Leader militari e della sicurezza Usa: «I cambiamenti climatici minaccia significativa e diretta»

«Urge un robusto nuovo corso sui cambiamenti climatici». Niente a che vedere con l’ecoscetticismo di Donald Trump

[16 settembre 2016]

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Il Center for climate and security, il Center for the national Interest  e l’Elliott school of international affairs della  George Washington University hanno organizzato il primo Climate and National Security Forum  dal quale è emerso che gli effetti dei cambiamenti climatici mettono in pericolo le operazioni militari Usa e potrebbero  aumentare il rischio di conflitto internazionale».

I leader militari e di esperti di sicurezza nazionale hanno approvato una duiciarazione: Climate Security Consensus Project statement e due rapporti: Climate and Security Advisory Group Briefing Book for a New AdministrationMilitary Expert Panel report: Sea Level Rise and the U.S. Military’s Mission  che  sollecitano «un robusto nuovo corso sui cambiamenti climatici».  .

Leggendo i tre documenti approvati da questi tink thank bipartisan che raggruppano il top dei militari Usa in pensione e degli ex funzionari della sicurezza nazionale, è palpabile una grande preoccupazione: «Ci sono poche risposte facili, ma una cosa è chiara: l’attuale traiettoria del cambiamento climatico presenta un rischio strategicamente rilevante per la sicurezza nazionale, e l’inazione non è un’opzione praticabile», scrive il  Center for climate and security  in un documento firmato dal Il Climate Security Consensus Project, un gruppo bipartisan di 25 esperti di alto livello della sicurezza militare e nazionale che afferma: «Gli effetti dei cambiamenti climatici rappresentano un rischio strategicamente significativo per la sicurezza nazionale e la sicurezza internazionale» e sollecitano come risposta «una politica globale». Questo gruppo comprende Geoffrey Kemp, ex consigliere speciale del presidente Reagan per gli affari di sicurezza nazionale, Dov S. Zakheim, ex segretario alla difesa sotto la presidenza di George W. Bush, il generale Gordon R. Sullivan, ex Capo di Stato Maggiore, l’ammiraglio Samuel J. Locklear, ex comandante della US Pacific Command, il generale Ron Keys, ex comandante dell’Air Combat Command.

I militari, che hanno servito presidenti repubblicani e democratici, hanno chiesto che il prossimo presidente statunitense crei una figura governativa per affrontare il cambiamento climatico e il suo impatto sulla sicurezza nazionale. Zakheim ha sottolineato che «I leader della sicurezza nazionale devono sempre tenere conto del rischio. Fino a quando c’è il rischio dei cambiamenti climatici, dobbiamo tenere conto per le sue potenziali implicazioni per le nostre capacità militari e rispondere di conseguenza»

Al centro della dichiarazione c’è la preoccupazione per i rischi che corrono regioni del mondo di importanza strategica per gli Usa e che «possono contribuire alla instabilità politica e finanziaria a livello internazionale, così come l’insicurezza marittima», inoltre la lettera di adesione al documento sottolinea che i rischi  «derivanti dai cambiamenti climatici possono aumentare il rischio di conflitto intra o internazionale, il fallimento degli Stati, le migrazioni di massa e la creazione di ulteriori spazi non governati, in una serie di regioni strategicamente importanti, comprese  ma non limitate al Medio Oriente e Nord Africa, all’Asia centrale, all’Indo-Asia-Pacifico e alle regioni artiche».

Kemp, che ora è senior director per la sicurezza regionale del Center for the National lnterest, ha detto che «La nostra leadership militare e di intelligence ha riconosciuto sia sotto le amministrazioni di George W. Bush che di Obama, che il cambiamento climatico presenterà rischi reali e costosi per la nostra sicurezza nazionale e che gli effetti peggioreranno se non facciamo molto presto qualcosa al riguardo. Dato che il generale Douglas MacArthur ci ha messo in guardia sui pericoli dell’impreparazione alla guerra, noi non vogliamo che sia troppo tardi».

Il Climate and security advisory group (Csag), un gruppo bipartisan di 46 militari di alto livello, di esperti di sicurezza nazionale e di politica estera, ha pubblicato il “Briefing Book for a New Administration” che chiede che il prossimo presidente Usa e la sua amministrazione «Affrontino in maniera completa i rischi per la sicurezza dei cambiamenti climatici a tutti i livelli di pianificazione della sicurezza nazionale».

Il Contrammiraglio in pensione della Us Navy David Titley, che fa parte del Csag, ha fatto notare che «La comunità della sicurezza nazionale si è concentrata sull’intersezione tra rischio climatico e sicurezza per oltre un decennio. Le conclusioni sono chiare: i rischi climatici stanno accelerando nella loro probabilità e  gravità. La prossima amministrazione, chiunque sarà è eletto, ha il dovere e l’obbligo come  Comandante in Capo per gestire questo rischio in modo completo». Le raccomandazioni del Csag sono: «Assegnazione di un dirigente di alto livello del gabinetto che si occupi  delle questioni di sicurezza nazionali  del cambiamento climatico; Stabilire una leadership di alto livello di sicurezza climatica all’interno degli uffici del National Security Advisor e del Segretario della difesa ; Dare direttive  al  Segretario per la sicurezza nazionale perché sviluppi  una National adaptation and resilience Strategy;  Dare priorità al cambiamento climatico nelle valutazioni dell’intelligence».

