Limiti della crescita e limiti cognitivi: in viaggio tra i paradossi della mente umana

La parola al presidente della Società europea degli economisti ambientali, e membro di primo piano del celebre Ipcc: Anil Markandya a greenreport.it

[29 luglio 2013]

Parliamo di limiti della crescita da almeno 40 anni. Che impatto ha avuto l’economia ambientale in termini di input politico?

«Le misure che imponevano limiti alla crescita adottate negli anni Settanta non sono state un modello efficace dei limiti reali della nostra capacità di crescita e sviluppo. Questi limiti consistono nella quantità di gas serra che possiamo emettere e nell’uso che possiamo fare dei nostri ecosistemi. L’economia ambientale ci ha dimostrato come questi fattori rappresentino un limite non tanto sul piano della crescita, bensì sul tipo di crescita che possiamo avere. Grazie all’innovazione e a un cambiamento nelle nostre abitudini di consumo, possiamo migliorare la qualità della vita delle generazioni future».

Pensa che l’economia ambientale abbia fatto progressi in questi decenni, è attendibile e affidabile oggi? Quali sono le principali sfide che ha di fronte l’economia ambientale?

«Sono convinto che l’economia ambientale abbia fatto numerosi passi avanti. Abbiamo le idee chiare circa il valore delle nostre risorse naturali e il ruolo che esse svolgono nel sistema economico. Abbiamo fatto progressi per quanto concerne lo sviluppo di migliori indicatori di crescita sostenibile e benessere, nonché l’offerta di incentivi in ​​modo tale che famiglie e imprese optino per soluzioni più sostenibili. Le sfide maggiori consistono in un ulteriore miglioramento degli strumenti e nell’adozione di politiche ambientali da parte dei governi. Ci vuole tempo, ma ci stiamo gradatamente muovendo nella direzione giusta».

Jonathan J Rolison, Vittorio Girotto, Paolo Legrenzi e Yaniv Hanoch, gli autori della ricerca L’orizzonte temporale di scelte rischiose: Effetti dei risultati differiti (vedi documento allegato) scrivono che «L’orizzonte temporale è fondamentale per la definizione delle politiche ed è un argomento chiave per il dibattito sui cambiamenti climatici. Alcuni politici sono a favore di una strategia “wait and see” per affrontare i cambiamenti climatici, e nonostante le forti raccomandazioni da parte della comunità scientifica per un intervento immediato, le conseguenze negative a lungo termine dei cambiamenti climatici sono in basso nella lista delle preoccupazioni per il grande pubblico degli Stati Uniti». Perché accade questo, secondo lei?

«Credo fermamente che non possiamo perdere altro tempo. Se non interveniamo immediatamente, rischiamo di assistere a un riscaldamento globale di 4° C, il che sarebbe un vero disastro. L’opinione pubblica statunitense commette un errore su questo punto; inoltre, alcuni poteri forti stanno diffondendo il messaggio secondo cui non vi è alcun cambiamento climatico e comunque, qualora vi fosse, saremmo del tutto inermi».

«I nostri risultati attuali scrivono i ricercatori indicano che la politica aspetta-e-guarda nel caso dei cambiamenti climatici può essere attraente a causa del ritardo temporale di costi futuri incerti. Un’azione immediata per il cambiamento climatico potrebbe essere resa più attraente se i costi di un’azione immediata fossero ri-inquadrati in termini di risparmio a lungo termine», introducendo quindi una valutazione di tipo psicologico, comportamentale. Lei è d’accordo?

«Sì, sono d’accordo. Inoltre, molti studi confermano la veridicità di queste affermazioni».

(Traduzione a cura di Valentina Legnani – Valentina Legnani Traduzioni)