«Rivoluzione energetica e lotta ai cambiamenti climatici per fermare le guerre e rispondere alle migrazioni»

Legambiente al G7 di Taormina: guerre, povertà e riscaldamento globale viaggiano sullo stesso binario

Nuovo blitz di Greenpeace: canoe, striscioni e Statua della Libertà

[26 maggio 2017]

Secondo Legambiente, al G7 in corso a Taormina «La lotta al terrorismo è l’unico punto che sembra raccogliere unità d’intenti nell’agenda del G7, mentre il commercio e il clima, in particolare, sono al momento oggetto di divisione».

Il Cigno Verde  è convinto che «Il compito prioritario di questo G7 è definire, con parole chiare, una prospettiva nuova sulla gestione globale della questione migratoria. Perché le migrazioni pongono alle istituzioni internazionali una sfida che le raccoglie tutte. E i termini della questione non possono essere ridotti a terrorismo e sicurezza, che sono solo due aspetti di una crisi ben più vasta fatta di guerre, clima e povertà. Cioè di gestione e sfruttamento delle risorse, a cominciare da quelle energetiche, oltre che di controllo del territorio. Non è un caso che Papa Francesco abbia regalato l’altro ieri al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, la sua enciclica Laudato si’ “sulla cura della casa comune”, in cui si legge che “la stessa logica che rende difficile prendere decisioni drastiche per invertire la tendenza al riscaldamento globale è quella che non permette di realizzare l’obiettivo di sradicare la povertà”».

Legambiente ricorda che «Oggi chi fugge dal proprio paese fugge per un intreccio perverso di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, di cui le potenze occidentali sono ampiamente responsabili. La guerra del petrolio e delle risorse del sottosuolo viaggiano sullo stesso binario della fame nel mondo. Basta sovrapporre la mappa della siccità e della fame con quella dei paesi di origine delle persone che arrivano in Europa, per capire che non ci troviamo di fronte a un’emergenza momentanea, ma a una trasformazione epocale, di cui lo sviluppo industriale dell’ultimo secolo, con i conseguenti cambiamenti climatici, portano le principali responsabilità e su cui si continuano a innestare conflitti armati».

A Trump che pensa di uscire dall’Accordo di Parigi e ai potenti del mondo che quell’accordo non sembrano aver frett di realizzarlo davvero, Legambiente manda a dire che «La rivoluzione energetica e la lotta per contrastare i cambiamenti climatici rappresentano l’antidoto strategico più sicuro per costruire una seria giustizia climatica a livello globale, premessa indispensabile per ridurre la povertà, marginalizzare le cause di conflitto, ridurre i flussi migratori e provare a invertire quella che in modo così incisivo Papa Francesco ha definito, già due anni fa, “la terza guerra mondiale a pezzi”. È il momento di fermare la guerra».

Intanto, concomitanza con l’apertura dei lavori del G7, alcuni attivisti di Greenpeace hanno organizzato un secondo blitz a Taormina per lanciare un appello ai capi di governo, aprendo degli striscioni con il messaggio “Planet Earth first” e “Climate Justice now” a bordo di otto canoe posizionate nelle acque antistanti la spiaggia di Giardini Naxos. Nel frattempo, altri attivisti dell’organizzazione ambientalista hanno trasportato in acqua una riproduzione della Statua della libertà alta 4 metri, con indosso un giubbotto di salvataggio, a simboleggiare la minaccia rappresentata dai cambiamenti climatici e dall’innalzamento del livello dei mari.

Greenpeace chiede ai leader del G7 di «implementare con rapidità i trattati di Parigi. L’accordo raggiunto da quasi 200 Stati nel dicembre 2015, durante la COP21, mira a stabilizzare l’aumento della temperatura del Pianeta su quota 1,5 gradi, per evitare le catastrofiche conseguenze del riscaldamento globale».

dichiara Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace International, ricorda che «Gli Stati del G7 hanno alimentato in modo decisivo il fenomeno dei cambiamenti climatici, ora devono procedere nel trovarvi soluzione. Se Trump volesse venir meno a questo suo dovere, allora toccherebbe al resto del G7 andare avanti senza gli Stati Uniti. La risposta allo slogan di Trump “America First” dovrebbe essere “Planet Earth First».

Greenpeace sottolinea che «La transizione verso le energie rinnovabili è già in corso. Tre dei Paesi del G7 – Regno Unito, Francia e Canada – hanno già annunciato lo scorso anno una data di abbandono dal carbone, mentre per l’Italia questo potrebbe avvenire entro il 2025 o il 2030. Anche la Germania si sta muovendo in questa direzione, come conferma il piano energetico a lungo termine reso noto lo scorso anno.  Ma il presidente degli Stati Uniti Trump pare voler imboccare la strada sbagliata, minacciando di uscire dall’Accordo di Parigi».

Secondo Greenpeace, «Il G7 deve chiedere a Trump di assumersi le proprie responsabilità».

Sul G7 di Taormina torna anche il Wwf  evidenziando che «I leader al G7 parleranno di cambiamento climatico, questo è certo; la formula con cui la discussione si rifletterà nelle conclusioni del vertice ancora non è chiara. Quello che è certo è che il mondo ha bisogno di un segnale chiaro e forte della volontà di andare avanti da parte dei leader dei 7 paesi più potenti del pianeta, che rappresentano globalmente almeno un quarto delle emissioni di gas serra di oggi e gran parte delle emissioni storiche che hanno provocato il problema. I 7 leaders, o quelli che comunque hanno deciso di agire in questo senso, non devono fermarsi di fronte all’indecisione di qualcuno. In particolare devono dare una risposta alle richieste che vengono dalla società civile e da miliardi di persone in tutto il mondo, dalle città, dalle imprese, dalle vittime incolpevoli ma più vulnerabili».

Il Wwf conclude: «Il tema chiave di questo G7, secondo quanto dichiarato dalla Presidenza italiana, è proprio la fiducia che deve costruirsi tra i leader e i cittadini. Ecco perché i leader presenti oggi a Taormina non possono evitare di dare una risposta chiara alla più grande sfida che l’umanità sta affrontando in questo momento, quella della crisi climatica, accelerando l’attuazione dell’accordo di Parigi e aggiornando i loro impegni per riuscire a limitare il riscaldamento globale ed   evitare gli impatti che rischiano di sconvolgere il nostro Pianeta».