute, ma comunque preziose. Tra queste abbiamo scelto tre esempi che ci sembrano emblematici:

Le Dune di Lacona e i gigli di mare

Le Dune acquistate dal Parco, recuperate e recintate da un progetto Life, difese per due anni dai volontari di Legambiente, sono state sconvolte dalla mareggiata. Le strutture antierosione realizzate dal Parco Nazionale hanno evitato che i danni fossero ancora maggiori ma l’ultimo habitat dunale dell’Arcipelago Toscano ha riportato seri danni e  tutto andrà probabilmente ripensato – compreso l’utilizzo “industriale di una spiaggia che è nel Parco Nazionale – dopo che il cambiamento climatico e le mareggiate hanno presentato un conto molto salato.

Le dune in vari punti sono state “mangiate” dal mare ed ora più che alla loro difesa bisognerà pensare a un recupero, evitando più che mai il calpestio e rivedendo il sistema delle concessioni balneari che lo favoriscono.

Poi c’è il problema dei tantissimi bulbi di gigli di mare (Pancratium maritimum) che la mareggiata ha travolto e portato fuori dalla sabbia e che andrebbero ripiantati. C’è anche il rischio che qualcuno vedendoli fuori dalla sabbia possa prenderli per provare a ripiantarli nel giardino di casa. Tra l’altro i vari cartelli del parco che diffidavano dal toccare i fiori delle dune sono stati quasi tutti abbattuti.

Per questo Legambiente invita il Parco a intervenire e si dichiara fin da subito disponibile – con il necessario nulla-osta – a partecipare con i propri volontari a un’iniziativa per ripiantare i magnifici gigli di mare che, dopo i lavori di recupero e i campi di volontariato, avevano ripreso a popolare a migliaia le Dune di Lacona.

L’incredibile piscina sulla spiaggia di Marina di Campo

Nonostante la mareggiata abbia sconvolto la spiaggia e il lungomare di Marina di Campo, allagando il centro storico e ricoprendo di sabbia la strada litoranea, subito dopo che il mare si è ritirato sono ripartiti i lavori per la costruzione di una piscina proprio sulla spiaggia, davanti al Residence Iselba, a due passi dal mare e  a pochi metri da dove nel 2017 c’è stata la prima nidificazione di tartaruga marina di cui si abbia notizia all’Elba.

Naturalmente, la mareggiata, che ha lesionato la diga del Porto di Marina di Campo, ha anche travolto le recinzioni del cantiere che sono state ritirate su immediatamente per consentire l’arrivo di ruspe ed escavatori. Naturalmente, il Comune di Campo nell’Elba e le categorie economiche continueranno a chiedere danni per il maltempo e costosi ripascimenti in una spiaggia che da  anni ha forti problemi di erosione. Intanto si costruisce qualcosa che quell’erosione la acuirà e per la quale probabilmente verranno chiesti i danni alla prossima e annunciata grande mareggiata.

Forse la tempesta avrebbe dovuto essere l’occasione per rivedere quella licenza e far spostare quella incredibile  piscina po’ più all’interno e non al confine con la spiaggia. Un’occasione persa, un’opera inutile, figlia di una concezione del turismo superata e dannosa, che trasforma ancora di più la spiaggia della Tartaruga Federica in qualcosa di ancora più artificiale, destinato ad annegare nel mare che sale.

Cavo, i casotti del Frugoso

La frazione riese di Cavo ha subito pesanti danni da una mareggiata. acuiti da opere sui cui effetti Legambiente aveva messo in guardia negli anni passati. Ma quello che raccontiamo è un episodio “minore” quanto annunciato: l’assalto alla spiaggia e al mare del Frugoso.

Due estati fa al Frugoso sono spuntate 2 costruzioni: una, quella che doveva servire come base per un servizio di ormeggio – corpi morti e catenaria, posati direttamente in un’are interessata dalla presenza di Posidonia oceanica, e di noleggio gommoni e scooter d’acqua. Un’operazione avversata da Legambiente e da cittadini e turisti che alla fine non sembra essere stata economicamente redditizia, visto che il campo boe è stato realizzato in un posto troppo isolato e in mare aperto- Già quest’anno erano sparite boe e corsia di transito per l’arrivo e la partenza dei natanti a riva.  Però, anche se inutilizzato e chiuso tutta l’estate, il casotto è rimasto lì, occupando un bel pezzetto di una spiaggia dalla profondità modesta.

La seconda costruzione, ad uso punto d’appoggio per spiaggia in concessione, è consistita il primo anno in una piattaforma, sulla quale l’anno dopo è nata una casetta. La particolarità di questa concessione, è che le basi piantate a terra per gli ombrelloni sono a meno di 5 metri dalla battigia e quando passa la nave veloce della Corsica Ferries la le onde passano sotto le sdraio.

Questa privatizzazione che, secondo chi l’ha autorizzata, avrebbe dovuto migliorare la fruizione della spiaggia del Frugoso, in realtà non ha portato alcun beneficio  in termini di servizi pubblici e pulizia.

L’impietosa mareggiata ha messo in luce dei plinti in cemento che sorreggono la casetta e ci sembra di ricordare che, di fronte alle nostre perplessità e a quelle di turisti e bagnanti, venne assicurato che a Frugoso non si sarebbe mai messo cemento in spiaggia.

Si è voluto privatizzare un pezzo di una delle ultime spiagge “selvagge” dell’Elba e il risultato è che chi cercava natura e tranquillità non la frequenta più perché ha perso il suo fascino, mentre gli investimenti economici fatti si sono a volte rivelati disastrosi per le tasche di qualcuno e per l’ambiente di tutti.

Non sarebbe male che la nuova Amministrazione comunale del Comune unificato di Rio riprendesse il bandolo dell’intera vicenda e, nell’affrontare i gravi danni subiti da Cavo e da Rio Marina, chiarisse anche la situazione e il destino del Frugoso e del suo mare.