Sherri Goodman, senior advisor del Center for naval analyses, ha aggiunto: «Come ha recentemente affermato il nostro direttore della National Intelligence: “nei prossimi decenni, un  meta-driver nascosto di instabilità imprevedibili sarà … il cambiamento climatico”. E’ per questo che ci stiamo raccomandando che il prossimo comandante in capo assuma un approccio globale per combattere il cambiamento climatico e il suo impatto sulla sicurezza nazionale e sugli interessi della difesa e della politica estera».

Il “Military Expert Panel Report on Sea Level Rise and the U.S. Military’s Mission” conclude che i rischi dell’innalzamento del livello del mare che stanno già sperimentando le installazioni militari costiere, «Rischiano di aumentare in modo significativo nel corso del secolo e presentano gravi rischi per la preparazione, le operazioni e la strategia militari».

Il vice-ammiraglio in pensione della U.S. Coast Guard, Rob Parker, del Military expert panel del Center for climate and security, ha affermato: «Perché gli Stati Uniti a rimangano forti e pronti, dobbiamo fare in modo che le nostre capacità militari e federali di prima risposta siano in grado di sopportare ed adattarsi all’innalzamento del livello del mare. Non c’è una regione del mondo in cui l’aumento dei mari non influenzi o la nostra disponibilità e le operazioni militari e complichi la nostra capacità di fare il nostro lavoro. Per la nostra Guardia Costiera questo è particolarmente vero in quanto fa parte delle comunità in cui opera e ne è doppiamente colpita: nel territorio e sul lavoro».

Il rapporto valuta gli effetti dell’innalzamento del livello del mare su tutte le infrastrutture militari Usa nazionali e a livello globale, e le implicazioni sulla capacità di formare, mobilitare, gestire e realizzare gli obiettivi strategici e ne viene fuori che 1.774 installazioni costiere militari nazionali e internazionali Usa sono a rischio innalzamento del livello del mare e di condizioni climatiche estreme: «Se questi rischi non verranno sufficientemente attenuati, possono avere effetti di vasta portata sulle capacità dei militari di adempiere efficacemente alla loro missione».

Il generale in pensione Ronald Keys, dell’U.S. Air Force, anche lui del Military expert panel del Center for climate and security, aggiunge: «Il lavoro del militare è quello di mantenere gli americani al sicuro dalle minacce sia immediate che a lungo termine. In questo ruolo, non possiamo permetterci il lusso di scegliere di aspettare fino a quando ci saranno tutti i dati… su qualsiasi cosa … dobbiamo mantenere il nostro rischio a un livello gestibile. Per noi, l’aumento del livello del mare sta per avere un impatto ‘critico sulle basi militari,  la formazione e la capacità attuative, e in alcuni casi anche operative.  Se il prossimo comandante in capo vuole privilegiare la sicurezza nazionale, dve mettere l’aumento del livello del mare nella lista delle minacce».

Il Military Expert Panel report conclude che «Le politiche ei piani per affrontare i rischi del cambiamento climatico devono andare oltre la resilienza delle infrastrutture ed entrare nel regno delle operazioni e la strategia». Gli autori raccomandano che «I politici sostengano misure globali e preventive per affrontare i rischi crescenti dell’ innalzamento del livello del mare». Le raccomandazioni includono: capacità di building capacity  per affrontare i rischi infrastrutturali, operativi e strategici; inserire nella pianificazione gli scenari climatici catastrofici; monitoraggio dei trend degli impatti climatici, collaborazione con le comunità civili adiacenti.

Francesco Femia, co-fondatore e presidente del the Center for climate and security, ha detto che «I rapporti di mostrano che funzionari della sicurezza nazionale e militare pensano in maniera bipartisan che l’esistente risposta Usa al cambiamento climatico non è commisurata alla minaccia. Questi rapporti lo rendono cristallino. Per i leader della sicurezza e della difesa nazionale, non c’è assolutamente nulla di politico nei cambiamenti climatici. Sono ‘un rischio per la sicurezza, peggiorano ancora di più i rischi per la sicurezza e dobbiamo fare qualcosa di grande al riguardo».

L’élite militare e dei servizi segreti Usa scavalca quindi a “ sinistra” Obama e ridicolizza indirettamente le posizioni ecoscettiche e negazioniste del “patriota” Donald Trump e il fatto che questo corposo gruppo di ex leader militari e della sicurezza nazionale di altissimo livello abbia firmato i rapporti del Climate and National Security Forum  aumenterà sicuramente la pressione di Hillary Clinton e sullo stesso Trump perché si occupino di più e dedichino  maggiori risorse a combattere il cambiamento climatico.

Invece, il cambiamento climatico non è certo una priorità assoluta della campagna per le presidenziali Usa, dominate da economia, commercio e politica estera, ma soprattutto dalla polmonite della Clinton o dalle misteriose dichiarazioni dei redditi di Trump. Il candidato repubblicano ha addirittura detto che il riscaldamento globale è una bufala creata dai cinesi per ridurre la competitività del business Usa. La Clinton almeno ha promesso che con lei alla presidenza gli Usa raggiungeranno il 50% di energia pulita entro il 2030 e che regolamenterà in maniera più severa il fracking.